«Donatella per noi era tutto». Parla il papà della giovane uccisa dal marito. Il dolore e i ricordi: «Ora non mi do pace»

Donatella Miccoli e Matteo Verdesca
Donatella Miccoli e Matteo Verdesca
di Andrea TAFURO
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Mercoledì 22 Giugno 2022, 04:30 - Ultimo aggiornamento: 17:49

«Viviamo un dolore estremo. La perdita di una figlia è una tragedia per ogni genitore. Donatella era tutto per noi: una ragazza speciale, una mamma unica e amorevole con i suoi figli». A parlare è Fiorello Miccoli, padre di Donatella, la giovane donna uccisa a coltellate dal marito suicida Matteo Verdesca, in quel nido d’amore che sarebbe dovuta essere la loro casa al civico 7 di via Veglie a Novoli, nella notte tra sabato e domenica scorsa. Parole commosse e intrise d’amore, quelle centellinate con grande dignità dal padre della 39enne, sostenuto in queste ore dall’affetto dell’intera comunità novolese e dal primo cittadino Marco De Luca, nell’affrontare una tragedia che ha distrutto una famiglia, lasciando orfani due bambini di 2 e 7 anni, e ne ha travolte altre due, quelle dei genitori.


Signor Miccoli, che ricordo ha di sua figlia? 
«Donatella era una ragazza buona e solare, che si faceva amare e rispettare nei rapporti d’amicizia e sul lavoro. Ovunque andava si faceva apprezzare, aveva un sorriso sempre per tutti. Sia a Novoli che nel nord d’Italia. Prima di rientrare in Salento ha lavorato per diversi anni in provincia di Milano, e anche li aveva lasciato un buon ricordo. La terribile notizia ha distrutto anche quella comunità lombarda che ha avuto la fortuna di conoscerla per la sua bellezza d’animo».

Com’era il suo rapporto con il marito Matteo? 
«Mi chiamava papà. Ci sentivamo spesso, soprattutto quando lui doveva andare al lavoro e lasciava da me i figli. Così è stato anche lo scorso venerdì sera, intorno alle 7 mi aveva chiamato perché i piccoli volevano passare a salutarmi da casa nonostante la nonna fosse a Roma per assistere l’altra figlia che ha da poco partorito». 
E della coppia Donatella-Matteo cosa ricorda? 
«Due giovani affiatati e innamorati, con due figli bellissimi. Erano una coppia giovane come tante altre, impegnata sul lavoro, nell’accudire i bimbi, e che in alcuni momenti della relazione hanno potuto incontrare delle difficoltà ma nulla portava a pensare quello che poi è successo. Ho un solo pensiero che mi scuote, ma è così lancinante e inspiegabile».


Cosa intende? 
«Se c’è stato un litigio tra i due ragazzi, perché doveva finire così? Perché doveva ammazzare Donatella e poi tutto il resto? Da un diverbio, come tanti ne possono accadere nella vita delle famiglie, perché si è passati alla violenza, al coltello preso forse dalla cucina che dista alcuni metri dalla camera da letto? Non mi do pace per questo».
Ai voi nonni, materni e paterni, ora il compito di proteggere e far crescere i nipotini? 
«Lo facevamo anche prima. Siamo stati sempre delle famiglie affiatate e in ottimi rapporti. Non ci sono stati problemi e mai ce ne saranno tra noi. Non esiste astio e rancore verso i genitori di Matteo nonostante il dramma che stiamo vivendo. La priorità sono i bambini, e sono convinto che insieme faremo tutto ciò che serve per crescerli nel migliore dei modi. Speriamo solo di avere la forza e la serenità necessaria». 
La comunità di Novoli in questo vi sta dimostrando vicinanza e sostegno? 
«Il paese si è stretto attorno al nostro dolore. Il sindaco, le parrocchie e tanti cittadini ci stanno dimostrando grande affetto. Ringrazio tutti e mi appello al buonsenso delle persone per evitare pettegolezzi che arrecano solo ulteriore dolore».
 

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