«Né sfaticato, né corrotto. Ecco le prove della mia innocenza»: le dichiarazioni spontanee del pm Arnesano

«Né sfaticato, né corrotto. Ecco le prove della mia innocenza»: le dichiarazioni spontanee del pm Arnesano
di Alessandro CELLINI
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Venerdì 8 Gennaio 2021, 21:35

Un’ora davanti ai giudici per ribadire con forza la propria innocenza; per allontanare da sé ogni sospetto di scarsa produttività sul lavoro e, ancor di più, di aver asservito la propria funzione agli interessi altrui. «E perché l’avrei fatto? Per una barca? Per la caccia? O per la gita?». Il magistrato leccese Emilio Arnesano, sotto processo a Potenza con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, ha reso ieri mattina dichiarazioni spontanee. Un lungo monologo inframmezzato dalle richieste del presidente del collegio giudicante Federico Sergi di attenersi alle accuse che gli vengono rivolte e di non divagare troppo.

«Non voglio sottrarmi ad un eventuale interrogatorio - ha esordito Arnesano - ma voglio che questo tribunale comprenda con chi ha a che fare. Quello che mi ha ferito di più, oltre al calvario che sia io che la mia famiglia stiamo attraversando, è l’accusa di essere un magistrato corrotto, sfaticato, incapace, incompetente, svogliato. Mi ha ferito il sospetto di aver strumentalizzato la salute di mio figlio per i miei interessi. Io - ha aggiunto con veemenza il pm - darei la mia vita per i miei figli. Non lo dico per muovere a compassione, ma la salute di mio figlio è stata il mio chiodo fisso, il mio tormento». Il processo si svolge nel capoluogo lucano, i cui magistrati hanno competenza quando si tratta di giudicare colleghi leccesi. Qui Arnesano è arrivato intorno alle 10.30, accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Luigi Covella e Luigi Corvaglia. Mezz’ora di attesa, poi l’udienza è iniziata e il presidente Federico Sergi ha dato subito la parola al magistrato salentino.

Arnesano ha poi affrontato la questione che forse più di ogni altra gli sta a cuore: l’accusa di corruzione. «Affronto questo processo con la serenità d’animo che mi deriva da una certezza incontestabile: non ho mai fatto le cose di cui sono accusato. La sola idea di essere accusato di corruzione mi fa venire l’orticaria. E perché, poi, mi sarei asservito a Siciliano (dirigente medico della Asl di Lecce, ndr)? Per una barca? Per una battuta di caccia? Per la gita? Ma chi è Siciliano? Per me non è nessuno». È seguita poi una lunga divagazione sulla sua carriera prima nell’avvocatura, poi in magistratura. «Ho sempre lavorato come un matto - ha aggiunto - tutti lo sanno. E se anche l’accusa di improduttività fosse vera, e non è vera, saremmo davanti a un rilievo disciplinare». Poi l’affondo all’attuale procuratore di Lecce Leonardo Leone de Castris: «Il suo provvedimento è stato pretestuoso».

Il provvedimento a cui si riferisce il pm leccese è quello con cui il capo della Procura leccese avrebbe stigmatizzato lo scarso rendimento del collega. «De Castris scrisse di me: “Non ha particolare consuetudine al coordinamento della polizia giudiziaria”. Mi ritengo offeso da questi pretestuosi e superficiali giudizi». Tanto più, ha aggiunto sempre Arnesano, che i precedenti rapporti sulla produttività redatti dall’ex capo della Procura Cataldo Motta erano di tutt’altro tenore. Una delle accuse mosse al magistrato 62enne originario di Carmiano è di aver tentato di indirizzare l’esito del processo in cui Ottavio Narracci (61 anni, di Fasano, ex direttore generale della Asl di Lecce) rispondeva di peculato d’uso dell’auto blu, chiedendone l’assoluzione. Rinunciando anche, peraltro, all’ascolto del testimone chiave e senza produrre tutta la documentazione a carico dell’imputato. Il tutto per ottenere presunti favori e privilegi.

Su questo punto Arnesano ieri è stato netto: «Il processo a carico di Narracci fu condotto in maniera esemplare. Ho fatto tutto quello che c’era da fare. Mi sono trovato per caso ad occuparmi di questo processo - ha aggiunto poi il pm. Ho capito subito che poteva essere una vicenda rilevante e sono andato dalla Mignone (Elsa Valeria Mignone, procuratore aggiunto a Lecce) per informarmi». E sull’ipotesi di non aver prodotto in aula documenti utili al processo? «È un’accusa che grida vendetta», ha chiosato Arnesano. Un episodio legato proprio al processo Narracci è quello - centrale, nel quadro accusatorio - della barca, acquistata, secondo la Procura, ad un prezzo estremamente basso da Siciliano. «È un’accusa risibile. Non era nemmeno in buone condizioni, ho speso un sacco di soldi per rimetterla a posto».

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