Mafia e droga, 16 arresti a Lecce. Minacce ai parenti del pentito Gioele Greco/ Gli arrestati e gli indagati in libertà

Mafia e droga, 16 arresti a Lecce. Minacce ai parenti del pentito Gioele Greco/ Gli arrestati e gli indagati in libertà
La polizia ha eseguito sedici provvedimenti cautelari per associazione a delinquere di stampo mafioso e per traffico di sostanze stupefacenti e spaccio nel capoluogo salentino. E ha indagato altre 49 persone. Le indagini della Squadra Mobile di Lecce, in collaborazione con quelli della Squadra Mobile di Ravenna, dei Reparti Prevenzione Crimine di Lecce, Potenza e Pescara, del Reparto Cinofili di Brindisi e del Reparto Volo di Bari, hanno accertato che gli arrestati sono tutti facenti parte di un gruppo criminale che aveva acquisito il controllo di parte del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, nel capoluogo leccese. Il procedimento è stato avviato per individuare gli autori di una serie di atti intimidatori ai danni dei congiunti di un collaboratore di giustizia, Gioele Greco, e ha dimostrato come il gruppo criminale avesse raggiunto nel territorio leccese, approfittando anche dello stato di detenzione delle figure di riferimento dei clan della Sacra Corona Unita, una relativa autonomia criminale.

Gli arrestati sono: in carcere Cristian Cito, 29 anni, di Lecce; Gianfranco Elia, 46 anni, di Lecce, e Massimiliano Elia, 42 anni, di Lecce; ai domiciliari Giampiero Alula, 40 anni, di San Pietro Vernotico; Antonio Balloi, 71 anni, di Surbo; Andrea Bisconti, 37 anni, di Lecce; Danilo De Tommasi, 29 anni, di Lecce; Cesario Filippo, 40 anni, di San Pietro Vernotico; Rodolfo Franco, 61 anni, di San Cesario; Luca Pacentrilli, 29 anni, di Lecce; Andrea Podo, 23 anni, di Lecce; Diego Podo, 33 anni, di Lecce; Saulle Politi, 46 anni, di Monteroni; Gabriele Tarantino, 39 anni, di Monteroni; Antonio Restia, 53 anni, di Lecce, ed Oronzo Russo, 31 anni, di Surbo.

Indagati nell'ambito della stessa inchiesta, ma senza provvedimenti restrittivi della libertà: Jose Bruno Acquaviva, 36 anni, di Lecce; Alessio Anastasia, 34 anni, di Lecce; Daniele Balloi, 36 anni, di Melendugno; Angelo Braì, 45 anni, di Merine di Lizzanello; Gianluca Calabrese, 31 anni, di Copertino; Antonio Calò, 46 anni, di Lecce; Fabio Campa, 45 anni, di Lecce; Angelo Corrado, 38 anni, di Lecce; Marco De Lorenzi, 39 anni, di Lecce; Vincenzo De Riccardis, 22 anni, di Lecce; Mirco Della Porta, 39 anni, di Mesagne; Manuel Gigante, 37 anni, di Lecce; Antonio Giglio, 46 anni, di Brindisi; Antonio Giordano, 46 anni, di Monteroni; Giuseppe Guido, 28 anni, di Lecce; Soni Hajdari, 24 anni, residente nel campo Panareo; Cesare Iaia, 43 anni, di Tuturano (frazione di Brindisi); Eltion Isufaj, 30 anni, domiciliato al campo Panareo; Rudy Lubelli, 28 annui, di Lecce; Mattia Monaco, 31 anni, di Lecce; Gianluca Palazzo, 43 anni, di Lecce; Cristian Roi, 36 anni, di Copertino; Gianluca Rubino, 27 anni, di Mesagne; Roberto Santo, 44 anni, di Lecce; Michela Secondo, 39 anni, di Lecce; Alessandro Serino, 48 anni, di Lecce; Marianna Serio, 41 anni, di Lecce; Antonio Sgura, 54 anni, di Brindisi; Antonio Signorile, 48 anni, di Brindisi; Krenar Skendaj, 46 anni, albanese; Giovanni Taurino, 39 anni, di Lecce; e Riccardo Zingarello, 44 anni, di Lecce.

Gli elementi acquisiti hanno dimostrato come il gruppo criminale intraneo ai clan BRIGANTI-PEPE avesse ormai raggiunto nel territorio leccese, approfittando anche dello stato di detenzione delle figure di riferimento dei menzionati clan della Scu, una relativa autonomia criminale mantenendo peraltro trasversali rapporti con personaggi di rilevante spessore criminale come Saulle Politi e Antonio Balloi i quali, in più occasioni, si sono posti da intermediari nella vendita di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente.
 


L’attività investigativa, protrattasi per oltre un anno e supportata anche dalle preziose dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ha consentito di ricostruire centinaia episodi di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, hashish e marijuana, posti in essere dai vari indagati sul territorio di questa provincia.

Le intercettazioni telefoniche ed ambientali, compiute utilizzando le più sofisticate tecnologie, e le conseguenti attività di riscontro poste in essere con i metodi tradizionali di indagini, ossia lunghi pedinamenti, osservazioni, appostamenti, hanno poi consentito di chiudere il cerchio investigativo e corroborare a pieno quanto dichiarato dai due collaboratori di giustizia. L'operazione, denominata Vele, ha inoltre permesso agli inquirenti di descrivere «nuove geometrie criminali, ovvero quelle che si venivano definendo in quel preciso momento storico consentendo di seguire man mano che si verificavano i fatti criminosi, consentendo in molti casi di prevenirli ed interromperli».
 

 
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Martedì 8 Gennaio 2019 - Ultimo aggiornamento: 18:12