Professore bullizzato dagli studenti a scuola: «Ma è vero che sei gay?». Lui: «Non torno più in quella classe»

Professore bullizzato dagli studenti a scuola: «Ma è vero che sei gay?». Lui: «Non torno più in quella classe»
«Ma è vero che sei gay?». Ed è iniziato l’incubo.
Questo il leitmotiv con cui i ragazzini di una scuola media del Basso Salento hanno tormentato un docente sino ad arrivare all’aggressione fisica. Anche il Salento teatro di atti di bullismo da parte di ragazzini di seconda e terza media, qualcuno ripetente e quindi quasi adolescente, verso un docente “colpevole” di essere timido, riservato e celibe. Da questi elementi i ragazzi hanno tratto una sorta di deduzione aristotelica per cui hanno bollato il loro insegnante come gay, quasi come fosse una colpa e non avendone neppure certezza. Comunque - che fosse un pretesto oppure no - è bastato ai giovani studenti per dare il via alla persecuzione nei confronti del prof, andata avanti per mesi e che ha causato nell’educatore una forte depressione tanto da allontanarsi dalla scuola. Ci ha fatto ritorno solo qualche settimana fa, quando ormai era sicuro di non incrociare più nessuno di quei ragazzini.
Tutto messo nero su bianco in due denunce presentate a una stazione dei carabinieri e in una diffida inviata al dirigente scolastico della scuola in questione affinché si attivasse per porre fine alle continue brutalità. Sta di fatto che il docente, 43 anni ad agosto e dieci anni di insegnamento alle spalle, ha pagato un grosso prezzo personale. Il continuo ripetersi delle aggressioni ha determinato un ricovero in ospedale per curare la forte depressione in cui è caduto e che gli è valso il riconoscimento della Legge 104 per motivi di salute. Il tutto accompagnato dal dolore di un padre 74enne, dirigente scolastico in pensione, che si trova a combattere accanto al figlio per tutelare la sua salute e la sua dignità.
Una storia che, così come tratteggiata dal racconto accorato del padre e dalle carte, fa emergere una sconfitta della scuola che ha assistito quasi impotente a quello che quotidianamente si consumava in classe.
La prima denuncia è del 2016 quando il docente, le cui generalità e la cittadina in cui ha sede la scuola non vengono rese pubbliche a tutela della vittima e dei minori coinvolti, appena entrato in una terza (alle 8.30) viene apostrofato da un alunno (nella denuncia ai carabinieri sono precisate le generalità del ragazzo) con un: «Oggi non mi rompere i c...» facendo intravedere quello che l’insegnante pensa sia un coltello. E nella denuncia viene precisato: «Conoscendo l’alunno come un soggetto poco propenso a seguire le lezioni, ad ascoltare quanto viene detto dall’insegnante e ancor peggio capace di autolesionismo mi sono recato al piano superiore per avvisare il vicepreside. Questi, una volta informato dei fatti, rispondeva di non poter intervenire perché non c’era certezza che l’oggetto da me intravisto fosse un coltello e di avvisarlo immediatamente qualora ne avessi certezza».
Poco dopo il ragazzo in questione tira fuori un grosso coltello per sbucciare un mandarino, l’insegnante gli dice che non può portare un coltello in classe e riceve una risposta terribile: «Oggi faccio il coltello a sangue. Ti faccio un bel regalo di Natale: un mazzo di fiori». La descrizione di quanto avvenuto dopo è da atmosfera thriller. Il ragazzo gli dice che quel giorno lo avrebbe messo nei guai e cerca di farsi un taglio. A questo punto il docente, sconvolto e agitato, esce dall’aula per chiedere aiuto ai collaboratori scolastici. Vorrebbe chiamare il 113, ma l’alunno gli si avvicina con il coltello in vista.
La seconda denuncia è del novembre 2017. All’uscita da scuola un alunno di una classe in cui non insegna il docente in questione lo spintona alle spalle facendogli cadere lo zaino e gli occhiali, gridando: «Professore, è vero che tu sei gay?». È la goccia che fa traboccare il vaso. Il docente cade in depressione e recentemente è stato ricoverato in ospedale per circa un mese.
A questo punto viene inviata dal legale dell’insegnante una diffida indirizzata al dirigente scolastico e al vicepreside della scuola media in cui insegna dal 2015. Il legale parla di atti vandalici e aggressioni subite «da una schiera di alunni dell’istituto». Due alunni, in particolare gli hanno ripetutamente rivolto insulti di natura omofoba, oltre a danneggiare l’auto del docente. Secondo il legale lo stesso vicepreside avrebbe avuto atteggiamenti ostili nei confronti dell’insegnante e quindi la diffida. Alla fine rimane l’amaro in bocca.
Il professore ha fatto sapere oggi che non vuole più tornare a insegnare.
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Gioved├Č 21 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 20:29