Procreazione assistita, processo per un medico: «Incassò i soldi per prestazioni mai erogate»

Procreazione assistita, processo per un medico: «Incassò i soldi per prestazioni mai erogate»
di Erasmo MARINAZZO
3 Minuti di Lettura
Giovedì 20 Ottobre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 22:25

Sarà il processo al via il 2 febbraio dell’anno prossimo a stabilire se è vero che il medico Pierpaolo Losavio, 66 anni, di Nardò, abbia presentato fra l’aprile del 2020 e luglio dell’anno scorso, 39 richieste per attestare di avere effettuato procedure di procreazione assistista che - secondo l’accusa - non furono invece mai effettuate. 
L’importo richiesto all’Asl è stato quantificato in poco più di 39mila 350 euro, dall’inchiesta condotta dal pubblico ministero della Procura di Lecce, Maria Vallefuoco, con i finanzieri della sezione di polizia giudiziaria diretti dal tenente colonnello Francesco Mazzotta.

Falso e truffa

Falso e truffa, le ipotesi di reato contestate all’imputato nelle vesti di responsabile di laboratorio Pma (procreazione medicalmente assistita) di Nardò e di titolare del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa con la Asl. 
Accuse che dovranno essere vagliate con il dibattimento in aula davanti alla giudice della prima sezione penale, Maria Francesca Mariano, ha stabilito la gup Simona Panzera accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura e rigettando l’istanza di non luogo a procedere dell’avvocato difensore Andrea Bianco.

L’Asl si è costituita parte civile con l’avvocato Alfredo Cacciapaglia insieme con il responsabile del centro Pma di Nardò, Ezio Tricarico, assistito dall’avvocatessa Francesca Conte.

Falsificata la firma del responsabile del centro?

Il processo dirà se vero che l’imputato abbia apposto la firma falsificando quella di Tricarico ed usando il suo timbro per ottenere quei 39mila 350 euro che l’Asl ha erogato e che ora sta recuperando con una rateizzazione di poco più di 1.000 euro al mese.
A dare il via all’inchiesta è stata la denuncia presentata da Tricarico in Procura, come pure all’allora direttore generale della Asl, Rodolfo Rollo; al direttore sanitario, Roberto carlà; ed al direttore del distretto sanitario di Nardò, Oronzo Borgia. Per segnalaree di essersi accorto casualmente che, era il 6 agosto dell’anno scorso, sulla sua casella di posta elettronica risultava una corrispondenza per richieste di pagamento di prestazioni a lui sconosciute.
Le prima a marzo 2020, quando il Pma di Nardò era chiuso (la pandemia da coronavirus si stava diffodendendo a macchia d’olio). Inoltre Tricarico fece presente che il timbro e la firma non fossero suoi e che sarebbe bastato un rapido sguardo per accorgersi che fossero sempre identici. Come una fotocopia.
Opera del dottore Losavio? Dovranno stabilirlo i tre gradi di giudizio, sino a sentenza definitiva vale la presunzione di innocenza. Accuse e circostanze, dunque, tutte affidate al dibattimento in aula per stabilire la verità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA