Panchine di fronte al mare e ricostruzioni 3D:
così rivive il molo di Adriano

Panchine di fronte al mare e ricostruzioni 3D: così rivive il molo di Adriano
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Lunedì 27 Novembre 2017, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 18:17

Riavvolgere il nastro del tempo, indietro di diversi secoli. E scrutare il mare per ritrovarci navi romane, dell’esercito dell’imperatore Adriano o dei commercianti che solcavano il Mediterraneo diretti in Grecia o sulle coste del Nord Africa. Il molo di Adriano a San Cataldo offre ai cittadini questo inedito viaggio.
I lavori condotti dalla Soprintendenza archeologica di Puglia, con la collaborazione dell’Università del Salento e delle associazioni Insynchlab, LabTaf e Tour Up ‘n Down, si sono conclusi da qualche tempo e ora ammirare l’antico approdo nella marina leccese offre tutta un’altra prospettiva e visione. Idealmente, ma anche “fisicamente”, visto che proprio parallelamente ai resti del molo è stata realizzata una passerella con tanto di panchine dove accomodarsi e godere della bellezza di quell’angolo di San Cataldo.
Certo, seduti così vicini a questa grande opera di ingegneria, ci si rende conto di quanto urgente e improcrastinabile sia rimettere a nuovo anche la zona intorno, dalla piazza antistante il Faro alle aree a verde, entrambe finite nei progetti di Rigenerazione urbana avviati dall’assessorato all’Urbanistica due mesi fa e ora al vaglio della Regione, per la concessione dei finanziamenti.
Urgente e improcrastinabile perché il molo dell’imperatore Adriano, è l’unico - lungo tutta la costa di Puglia - a essersi conservato così bene. Sono ancora visibili circa cinquanta metri di struttura muraria, che hanno resistito al passare del tempo, all’erosione costiera e anche all’imperversare dei vandali, ignari - in qualche occasione - di trovarsi a passeggio sulla Storia.
 

Tra il 500 e il 600, San Cataldo divenne approdo di pellegrini, punto di imbarco per il commercio dell’olio locale. Più tardi, nel 1700, quell’area finì insabbiata, insidiata dalla Posidonia e il porto perse la sua funzionalità. Dopo decenni di abbandono, alla fine del 1800 la comunità decise di restituirgli la vita: erano gli anni durante i quali Brindisi si preparava a cantierizzare il suo progetto di area portuale e si andava costruendo la tramvia, che collegava la Lecce barocca alla sua principale marina.Dopo quasi 50 anni di discussioni e cinque progetti presentati, nel 1901 venne finalmente posata la prima pietra per il nuovo molo di San Cataldo. Il resto, è storia, costellata dei tuffi e delle gare che negli anni Sessanta improvvisavano i nuotatori: numerose sono le testimonianze fotografiche di quel periodo. E significative e interessanti sono poi le ricostruzioni 3D di com’era il molo nell’antichità realizzate dall’associazione Tour Up ‘n Down e visibili sui cartelli informativi sistemati a San Cataldo.
Ricostruzioni che hanno necessitato di studi approfonditi e di voli aerei di ricognizione, a bassa quota, di un’area di dieci chilometri compresa fra Lecce e il porto. «è emersa la presenza di un antico tracciato viario, attestato dalla presenza di alcune carraie, che si ipotizza potesse rappresentare la strada di accesso all’imboccatura del molo. A partire dal modello 3D Image-Based - è scritto su uno dei cartelli informativi - ottenuto da foto aree dei resti attuali del molo, si è elaborata una proposta ricostruttiva nella quale sono confluiti tutti i dati raccolti durante le indagini». E dai quali si intuisce perfettamente come fosse San Cataldo secoli fa e quale fermento ci fosse intorno al molo, punto di partenza - questo l’auspicio degli imprenditori e dei residenti - di una nuova stagione per la marina.
 

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