Twiga ad Otranto, in arrivo la sospensione per il sindaco Cariddi

Ciò che resta del Twiga a Otranto
Ciò che resta del Twiga a Otranto
di Erasmo MARINAZZO
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 05:00

Si è momentaneamente arenata sugli stabilimenti balneari di Otranto la carriera di sindaco di Pierpaolo Cariddi. Prima con il divieto di dimora nel suo comune disposto nella parte dell’inchiesta che gli contesta di avere forzato la pratica di ripristino del litorale sabbioso del Lido Atlantis dell’ex assessore regionale al Welfare, Totò Ruggeri. E poi con la condanna a 3 anni e 9 mesi di reclusione riportata lunedì sera nel processo di primo grado che gli ha contestato di avere favorito gli interessi dell’imprenditore turistico Raffaele De Santis (3 anni e 3 mesi la condanna), consentendogli di realizzare sulla costa a Nord di Otranto lo stabilimento balneare con il marchio Twiga dell’omologo di Forte dei Marmi gestito da Flavio Briatore e Daniela Santanché.

Il ruolo di progettista

Imputato nel ruolo di progettista e di direttore dei lavori, Pierpaolo Cariddi, poiché all’epoca il Comune era guidato dal fratello Luciano.  Trattandosi di abuso di ufficio, di un reato contro la pubblica amministrazione, la condanna comporta l’applicazione della legge Severino con la sospensione della carica elettiva per 18 mesi. Se ne sta occupando il prefetto Maria Rosa Trio, la notifica del provvedimento di sospensione dovrebbe essere ormai questione di ore. 

Sindaco già sospeso 

Intanto l’8 luglio il sindaco era stato già sospeso per la misura cautelare del divieto di dimora emessa dal giudice per le indagini preliminari Simona Panzera nell’ordinanza di custodia cautelare che ha visto finire Ruggeri agli arresti domiciliari. Un inizio di secondo mandato, dunque, marcato dalle vicende giudiziarie, quello di Pierpaolo Cariddi rieletto il 12 giugno scorso con il 55,80 per cento dei voti a fronte del 44,20 per cento raccolto dallo sfidante Luca Bruni. Il capo dell’opposizione, Luca Bruni, che nei giorni scorsi aveva posto al Consiglio comunale il problema della guida della città alla luce dell’allontanamento di Cariddi dalla gestione amministrativa disposta dalla prefettura per l’ipotesi di reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Ed ora Luca Bruni pone nuovamente il problema di come potrà essere amministrata Otranto alla luce della recente condanna.

La tesi della procura

Le scelte adottate a Palazzo Melorio sono state al centro del processo sullo stabilimento balneare Twiga ma anche di quello sullo stesso litorale di contrada Cerra, il Dolce Riva, che ha visto l’ex capo dell’Ufficio Tecnico comunale, l’ingegnere Emanuele Maggiulli, condannato a quattro anni di reclusione in entrambi i processi condotti dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce (presidente Pietro Baffa, a latere Valeria Fedele e Roberta Maggio) chiusi con le condanne le confische di entrambe le strutture. La tesi della Procura sostenuta dal pubblico ministero Alessandro Prontera nell’inchiesta condotta dalla collega Roberta Licci, è che lì sul litorale Nord della costa idruntina potevano essere realizzati tutt’al più dei chioschi e dei servizi di noleggio di lettini ed ombrelloni e non delle mega strutture come il Twiga e il Dolce Riva. Poiché ciò sarebbe indicato nel Piano regolatore con le norme tecniche di attuazione degli accessi al mare. Una questione che si sta dibattendo anche nel processo in corso sul terzo lido sorto in quella zona, zona agricola, il Salento Beach. Se ne parlerà nell’udienza del 3 ottobre, anche questa istruita dai giudici della seconda sezione penale.

La vicenda del lido Atlantis

Tutt’altra vicenda quello del Lido Atlantis, vicenda peraltro ancora nelle fase delle indagini preliminari condotte dal pm Prontera con i finanzieri della Compagnia di Otranto: secondo la ricostruzione dell’accusa avallata dall’ordinanza della gip Panzera e dal Tribunale del Riesame, la richiesta di ripristinare il litorale del Lido Atlantis era stata presentata fuori dai termini. Il 24 aprile 2020 invece del 31 marzo. Accadde che il 29 maggio la Giunta comunale approvò il nuovo progetto di ripristino motivandolo con l’arrivo di una mareggiata che intanto avrebbe eroso la spiaggia. Un falso secondo l’accusa. Un falso che ha rappresentato il primo stop al secondo mandato di Cariddi. Seguito dalla condanna di lunedì

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