L'urbanista Ricci: San Cataldo? Paga la decadenza di un turismo obsoleto

Giovedì 25 Febbraio 2016 di Francesca Sozzo
Il responsabile scientifico del Pug Mosé Ricci

«San Cataldo si trova oggi davanti alla decadenza di un modello turistico che è obsoleto e basato sull’urbanizzazione della costa». Il modello romagnolo dunque non paga e soprattutto non è quello che fa al caso della costa salentina secondo Mosé Ricci, responsabile scientifico del Piano urbanistico generale del Comune di Lecce, che piuttosto punta alla conservazione e valorizzazione dell’aspetto che potremmo definire “selvaggio” del territorio.
Architetto, la riqualificazione delle marine è uno dei temi centrali dello strumento urbanistico. A cosa punta?
«La costa è uno dei temi strategici del Pug e pensa ad una riorganizzazione dell’area delle marine immaginandola come un grande parco abitato, non solo da residenze temporanee, ma immaginando politiche di riattivazione del mercato dell’offerta residenziale. Questo non significa costruire di più, ma permettere di riqualificare il patrimonio edilizio esistente». 
Parco, dunque, ma come dovremmo immaginarlo?
«Si andrà ad intervenire lungo la direttrice parallela al mare, all’interno, un chilometro più o meno dalla costa, con una strada che diventa una sorta di boulevard ecologico con impianti di fitodepurazione e la possibilità di allocare le attrezzature a supporto dello sviluppo della costa, come parcheggi per esempio. Da qui far partire dei cul de sac che collegano al mare e alle masserie che rientrano nell’area parco. 
E le spiagge?
«Lasciate al loro carattere selvaggio. Ci sono alcune iniziative di imprenditori balneari che hanno centrato in pieno lo spirito del luogo con attrezzature minime e molto leggere per i propri stabilimenti. L’idea contenuta nel Pug è proprio quella di potenziare questa risorsa e trasformare i borghi marini in piccolo distretti ecologici». 
Qual è il compito del Pug?
«Il Piano predispone un tessuto di norme e anche un orientamento nei confronti dei finanziamenti. Poi sta al pubblico e privato fare la propria parte».
Le norme del Pug come si traducono in pratica?
«Ci sono due aspetti: gli interventi dei provati e quello del pubblico».
Cominciamo dai privati.
«I privati, come in altre zone della città, saranno incoraggiati a intervenire sul loro patrimonio esistente, che potranno anche trasformare, a patto che contribuiscano al miglioramento della qualità ambientale e al miglioramento dello spazio pubblico rendendo le loro case più efficienti dal punto di vista ambientale ed energetico. I privati, dunque, potranno contribuire in maniera consortile o diretta al miglioramento dello spazio pubblico del borgo».
In questo senso, privati ed associazioni sono anche stati ascoltati dallo staff che redige il Pug.
«Sì. E con il bando “Sine Putimu” abbiamo già raccolto idee progettuali che sono diventate parte del piano, mentre altre saranno raccolte anno per anno. Per questo cerchiamo di stimolare la collaborazione diretta degli abitanti sulle proposte specifiche».
E poi ci sono gli interventi pubblici. Cosa immaginate per San Cataldo?
«Non ci progetti specifici nel piano per San Cataldo, ma per la costa in generale, con dei suggerimenti da mettere in atto. Come per esempio la realizzazione dei grandi corridoi infrastrutturali-ambientali per legare le marine direttamente al centro della città. E non mi riferisco solo alla famosa Lecce-San Cataldo che va solo rimessa in funzione, ma anche la strada che porta a Frigole, strade percorribili a piedi o in bici e che in alcuni momenti della giornata o nell’arco dell’anno potranno essere anche carrabili. Poi penso alla valorizzazione di monumenti storici ambientali, dalle torri costiere alle aree Sic, ai laghetti, tutto quello per cui vale la pena di andare a visitare la costa e che verrà valorizzato come ambiente del parco».
Le marine come una risorsa quindi.
«Come risorsa turistica conveniente per la città. È chiaro che l’idea nasce perché la situazione nelle marine non è mai stata veramente affrontata dai piani e dalle amministrazioni precedenti. È chiaro che il Pug non può intervenire direttamente ma è legato all’idea di sviluppo sulla quale lavorare». 

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