Rifiuti sempre più cari e i sindaci alzano la Tari

Una discarica
Batosta Tari per i contribuenti salentini. La maggior parte dei Comuni ha approvato entro il 31 marzo scorso, con pochissime eccezioni, gli aumenti delle tasse relative ai rifiuti solidi urbani. E le percentuali, in alcuni casi, fanno paura: Novoli (comune commissariato) +27%, Guagnano +20%, Nardò +14%, Melendugno +8%, Casarano +6,7%, Galatone +5%, Carmiano 1,5%. Un incremento non uniforme, dovuto a una serie di fattori, tra cui ovviamente i costi per il conferimento della spazzatura che sono lievitati in maniera esponenziale. L'ultimo caso, quello riguardante i 27 Comuni dell'ex Ato Lecce 1, con la rimodulazione del contratto con la ditta Formica di Brindisi, dove viene trasferito il rifiuto indifferenziato. Il nuovo contratto, in vigore dal febbraio scorso, che la ditta ha preteso di siglare non in maniera collegiale ma diretta con ogni amministrazione, prevede un aumento di 5 euro rispetto all'accordo identico, avviato lo scorso luglio, quando in piena emergenza, fu deciso il trasferimento dei camion da Statte a Brindisi. Al momento quindi i 27 Comuni andranno a pagare 100 euro a tonnellata rispetto ai 95 del precedente accordo, più un ristoro ambientale di 0,75 euro a tonnellata, esclusa l'Iva e l'Ecotassa. Somma a cui va ad aggiungersi il costo del trasferimento fisico dei materiali raccolti fino all'impianto fuori provincia. Un balzello notevole per i sindaci, tanto che al momento non tutti avrebbero ancora siglato la convenzione con la ditta: i Comuni di Surbo, Martignano e Veglie infatti hanno preso tempo per una serie di adempimenti ulteriori.
I costi della spazzatura però hanno anche altre voragini. A partire dalle somme del contenzioso con la Progetto Ambiente la ditta che gestisce l'impianto di Cavallino e che ha ottenuto con una serie di sentenze confermate in via definitiva, un importo complessivo di 30 milioni di euro, spalmato sui 97 Comuni della Provincia. In ogni caso, al netto dei ristori, il combustibile da rifiuto, le cosiddette ecoballe, costa, al momento, alle comunità, circa 154 euro a tonnellata oltre iva. E tutto ciò nonostante ci sia stata una diminuzione complessiva dei costi finali, grazie tra l'altro, all'eliminazione delle cosiddette royalties per il Comune di Cavallino a cui spetta soltanto il ristoro ambientale. Da ultimo, c'è la questione Ecotassa. Anche per quest'anno, la Regione ha confermato il tributo maggiorato per le amministrazioni che hanno incrementato in maniera non sufficiente la quota di raccolta differenziata. Una decisione contestata, come in passato, e che ha comportato il ricorso in giudizio per evitare il salasso. Si tratta di una differenza non da poco, si passerebbe infatti da 25 euro a soli 5 euro di addebito per tonnellata. Insomma una serie di voci che peseranno non poco da qui al prossimo futuro, sulle tasche dei contribuenti.
L'aumento della Tari ha fatto scendere sul piede di guerra i sindaci pugliesi che, attraverso l'Anci, hanno chiamato in causa la Regione: «Abbiamo rispettato gli impegni che l'Europa e la legge italiana ci imponevano, abbiamo avviato sistemi virtuosi ed efficaci di raccolta differenziata dei rifiuti, informato e sensibilizzato i nostri cittadini sulla bontà e necessità di separare correttamente i prodotti e di avviarli a riciclo. Abbiamo raggiunto percentuali di raccolta differenziata che fino a qualche anno fa sembravano chimere e miraggi, ma l'impegno di Comuni e cittadini rischia di essere vanificato dal sistema di impiantistica di recupero, talmente farraginoso, da compromettere anche l'accesso ai contributi del Conai. È ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, per riuscire a chiudere definitivamente il ciclo dei rifiuti in Puglia, senza perdere altro tempo. Chiediamo - concludono i sindaci - che vengano subito realizzati gli impianti pubblici di cui si parla da anni, ma senza riscontri concreti».
Anche per Gianfranco Grandaliano, commissario dell'Agenzia regionale dei rifiuti, la soluzione è quella di costruire nuovi impianti per la raccolta differenziata: «Gli aumenti della Tari hanno una natura complessa e non possono essere imputati solo ai nuovi contratti per il conferimento in discarica. Ci sono Comuni che hanno deciso di non incrementare, penso a Bari, o per restare nel Salento, a Gallipoli o Maglie. Dipende se sono state accantonate, per esempio, le somme per i contenziosi precedenti. Da parte nostra stiamo lavorando per migliorare, in maniera definitiva, questa situazione, armonizzando il trasferimento. È ovvio che se l'impianto è lontano, portarci i rifiuti si paga di più. Gli impianti vicini servono proprio per abbattere i costi. Ma se nel Salento non c'è nessuno che vuole ospitare un sito dedicato, allora diventa difficile riuscire a sciogliere il nodo. Eppure ci stiamo provando da tempo. Se il mercato è gestito da poche ditte, allora non c'è possibilità di ridurre l'impatto economico».
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Martedì 16 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:29