Poveri, cresce l'allarme: «Il bisogno dilaga, servono più volontari. Così potremmo aiutare fino a 5.000 famiglie»

Giovedì 19 Novembre 2020 di Leda CESARI

Il lockdown è parziale, il bisogno no. «Diminuito? Non può diminuire. Con bar e ristoranti chiusi, e con le cerimonie cancellate, tutta quella gente che lavora per loro, dai lavapiatti ai fattorini, è finita per strada». Risultato, impegno raddoppiato e triplicato per chi ha fatto dell'alleviare il disagio degli altri la propria missione. Come quelli della Caritas, di nuovo in prima linea - come a marzo-maggio - a fronteggiare una valanga di richieste di aiuto che spesso contemplano anche portafogli totalmente vuoti e frigoriferi di conseguenza pure. Chi ha fame ed è pure solo nella vita può fare riferimento alla Casa della Carità, in corte Stella, dove il pranzo, in versione rigorosamente asportabile, viene distribuito tutti i giorni a un centinaio di persone, in questo momento, mentre a Santa Rosa i percettori di vettovaglie calde sono una quarantina. Primo, secondo, un frutto o un dolce, bottiglietta d'acqua non mancano mai, perché grande è il cuore di tanta gente.


La sera, invece, funzionano i punti ristoro della Cattedrale, di Fulgenzio, di San Lazzaro, di San Massimiliano Kolbe, ad intermittenza del Sacro Cuore: un paio di panini, un frutto, acqua e il problema cena è archiviato. Per chi ha famiglia, invece, e un tetto sulla testa c'è l'emporio di via Adua, ma non è l'unica forma di aiuto: 7500 persone incrociano mensilmente le varie Caritas e i centri d'ascolto di una diocesi che conta 276mila abitanti. E stavolta senza buoni pasto governativi.


Per ora le cose procedono spedite e le donazioni non mancano, ma don Nicola Macculi non dorme sonni tranquilli: «Speriamo che, in vista del Natale, la generosità che ci consente di tenere in piedi tutto questo possa crescere ancora. Certo, il periodo è molto delicato, soprattutto per certe realtà aziendali, ma sono convinto che un maggior coordinamento tra associazioni e realtà istituzionali potrà dare i suoi frutti».
Si spera possa crescere anche il numero dei volontari; intanto da dicembre quattro giovani, per sette mesi e dieci ore settimanali, si occuperanno di mettere in rete il lavoro di tutte le parrocchie, e di animare una sorta di telefono amico che fornirà informazioni su cosa fare per mangiare, dormire o altre esigenze: «Accorceremo la filiera del bisogno per fornire risposte ancor più rapide ed efficaci».


La Comunità Emmanuel, che da quarant'anni opera in rete per sostenere e gestire servizi e attività di assistenza sociale e socio-sanitaria in favore di persone in stato di abbandono, emarginazione o bisogno, ha attivato nel 2011 a Lecce il primo Emporio della Solidarietà della Puglia e dell'Italia meridionale, sorta di supermercato di 500 metri quadri presso cui persone e famiglie in stato di bisogno possono ricevere generi alimentari di prima necessità, ma anche servizi di ascolto, accoglienza, assistenza socio-sanitaria, psicologica e sociale, consulenza fiscale e legale idonea a fronteggiare lo stato di povertà. Dell'altro giorno la firma di un protocollo d'intesa dell'Emmanuel con la Provincia, che si è impegnata a sostenere le attività di raccolta alimentare che l'Emporio realizza con la collaborazione di alcune associazioni di Protezione civile presso la grande distribuzione, nonché a promuovere presso gli istituti superiori salentini le raccolte alimentari per il recupero delle eccedenze. E condividendo tra l'altro la piattaforma anti-sprechi realizzata dall'Emporio della Solidarietà per l'attuazione della legge anti-sprechi - o legge Gadda (166/2016) - e della legge regionale Mennea (13/2017).

«Situazioni come quella, terribile, che stiamo vivendo si ripercuotono in maniera automatica sui soliti invisibili, quelli senza partita Iva e senza posto fisso - conferma Totino Esposito, responsabile dell'Emporio della Solidarietà -. Certo, ora la gente può venirsi a prendere i nostri aiuti alimentari non solo pasta e salsa, noi consegniamo fino a 150 prodotti diversi per volta - e per fortuna stavolta siamo più preparati a gestire l'emergenza rispetto al primo lockdown. La nostra attività è nota in tutta Italia: pensi che sabato mattina è arrivato un tir da Arca Fruit di Bisceglie con a bordo venti pedane di ortaggi e frutta, e il titolare in persona a consegnarci il tutto». Migliaia le famiglie che si rivolgono mediamente ogni anno all'Emmanuel, e sostenitori tra cui Eurospin e Conad a riempire il magazzino, «ma potremmo addirittura fare di più se avessimo più donazioni, più volontari, più raccordo con le altre associazioni di protezione civile. Potremmo arrivare a 4-500 famiglie a settimana e fare raccolte alimentari ogni sabato invece ognuno preferisce andare avanti per la sua strada».

Ultimo aggiornamento: 11:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA