Duplice omicidio di via Montello, la procura: «Per il killer reo confesso il massimo della pena»

Duplice omicidio di via Montello, la procura: «Per il killer reo confesso il massimo della pena»
di Roberta GRASSI
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Martedì 20 Settembre 2022, 16:28 - Ultimo aggiornamento: 16:56


Non è stato applicato il massimo della pena, secondo la procura di Lecce, che ha formulato ricorso per Cassazione chiedendo che all'ergastolo sia anche aggiunto l'isolamento diurno. La difesa, intanto, è pronta a depositare l'atto di appello, tornando sulle consulenze di parte e sull'asserito vizio di mente dell'assassino reo confesso.


Alla vigilia del secondo anniversario della morte di Eleonora Manta e Daniele De Santis, la vicenda giudiziaria è sospesa tra il primo e il secondo grado di giudizio. Una volta depositate le motivazioni il pm Maria Consolata Moschettini ha contestato la pena inflitta ad Antonio De Marco, lo studente di infermieristica che ha ammesso di essere l'autore di quella che comunemente viene ricordata come una strage, la strage di via Montello che risale al 21 settembre 2020.


«L'imputato - si legge - è stato condannato alla pena dell'ergastolo per il duplice omicidio, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Allo stesso non sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche ed è stata ritenuta la sussistenza di entrambe le aggravanti contestate». Il punto è il seguente: «Trattandosi di duplice omicidio, alla pena dell'ergastolo doveva aggiungersi, quella dell'isolamento diurno». Non si tratta di una «modalità di esecuzione del trattamento penitenziario», ma una vera e propria «sanzione penale». La questione non è stata ancora trattata dalla Suprema corte. Ma è verosimile ritenere che, una volta fissato l'appello, anche la questione posta dalla procura venga trattata nella medesima sede.

La difesa


La difesa dell'imputato ha sempre sostenuto che De Marco fosse incapace di intendere e volere per via di un vizio di mente certificato. Tornerà a chiedere che ciò sia accertato con perizia. La Corte d'Assise (presidente Pietro Baffa, giudice togato Maria Francesca Mariano e giudici popolari) aveva respinto tale ipotesi, con una lunga e accurata motivazione.
«De Marco - scrivevano i giudici - ha scelto volutamente e lucidamente, in condizioni di piena capacità di intendere e volere, sano di mente, un'alleanza con il Male, coltivando tutti i canali informativi che alimentassero questa scelta: la pedopornografia, la prostituzione, i video di mutilazioni, i canali esoterici, i fumetti Manga, i personaggi bui e oscuri di certa mediocre letteratura perversa divulgata per adescare i deboli, a differenza di coloro che sono portatori di solidi valori etico morali, che sono disgustati da certi scenari e se ne tengono lontani». In sostanza, l'assassino di Eleonora e Daniele avrebbe sì patito per una serie di disagi, ma tale condizione non è assimilabile a uno stato di follia tale da renderlo non punibile. Non tutti coloro che soffrono, finiscono per uccidere, è il ragionamento. «Ha ucciso in piena consapevolezza - dunque - con dolo di massima intensità, con premeditazione e con crudeltà».


Si rilevava: «La capacità di programmare in dettaglio e costruire nel tempo un'azione che doveva essere perfetta: consultare i siti di vendita delle armi, non dando corso a un acquisto online per non lasciare traccia, il coltello comprato appositamente in un'armeria, le telecamere individuate lungo il tragitto, il percorso da fare, i tempi da rispettare, il materiale da portare con sé, passamontagna con disegnate le orbite degli occhi e bocca per amplificare con il terrore la maschera di un effetto sorpresa, i guanti, la candeggina, le fascette serracavo per la prevista tortura».
La difesa di De Marco è sostenuta dagli avvocati Andrea Starace e Giovanni Bellisario. I famigliari delle vittime sono invece assistiti dagli avvocati Renata Minafra, Mario Fazzini, Fiorella D'Ettorre, Luca Piri, Stefano Miglietta e Francesco Spagnolo.
 

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