Abusi e sadismo, anche sui neonati: sgominata rete di pedofili. Perquisizioni e arresti in tutta Italia: coinvolto anche un salentino

Sabato 4 Luglio 2020
C'è anche una persona della provincia di Lecce nella rete di pedofili sgominata questa mattina dalla Polizia postale, con un blitz che ha registrato arresti e perquisizioni in 15 regioni italiane. Detenzione, diffusione e, in alcuni casi, produzione di materiale pedopornografico i reati contestati dalla Procura di Torino, che ha condotto questa complessa operazione coordinando il lavoro di oltre 200 investigatori del Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online e del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni del capoluogo piemontese. 

Eseguiti stamattina 50 decreti di perquisizione - uno dei quali, come detto, a carico di un uomo che vive nel Salento -, arresti in tutto il Paese (compresa la provincia di Bari) e sequestri di 100 reperti e decine di terabyte di materiale pedopornografico, recuperato grazie a veri e propri pedinamenti virtuali che hanno ricondotto gli investigatori ai presunti pedofili, celati dietro più o meno fantasiosi nickname.

«L’operazione è iniziata un anno fa, avevamo notato del movimento del materiale illecito on line e abbiamo iniziato dei veri e propri pedinamenti virtuali — spiega al Corriere della Sera, Fabiola Silvestri, dirigente del compartimento di Polizia Postale del Piemonte —. Il materiale deve essere il più particolare e personalizzato possibile perché in questo modo si ha maggiore credibilità nell’ambito delle comunità di persone attratte dalla pedopornografia. In questo caso è più facile individuare le vittime, ma non la rete dei personaggi coinvolti, presentati online con un nikname. Per questo, per le ricerche, sono importantissime le connessioni, cioè gli indirizzi Ip che permettono di identificare la macchina dalla quale è partita la connessione a internet. L’abilità dell’investigatore sta anche nell’identificare l’esatta connessione perché queste persone si avvalgono spesso di sistemi di anonimizzazione o sfruttano aree wifi aperte. Inoltre, questi soggetti sono soliti catalogare il materiale in base a criteri di età, sesso ed etnia usando un linguaggio particolare. La squadra di tecnici informatici non solo sono in possesso del know how tecnologico necessario ma anche delle modalità comportamentali e di linguaggio appartenenti al pedofilo».

L'inchiesta ha visto anche la collaborazione del National Child Exploitation Coordination Center (NCECC) canadese, che ha consentito di stanare alcuni degli arrestati da una piattaforma di messaggistica istantanea. Anche su questa piattaforma veniva scambiato il materiale sequestrato, che va dalle scene di nudo a immagini relative a pratiche di sadismo su minori. Fra le vittime, anche neonati e materiale prodotto in ambito familiare.
  Ultimo aggiornamento: 11:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA