Provocò la morte di due animalisti sulla A14: condannato a due anni e tre mesi camionista salentino

Martedì 18 Gennaio 2022

E' stato condannato a due anni e tre mesi di reclusione il camionista che causò l'incidente sulla A14 in cui persero la vita due volontari animalisti lombardi Federico Tonin ed Elisabetta Barbieri, “staffettisti” per le adozioni di cani e gatti. 

La condanna

Nell’udienza preliminare tenutasi in Tribunale a Pesaro, davanti al Gup Giacomo Gasparini, Sebastien Marco Titta, 24 anni, di Racale (Lecce) - il camionista accusato e ora condannato per aver provocato il tremendo incidente sull’Autostrada A14, nel territorio comunale di Gradara, costato la vita alle due vittime, nonché il ferimento di altre due persone - ha patteggiato la pena a due anni e tre mesi.
 
Inizialmente il suo legale aveva chiesto una pena inferiore ai due anni per beneficiare della sospensione condizionale, ma sia il giudice sia il pubblico ministero titolare del procedimento penale, Giovanni Fabrizio Narbone, hanno ritenuto troppo esigua la proposta, che è stata riformulata: all’imputato era contestato il reato di omicidio stradale con l’aggravante di aver causato il decesso di più persone che comporterebbe il triplo della pena base. «Gli è stata comminata anche la pesante sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per due anni», fanno sapere i legali di Studio3A delle famiglie di Federico Tonin ed Elisabetta Barbieri. 

L'inchiesta
 

Come è emerso dall’inchiesta, basatasi sui rapporti degli agenti della polizia stradale di Pesaro che hanno effettuato i rilievi, Titta, alle 4.55 (quindi in orario ancora notturno) sta percorrendo l’A14 alla guida di un autoarticolato Scania con semirimorchio con direzione sud/nord quando, alla progressiva chilometrica 148+430, scatena l’inferno. “Per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza di norme della circolazione stradale - per citare la richiesta di rinvio a giudizio del Sostituto procuratore, -, ed in particolare dell’art. 141 comma 2 del Codice della Strada, avendo omesso di conservare il controllo del veicolo condotto e di essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza”, il camionista, «che si giustificherà sostenendo di aver accusato un colpo di sonno, sbanda a destra, invade la piazzola di sosta e si schianta contro la parte posteriore sinistra del semirimorchio di un altro articolato in sosta il cui conducente, per fortuna, almeno lui, non riporta particolari ferite. Come impazzito, il mezzo pesante condotto dall’imputato a seguito dell’urto - raccontano i legali dopo la sentenza - devia verso sinistra e impatta contro il muro di cemento che delimita le due carreggiate autostradali ponendosi in posizione obliqua rispetto all’asse stradale e ostruendo in pratica la viabilità su tutte le corsie di marcia». 


 
«La prima grave conseguenza - raccontano gli avvocati di Studio3A-Valore S.p.A. - è che il passeggero dell’autoarticolato, un 42enne di origini albanesi residente a Copertino (Lecce), trasportato in qualità di secondo autista professionale, viene sbalzato all’esterno dell’abitacolo: si salverà per miracolo ma riportando gravi fratture multiple in tutto il corpo per una prognosi di oltre 60 giorni». I volontari milanesi dell’Organizzazione no profit di tutela ambientale “4Zampe nel Cuore” viaggiavano su un autocarro Fiat Ducato dell’associazione che sopraggiunge pochi istanti dopo nella stessa direzione. «Federico Tonin, 46 anni, di Arconate (Mi), che è alla guida, e i due passeggeri, Elisabetta Barbieri, 62 anni, di Rho (Mi), e Alessandro Porta, 48 anni, di Busto Garofalo (Mi), sono partiti a mezzanotte da San Severo, nel Foggiano, in direzione Milano, per trasportare cani e gatti in adozione al nord, per dare loro un futuro migliore presso le loro nuove famiglie. Tonin non può avvedersi se non quando ormai è troppo tardi di quell’ostacolo che occupa di traverso praticamente due corsie e mezzo su tre: come accertano gli agenti della Polstrada - ricostruiscono i legali - , a causa dell’interruzione dell’alimentazione elettrica determinata dal precedente incidente, l’autoarticolato, privo di luci, non è visibile a quell’ora, le cinque, di una giornata d’inverno in cui è ancora buio pesto, né d’altra parte, essendo appena accaduto, vi poteva essere alcuna segnalazione del sinistro. Il disperato tentativo di frenata a pochi metri dal tir è inutile, lo scontro tremendo: Federico Tonin e Betty, com’era chiamata da tutti Elisabetta Barbieri, muoiono sul colpo per i gravissimi politraumi riportati. Uscirà ferito ma vivo da quel groviglio di lamiere, miracolato, solo Alessandro Porta. Nel terribile impatto muore anche un pastore tedesco che i volontari stavano trasportando, mentre gli altri animali, salvatisi, saranno condotti a destinazione da un camionista spagnolo di passaggio che si offre generosamente di portare a termine il loro viaggio». 


 
La Procura di Pesaro, tramite il dottor Narbone, ha subito aperto un procedimento penale per omicidio stradale iscrivendo nel registro degli indagati Titta e quindi chiedendone il processo e si è arrivati al patteggiamento odierno. «La sentenza di oggi - sostengono i legali di Studio3A-Valore S.p.A. - rende loro almeno un po’ di giustizia consentendo anche di chiudere il doloroso capitolo giudiziario di una ferita che per il resto non potrà mai rimarginarsi».

Ultimo aggiornamento: 19:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA