In Regione si discute una legge per fermare per tre anni la raccolta dei ricci

In Regione si discute una legge per fermare per tre anni la raccolta dei ricci
di Francesco DE PASCALIS
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Sabato 12 Novembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 12:17

Se una volta era lo spuntino veloce e “spartano” di ogni salentino degno di questo nome, consumato d’estate direttamente sullo scoglio (con pane casareccio e provola), oggi è l’ingrediente eccezionale di veri piatti gourmet.
È lui, il riccio di mare. Tanto buono e tanto richiesto. Troppo richiesto: la pesca “intensiva” praticata negli ultimi anni in Puglia, e soprattutto nel Salento, infatti, sta mettendo a rischio questa creatura così importante per la salute del nostro mare. Per i biologi «gli echinodermi non sono una specie che rischia di estinguersi, ma il prelievo va meglio gestito.

Negli ultimi anni infatti, si è registrata una diminuzione della densità in alcune aree poste sotto la linea di costa sino all’80% sulle fasce di fondale oggetto di prelievo, precisamente dai 3 a 20 metri di profondità».
E non a caso, proprio in queste settimane, la Regione Puglia si sta confrontando con una proposta di legge (che porta la firma del consigliere regionale Paolo Pagliaro) che chiede di bloccare la pesca per i prossimi tre anni e che ha già raccolto la condivisione del presidente Michele Emiliano e di 39 consiglieri.

Rischio estinzione

«I ricci di mare rischiano di estinguersi dai fondali pugliesi - dice il presidente della Commissione ambiente del Consiglio regionale Paolo Campo -,per questa ragione è necessario bloccarne la pesca per almeno un triennio. È la previsione della proposta di legge che ho sottoscritto assieme ad altri consiglieri con l’obiettivo di sospendere per 3 anni il massiccio prelievo di questa preziosa specie, tanto massiccio da metterne a rischio l’esistenza stessa. Ciò che non tutti sanno è quanto sia lungo e delicato il ciclo vitale del riccio di mare - impiega tra i 4 e i 5 anni per raggiungere la taglia minima di cattura: 7 centimetri di diametro totale, compresi gli aculei – e quanto i cambiamenti climatici stiano influenzando negativamente la sua riproduzione. Il valore commerciale e la funzione ambientale, ripulire i fondali rocciosi da microorganismi dannosi per altre specie, motivano l’azione straordinaria a sua tutela. Anche considerando che - conclude - sulle tavole dei nostri ristoranti sono sempre più presenti i ricci provenienti da Grecia e Spagna, dove abbondano».

La "raccolta"

La raccolta dei ricci è un’attività molto sviluppata soprattutto da parte dei “pescatori ricreativi”, meno da quelli “professionisti”, ed è praticata soprattutto in Sardegna, in Puglia ed in alcune aree del Lazio e della Campania, zone in cui la polpa di riccio (testicoli e uova), è elemento pregiato della gastronomia ed ha un elevato valore commerciale. Un vasetto di ricci in pescheria non costa meno di 15 euro e una linguina ai ricci non meno di 20 euro al ristorante.

«Da un confronto informale avuto qualche giorno fa in Consiglio regionale - dice il consigliere regionale Pagliaro - è emersa in modo chiaro la necessità e l’urgenza del fermo pesca per salvare il riccio di mare che svolge un’azione preziosa di pulizia dei fondali, ma anche la nostra massima attenzione a tutelare i pescatori che svolgono la propria attività nel rispetto della legge e del mare, con l’impegno da parte dei colleghi consiglieri regionali presenti a fare squadra per chiedere lo stanziamento di maggiori risorse nella prossima legge di bilancio della Regione, per incrementare i ristori per i pescatori autorizzati e per finanziare campagne di sensibilizzazione mirate a scoraggiare la pesca illegale e il prelievo incontrollato, responsabili della sparizione dei ricci dai nostri fondali». 
Un allarme che viene condiviso anche dagli scienziati. A partire da Paolo D’Ambrosio, direttore dell’Area Marina Protetta Porto Cesareo e funzionario della Stazione Zoologico nazionale Anton Dohrn di Napoli. «La popolazione di ricci di mare in un determinato areale è soggetta ad una serie di pressioni esterne ed interne che influiscono, a volte in maniera significativa, sulla distribuzione, la densità e lo stato della risorsa. Proprio la scarsità di aree idonee al riparo dei “giovanili”, la presenza di substrati trofici ottimali, unitamente ad altri aspetti quali la pesca intensiva, possono determinare forti impatti negativi in grado di portare anche alla scomparsa di tali organismi in alcuni ambienti sotto costa - afferma D’Ambrosio -. Proprio la pesca, soprattutto quella dei bracconieri, è l’aspetto che condiziona il popolamento di ricci di un determinato areale marino».

L'allarme

Da qui l’allarme e le possibili soluzioni che vanno dal fermo, già attuato, al blocco dei prelievi a tempo dei ricci sull’esempio della legge regionale già attuata in Sardegna, dettato normativo ora riproposto anche in Puglia. «Nella bibliografia scientifica sono riportati diversi casi, non solo nel Mediterraneo, di collassi veri e propri delle popolazioni di riccio di mare soggette a sovra-sfruttamento, con graduali periodi di diminuzione delle taglie degli adulti». Le soluzioni? «Penso ai divieti già imposti nelle Riserve Nazionali marine, ai fermi temporali, ai blocchi numerici di prelievo e soprattutto - conclude il direttore dell’Amp - all’attivazione di controlli serrati con video-monitaraggio continuo, laddove è possibile, della pesca di frode, vera e propria piaga di nostri mari».

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