Pm spiato nel suo ufficio per quattro mesi

Pm spiato nel suo ufficio per quattro mesi
Una microspia nell'ufficio del pubblico ministero della Procura di Lecce. Nella stanza al terzo piano di Palazzo di Giustizia di viale Michele De Pietro occupata da Emilio Arnesano, 61 anni, prima che fosse raggiunto nella sua Carmiano dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Quella microspia ha registrato per quattro mesi gli incontri avuti dal magistrato nel suo ufficio. E solo una parte di quelle intercettazioni è stata utilizzata dal pubblico ministero della Procura di Potenza (competente per i reati contestati o subiti da magistrati del distretto di Corte d'Appello di Lecce), Veronica Calcagno, nei capi di imputazione della richiesta di misure cautelari.
L'inchiesta, quindi, potrebbe riservare ulteriori sviluppi. E lo si capisce anche in quei passaggi dell'ordinanza che citano l'incontro avuto il 29 novembre scorso con un avvocato che ha chiesto al pm Arnesano di intercedere sui commissari degli esami di avvocato della prossima settimana, per favorire una sua conoscente.
E' una circostanza che non è stata riportata nei capi di imputazione dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, Amerigo Palma. Il giudice cita questo episodio, riportando stralci delle intercettazioni, nella parte riservata alle esigenze cautelari, per sostenere che fosse una chiara dimostrazione della necessità di mettere il pm Arnesano nelle condizioni di non continuare a perpetuare i comportamenti contestati.
E' evidente dunque che quell'incontro sia diventato oggetto dell'inchiesta del pubblico ministero Calcagno e dei finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziario della Guardia di finanza di Lecce. Vuoi perché Emilio Arnesano prende nota dei dati della ragazza e promette di avvicinare uno dei commissari appena sarebbe stata individuata la sede della prova. Vuoi perché la microspia ha captato altri indizi per sostenere le accuse che stanno facendo da filo conduttore alle indagini: corruzione in atti giudiziari, induzione a dare o promettere utilità, abuso di ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio.
Prima cosa: Arnesano mette subito in chiaro che lui certe cose le fa e le ha fatte per una amica dell'avvocatessa Benedetta Martina con la quale intrattiene una relazione. Le fa, quelle raccomandazioni, a due condizioni però: che la candidata si renda disponibile ad incontri a luci rossi. E che sia una ragazza di suo gradimento.
Ci sono stati altri incontri di questo tono, in quella stanza microfonata? Sono state captate altre circostanze di rilievo penale sia nelle funzioni di pubblico ministero facente parte del pool reati contro la pubblica amministrazione, prima che il procuratore capo Leonardo Leone de Castris gli revocasse l'incarico ed assegnassi ad altri colleghi i suoi fascicoli? Lo sbobbinamento di quelle intercettazioni durate quattro mesi tiene un orecchio in particolare sui rapporti avuti dal pm Arnesano con i vertici della sanità salentina, per il coinvolgimento in questa inchiesta del direttore generale Asl, Ottavio Narracci, e dei dirigenti Giorgio Trianni, Carlo Siciliano e Giuseppe Rollo. Al vaglio ci sono anche i comportamenti tenuti dal magistrato indagato nelle nuove funzioni di componente del pool fasce deboli.
Si ascoltano con attenzione quelle intercettazioni perché fino ad adesso hanno consentito di contestare che il pm Arnesano abbia favorito l'avocatessa Martina in due procedimenti penali, in cambio di prestazioni sessuali: la richiesta di archiviazione di un fasciclo per evasione contestato ad un uomo condannato per omicidio e rientrato in carcere dal permesso premio con un giorno di ritardo. E l'attenuazione della misura cautelare del carcere con i domiciliari per un indagato arrestato con l'accusa di detenzione di armi clandestine e di minaccia.
Quelle microspie hanno dato inoltre materiale per contestare l'accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio per l'interessamento avuto dal pm Arnesano per il procedimento disciplinare avviato dal Consiglio distrettuale di disciplina per l'avvocatessa Manuela Carbone. Anche in questa vicenda al magistrato viene contestato di avere chiesto come contropartita favori sessuali.
Ed in quella stanza sono cominciati i guai dell'avvocato Mario Ciardo: avrebbe concordato con la candidata Federica Nestola, le domande della prova d'esame. Federica Nestola, anche lei indicata come una delle donne dell'harem del magistrato.
E.M.
 
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Sabato 8 Dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:34