Positivo un bimbo di 4 mesi I medici: guardia troppo bassa. E i positivi nel Salento risalgono a 33. Sono 24 i comuni sinora "immuni"

Venerdì 31 Luglio 2020 di Maddalena MONGIÒ
Positivo al Covid ad appena 4 mesi. È uno dei tre casi positivi che si sono registrati nel Salento, unica provincia pugliese toccata dal Covid nella giornata di ieri. E dove oggi invece il contagio ha fortunatamente avuto una frenata.
Il piccolo era già in isolamento con i suoi genitori per disposizione del Servizio di Igiene pubblica della Asl di Lecce diretto da Alberto Fedele che coordina anche la task force Covid del Salento, perché era stato visitato dal cardiologo 65enne di Carpignano Salentino (positivo al Covid) che ha originato un focolaio di 25 persone. Il piccolo non è stato ancora inserito nel bollettino epidemiologico di ieri, che fa riferimento ad altri tre positivi in Puglia, tutti della provincia di Lecce: una salentina di Casarano rientrata dall'Albania e due cittadini del Marocco residenti regolarmente a Poggiardo.

«Ce la stiamo mettendo tutta per arginare il fenomeno sottolinea Fedele fatto sta che ogni giorno ne registriamo di nuovi. Nuovi arrivi e diffusione rappresentano in ogni caso un'evidenza che il virus circola. Può venire dall'estero, principalmente, ma il virus è in circolazione e c'è il rischio di ammalarsi. Vediamo vari filmati di assembramenti che non dovrebbero essere permessi: non è un atteggiamento prudente da parte di nessuno». È il dilemma che accompagna la fase 3 del Covid e Fedele puntualizza: «Pensare che il virus sia meno contagioso è un'opinione. Se pensiamo che dal caso del cardiologo abbiamo avuto venticinque positività, posso dire che è la provata evidenza che in condizioni particolari da un soggetto diffusore può partire un'infezione che fortunatamente abbiamo bloccato, ma se fossimo stati più sfortunati avremmo potuto avere una diffusione diversa. Zangrillo può rassicurare sulla gravità dei fatti e possiamo essere più o meno d'accordo per motivi che sono in corso di approfondimento, ma per quanto riguarda la diffusione stanno dando una mano le condizioni climatiche tuttavia quando il virus contagia può dare luogo a focolai».

Sulla necessità di non abbassare la guardia insiste anche Arturo Oliva, presidente dell'Ordine dei Medici di Brindisi: «Se continuiamo ad abbassare la guardia pensando che sia passato tutto è chiaro che i contagi ritornano. Proclamare lo stato d'emergenza a parole e non attenersi alle norme fondamentali che abbiamo sempre detto sin da subito sono: il distanziamento, le mascherine e l'isolamento degli infetti, non serve a niente. Lo abbiamo ribadito da subito, anche quando la nostra voce sembrava essere una voce nel deserto. Conosciamo meglio il virus e sappiamo che quei rimedi rappresentano l'argine alla ripresa della malattia, anche se quasi tutti i casi sono paucisintomatici e non abbiamo pazienti impegnati dal punto di vista respiratorio, come li vedevamo prima. Per non ricadere nell'emergenza dobbiamo continuare ad usare le mascherine e a mantenere il distanziamento sociale». Ma con una seconda ondata, secondo Oliva, il sistema sanitario pugliese potrebbe non reggere: «Aumentare i posti letto è semplice, come pure le terapie intensive, ma se non abbiamo gli specialisti non servono a niente. Bisogna reclutare i professionisti per le terapie intensive, malattie infettive e pronto soccorso. Ritengo che una seconda ondata non saremmo in grado di affrontarla, come abbiamo fatto con la prima e per questo bisogna rispettare tutte le misure di prevenzione».

E intanto il nuovo report della Asl salentina fotografa la situazione attuale: i nuovi casi, solo in provincia di Lecce tornato a salire e oggi sono 33. Mentre restano 24 i comuni in cui il virus non si è mai presentato.
 


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