L'ex giudice De Benedictis e l'avvocato Chiariello condannati entrambi a 9 anni e 8 mesi: corruzione per pilotare le scarcerazioni

L'ex giudice De Benedictis e l'avvocato Chiariello condannati entrambi a 9 anni e 8 mesi: corruzione per pilotare le scarcerazioni
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Martedì 29 Marzo 2022, 09:51 - Ultimo aggiornamento: 16:58

La sentenza di primo grado nel processo con rito abbreviato celebrato a Lecce sull'ex giudice di Bari Giuseppe De Benedictis, imputato per corruzione in atti giudiziari, è stata emessa pochi minuti fa. Entrambi sono stati condannati a 9 anni e 8 mesi di reclusione. E a entrambi è stata riconosciuta l'aggravante dell'agevolazione alle associazioni mafiose. Confisca da 30.500 euro per l'ex giudice De Benedictis. Sequestro di denaro per un milione di euro per l'avvocato Chiariello. 

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Le richieste dei pm

Secondo l'accusa De Benedictis avrebbe incassato denaro per emettere provvedimenti favorevoli nei confronti dei clienti di un avvocato coinvolti in inchieste sulla criminalità organizzata. Per il legale Gianfranco Chiariello erano stati chiesti 8 anni e 5 mesi di reclusione.

Gli altri imputati e le condanne

Condannato a 4 anni di reclusione Alberto Chiariello, figlio dell'avvocato e anche egli penalista. La collega Marianna Casadibari è stata assolta perché il fatto non sussiste. Coinvolto anche un appuntato dei carabinieri, Nicola Vito Soriano che rispondeva di corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. Per lui la richiesta era stata di quattro anni e 8 mesi: è stato assolto perché il fatto non sussiste. Per Danilo Della Malva il quale avrebbe usufruito delle "scarcerazioni facili" sono stati chiesti e confermati invece, 3 anni e 8 mesi di carcere. Assolti gli imputati Antonio Ippedico e Roberto Russo. E ancora, i pm di Lecce Roberta Licci e Alessandro Prontera hanno anche chiesto e ottenuto l'assoluzione per l'avvocato Pio Michele Gianquitto. Parti civili sono: la presidenza del Cosiglio dei ministri, i ministeri di Difesa e Giustizia e l'ordine degli avvocati di Bari. 

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Gli episodi contestati

In relazione alle corruzioni in atti giudiziari, il primo episodio riguardava Danilo Della Malva: l’11 marzo dell’anno scorso ottenne la revoca degli arresti in carcere per passare ai domiciliari nel comune di Vasto Marina (in provincia di Chieti) con braccialetto elettronico. Provvedimento ottenuto attraverso il versamento di 30mila euro dall’avvocato 
Chiariello al giudice, anche attraverso Matteo della malva (zio dell’indagato) e di Valeria Gala. Contestata l’aggravante di avere agevolato il clan mafioso di Vieste a cui apparterebbe Danilo della Malva. Il secondo episodio riguardava Roberto Russo: il 24 giugno dell’anno scorso passò dal carcere alla comunità Airone di Trepuzzi. Questa attenuazione della misura cautelare avrebbe fatto ottenere al giudice prima 15mila e poi 18mila euro. Ed altri 4.000 euro per consentire all’indagato di essere trasferito nella comunità Spazio Esse di Bari-Loseto. Con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafioso-camorristica di Bitonto. E ancora. Pio Gianquitto il 16 novembre 2020 lasciò il carcere ed ottenne l’obbligo di dimora nella sua Foggia: prezzo della corruzione, 5.000 euro. Con l’aggravante di avere favorito il clan Società Foggiana. Infine il caso di Antonio Ippedico: il 31 marzo scorso ottenne i domiciliari, 5.500 sarebbero andati per questo al giudice De  Benedictis. Anche lui della Società Foggiana. 

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