Porto Cesareo, depuratore bloccato: l'Unione Europea bacchetta l'Italia. «Sbloccare il cantiere o sanzioni»

Mercoledì 31 Marzo 2021 di Francesco DE PASCALIS

Porto Cesareo chiama, l'Unione Europea risponde. «L'Italia si ritrova a dover pagare delle multe importanti per l'infrazione comunitaria dovuta all'assenza di rete fognaria sul territorio di Porto Cesareo e questo avverrà finché non avrà posto rimedio alle singole situazioni di non conformità con la direttiva sulle acque reflue. Le soluzioni tecniche ed amministrative idonee a garantire il trattamento e lo scarico delle acque reflue sono di competenza delle autorità nazionali e locali». È la risposta che arriva da Bruxelles dopo l'appello (sotto forma di lettera) rivolto alla presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen: il Comune jonico le aveva scritto sul caso del depuratore ancora bloccato a causa del braccio di ferro - politico e procedurale - sul collegamento alla rete fognaria di Nardò. Ora, appunto, la lettera firmata da Ion Codescu, capo dell'Unità attuazione ambiente e sostegno agli Stati membri: in soldoni, la squadra dell'Unione europea che segue i dossier ambientali.

L'APPELLO


L'appello a sbloccare la situazione, oltre che alla von der Leyen, era stato inviato anche al premier Mario Draghi, al ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani, al governatore di Puglia Michele Emiliano e ai vertici Aqp. In prima linea il sindaco di Porto Cesareo, Silvia Tarantino, e l'assessore all'urbanistica Eugenio Sambati, impegnati in quella che hanno definito una «battaglia di civiltà» per sbrogliare la matassa che vede coinvolto anche il Comune di Nardò restio a dare l'ok se non in presenza di garanzie sul cosiddetto scarico zero. Con centinaia di villeggianti, da anni, costretti a usare gli autospurgo per smaltire i reflui casalinghi.
Ma torniamo a Bruxelles. «La presidente Ursula von der Leyen mi ha incaricato di rispondere alla vostra lettera nel merito dell'atteso e non più rimandabile completamento della rete fognaria di Porto Cesareo - scrive Codescu - abbiamo preso nota della delibera, in allegato alla vostra lettera, con cui il Consiglio comunale ha deciso di appellarsi a varie istituzioni, compresa la Commissione, dando mandato al sindaco per interloquire con le stesse. Da qui la posizione ufficiale della Ue. «Non possiamo che condividere l'auspicio che l'annosa vicenda possa finalmente trovare una soluzione rispettosa dei luoghi di straordinaria valenza ambientale e paesaggistica racchiusi nel territorio comunale di Porto Cesareo, fra cui l'Area naturale marina protetta di Porto Cesareo e la Riserva naturale orientata regionale Palude del Conte e Duna Costiera. Appare evidente come la tutela della salute pubblica e dei luoghi, che in parte ricadono in zona Sic e Zps - sottolinea il dirigente Ue europeo - mal si concilia con il mancato completamento di un'opera essenziale peraltro attesa da decenni».

IL PRECEDENTE


Già nel 2004 era stata avviata la procedura di infrazione per situazioni simili a quella di Porto Cesareo. Una procedura sfociata in due sentenze di condanna con il risultato che l'Italia si ritrova a dover pagare delle multe finchè non avrà posto rimedio alle situazioni non conformi alle direttive sulle acque reflue.
Poi, l'invito finale di Codescu a nome della commissaria Ue. «Le soluzioni tecniche ed amministrative idonee a garantire il trattamento e lo scarico delle acque reflue sono di esclusiva competenza delle autorità nazionali e locali. I servizi della Commissione auspicano però - si legge in conclusione - che la presa di posizione unanime del Consiglio comunale possa favorire il superamento degli ostacoli finora frapposti al completamento dell'opera».

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