Provincia, allacci Aqp ed Enel: migliaia di morosi. Pioggia di avvisi

Provincia, allacci Aqp ed Enel: migliaia di morosi. Pioggia di avvisi
Migliaia di allacci abusivi all'acquedotto e alla reti elettrica e del gas. Un buco nelle casse della Provincia di circa un milione e mezzo scavato dal mancato versamento da parte di migliaia di cittadini della tassa di occupazione di suolo pubblico e il rischio concreto di una pioggia di ricorsi al Tar. E le richieste di pagamento che hanno cominciato ad arrivare nelle case di migliaia di salentini per una nuova tassa. Anzi, una vecchia tassa ricomparsa dopo anni di silenzio.
È questa la matassa burocratica che il nuovo Consiglio provinciale sarà chiamato ad affrontare dando risposte esaurienti e sedando il malcontento di tanti salentini dopo anni e anni in cui la questione come confermano dagli uffici è stata semplicemente ignorata «per mancanza di personale».
Per spiegare bene di cosa si tratti dobbiamo fare un passo indietro. In questi giorni Palazzo dei Celestini sta facendo recapitare ai cittadini una missiva con la quale chiede che entro il 30 aprile si adempia al pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico, detto Cosap. Perché? L'imposta, secondo l'ente, è dovuta per tutti i cavi e i tubi che attraversano le strade provinciali e con i quali le private abitazioni o le imprese e gli impianti eolici o fotovoltaici sono allacciati alle reti elettrica, del gas e dell'acqua.
Trent'anni fa o anche di più, per quei cavi e tubi, i cittadini hanno richiesto una concessione, ormai scaduta, in qualche caso anche da diversi anni. Ma la Provincia vuoi per mancanza di personale, vuoi per una riforma che avrebbe dovuto mandare in soffitta le province e, invece, le ha solo svuotate di risorse non ha mai sollecitato il pagamento dei canoni concessori, né il rinnovo dei permessi.
Poi, dopo aver espletato una pubblica gara, fra marzo e settembre dell'anno scorso la Provincia ha scelto di affidare alla Andreani Tributi srl il compito di supportarla nell'aggiornamento della banca dati e nel recupero della Cosap non pagata. Il risultato è la pioggia di avvisi che sta raggiungendo i cittadini del Salento, generando confusione e più di qualche protesta. Perché? Innanzitutto, perché negli avvisi non si specifica per che cosa si chieda il pagamento della Cosap: le concessioni per costruire tubi e cavi di collegamento delle case e delle aziende alle reti pubbliche sono state rilasciate più di 30 anni fa e, dunque, non si contano i cittadini che non hanno idea del perché gli si chieda quel pagamento (lo approfondiamo nell'articolo accanto, ndr).
In secondo luogo, perché se è vero che venendo meno alla riscossione del canone Cosap attuale e arretrato - la Provincia potrebbe andare incontro «a un probabile procedimento per danno erariale» - come dicono dagli uffici - è vero pure che dopo oltre 30 anni quei tubi e quei cavi dovrebbero essere ormai nella proprietà di Aqp ed Enel. E, dunque, si rischia l'ennesima, valanga di ricorsi al giudice amministrativo.
Di più. Fra passaggi di proprietà, vendite, demolizioni, cambi di destinazione e nuove leggi intervenute negli ultimi sei lustri, rimettere ordine nei cassetti di Palazzo dei Celestini si sta rivelando impresa titanica: ci lavorano dieci dipendenti dell'ente più gli esperti della Andreani Tributi srl alla quale alla fine andrebbe, comunque, il 60% del riscosso. Cioè, nella rosea ipotesi che l'ente riesca a incassare tutto il milione e mezzo di euro previsto (la stima è fatta per eccesso, ndr) si tratterebbe di circa 900mila euro.
«Una cifra precisa di quanto si deve recuperare spiega il geometra Alfredo Bellio, che segue la questione per conto della Provincia la avremo solo a consuntivo, perché in questi 30 anni sono cambiate moltissime cose. Per esempio, è entrato in vigore il Codice della Strada».
La Provincia aveva rilasciato molte concessioni anche per strade di sua competenza che attraversavano i centri urbani. Il Codice ha poi imposto ai Comuni di delimitare il proprio territorio. Per quelli al di sotto dei 10mila abitanti, non sarebbe cambiato nulla; gli altri, più popolosi, avrebbero invece avuto il nuovo compito di rilasciare concessioni e permessi al posto della Provincia, alla quale sarebbe rimasta solo la proprietà della strada che attraversava quel centro urbano. «Nel frattempo città e paesi prosegue Bellio non sono rimasti immutati ma hanno ampliato il loro tessuto urbano. E quindi ci ritroviamo, per esempio, ad avere concessioni che non sono più di competenza provinciale, ma lo scopriamo solo dopo aver mandato gli avvisi. Purtroppo in ogni concessione è scritto che va comunicata all'ente qualsiasi variazione, ma nessuno ha mai adempiuto a quest'obbligo». Un altro nodo con cui bisognerà fare i conti.
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Lunedì 15 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:47