Prof sempre più anziani: soltanto l'1,42% è under 34

Prof sempre più anziani: soltanto l'1,42% è under 34
di Donato NUZZACI
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Mercoledì 5 Ottobre 2022, 10:44

Insegnanti sempre più anziani nelle scuole salentine, come nel resto d'Italia, rispetto agli altri paesi europei. E la Puglia, in particolare, tra le regioni del Sud, è una tra le prime a livello nazionale con una percentuale piuttosto elevata di docenti over 54. È quanto emerge dall'ultima elaborazione di Openpolis su dati Istat relativi al 2019-2020, che fotografa la situazione anagrafica dei lavoratori della scuola. Le cifre collocano la penisola italiana ai vertici per anzianità del corpo docente nel contesto dei Paesi Ocse (organizzazione internazionale che ne riunisce 38 di tutto il mondo). Nel confronto sovranazionale, gli insegnanti di almeno 50 anni in Italia nel 2019 erano - rispettivamente - il 58,12% nelle primarie e il 58,56% nelle secondarie. Ben al di sopra del dato tedesco (36 e 42 per cento), francese (23 e 33 per cento) e della stessa media Ocse (32,6 e 37,9 per cento). Nell'anno scolastico 2020/21 sono stati circa 700mila gli insegnanti nelle scuole statali italiane dei diversi ordini e gradi, a cui si aggiungono 184mila docenti per i posti di sostegno.

I dati in Puglia


In Puglia, la provincia di Lecce si attesta al secondo posto, dietro Bari sia per numero di insegnanti a tempo indeterminato dall'infanzia alle superiori (10.553) sia per docenti oltre i 54 anni (ben 5.212), che rappresentano la metà. Al secondo posto, con il 35% (3.708) i prof tra i 45 e i 54; al terzo posto con il 14% (1.438) i prof tra i 35 e i 44. Infine sono solo 150 (l'1,42%) gli insegnanti fino a 34 anni percentuale.
Cifre che rimarcano ancora una volta la precarietà in ingresso nel mondo della scuola da parte di ciascun docente, costretto spesso a trovare una prima collocazione fuori dalla Puglia, specie al Nord Italia, per poi dopo un bel po' di anni riuscire ad inoltrare la fatidica domanda di trasferimento nella propria provincia di origine. Allo stesso tempo, i numeri fanno risaltare, comunque, il grande bagaglio di esperienza e conoscenza maturate dai singoli insegnanti nel corso della loro vita e che viene trasmessa ai ragazzi. Dall'indagine statistica emerge inoltre che nell'anno scolastico 2020/21 solo il 9% degli insegnanti ha avuto meno di 35 anni, una cifra che scende al 2,36% se si considerano solo quelli con contratto a tempo indeterminato. Su base regionale, solo in tre province la quota di giovani professori supera il 4%, si tratta di Cuneo, Udine e Brescia. La percentuale di docenti under 34 in Puglia invece oscilla tra l'1,42 della provincia di Lecce e il 2,61% della Bat. Ma i margini di miglioramento della media anagrafica ci sono. Il dato di Openpolis potrebbe nei prossimi anni essere ridimensionato dalle recenti nuove assunzioni dai concorsi banditi, anche se le selezioni pubbliche non si fermeranno, anzi andranno avanti per tutto l'anno scolastico 2022-2023, secondo quanto deliberato a fine luglio scorso dal Consiglio dei Ministri che ha autorizzato l'assunzione di più di 100mila tra docenti e personale Ata.

La precarietà


La precarietà iniziale è dunque uno dei fattori più importanti che determina l'innalzamento medio dell'età dei docenti insieme alla difficoltà di accesso all'insegnamento. Per Gianna Guido segretaria generale della Cisl Scuola di Lecce, «il capoluogo e la provincia sono considerate stazione di arrivo per tutte le persone che partono dal Nord, maturano punteggio, passano di ruolo e poi tornano a Lecce e da qui non cambiano più destinazione, a differenze di ciò che succede in altre province. Negli ultimi anni le graduatorie ad esaurimento sono rimaste bloccate e addirittura ci sono state persone passate di ruolo anche con oltre 60 anni d'età. Un altro fatto, specie nella scuola primaria, è la non attivazione del tempo pieno e il decremento demografico». Ma la segretaria Cisl intravede un cambio di passo: «L'età dei docenti già notevolmente alta ora comincerà ad abbassarsi per via del turnover. Molte ragazze di scienze della formazione primaria si stanno cimentando nelle procedure concorsuali, non poche nate negli anni 90 sono entrate a tempo indeterminato, per cui dalle elementari alle superiori presto ci sarà un ricambio. Ci auguriamo pure, attraverso le trattative in corso in questi giorni, che lo stipendio di tutti i docenti possa a raggiungere livelli di giustizia sociale, siamo fiduciosi».
Il personale anziano dipende quindi direttamente dal fatto che l'età per diventare di ruolo è molto elevata: «Andare in pensione è sempre difficile - spiega Rosa Savoia, segretaria generale della Flc Cgil Lecce -. Ci vogliono 41 anni e 10 mesi oppure 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata mentre per la pensione di vecchiaia bisogna arrivare a 67 anni, quindi il docente ci mette molto tempo per raggiungere la stabilità e tornare alla sua provincia di origine. Al nuovo governo chiederemo che ci siano assunzioni, concorsi svolti in maniera molto veloce e che tengano conto dei tre anni di servizio nella stessa classe di concorso. E poi l'ampliamento degli organici con possibilità dei colleghi di spostarsi da una parte all'altra, e la soluzione del problema grosso della mancanza dei collaboratori scolastici».


Se non ci sono uscite, non ci saranno nemmeno ingressi, è la constatazione di Azzurra Schirosi segretaria provinciale Uil Scuola Lecce: «È come un cane che si morde la coda, Lecce è una provincia nella quale si arriva dopo aver vagato tra altre province soprattutto del Nord per poter entrare nel mondo del lavoro. Nel Settentrione si riesce ad insegnare appena laureati, da noi invece molto più tardi. Di contro per avere una pensione dignitosa che garantisca un reddito decente, occorre uscire dal lavoro il più tardi possibile. Da noi ci sono anche delle domande di mantenimento in servizio per chi vuole restare oltre i 67 anni fino a 70 anni se non si raggiungono i contributi minimi di 20 anni, per questo il Governo deve prendere misure adeguate per l'uscita dal mondo del lavoro e che consentano il turnover».
 

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