Scarcerato e arrestato di nuovo: torna in carcere il presunto omicida del carabiniere

Scarcerato e arrestato di nuovo: torna in carcere il presunto omicida del carabiniere
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 10:49 - Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 01:18

Prima scarcerato per una "questione procedurale", ora arrestato di nuovo. E' tornato in carcere Michele Aportone, il 70enne di San Donaci accusato di aver ucciso a colpi di fucile, lo scorso 3 maggio, il carabiniere in pensione Silvano Nestola, 46 anni.

La nuova misura è stata emessa dopo il provvedimento del Riesame di Lecce che aveva ritenuto che il giudice non avesse formulato una valutazione autonoma rispetto alle motivazioni dei pubblici ministeri Paola Guglielmi e Alberto Santacatterina. Aportone risponde di omicidio volontario aggravato dai futili motivi: era stato scarcerato martedì scorso, dopo essere finito in carcere a ottobre. Ieri sera sono stati i carabinieri del Nucleo operativo del Reparto operativo, insieme con i colleghi del Ros, a riaccompagnarlo in carcere.

Appena qualche giorno fa il Riesame aveva consentito a Michele Aportone di tornare in libertà dopo l'arresto con l’accusa di aver ucciso a colpi di fucile l’ex marescialo dei carabinieri Silvano Nestola. Il Tribunale del Riesame, presidente Carlo Cazzella, aveva revocato l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Sergio Tosi del 70enne di San Donaci finito in carcere a fine ottobre a cinque mesi dall’omicidio dell’ex carabiniere 45enne di Copertino Silvano Nestola. 

Le motivazioni della scarcerazione

Più che una scarcerazione con motivazione nel merito si era trattato di una decisione riguardante una questione procedurale: secondo il Riesame il gip non avrebbe adottato un'autonoma valutazione dei fatti applicando l'arresto. «Il gip opera una riproduzione integrale degli esiti delle indagini usando formule stereotipate», scrive il Riesame nell'atto di motivazione. 

Secondo il riesame «il giudice, per ciascuna posizione e contestazione, deve svolgere un effettivo vaglio degli elementi di fatto ritenuti decisivi senza il ricorso a formule stereotipate spiegandole la rilevanza ai fini dell’affermazione dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari. Un provvedimento disordinato nella sua struttura – si legge nelle motivazioni – nell’ordine espositivo può nondimeno contenere un’autonoma valutazione da parte del gip per i singoli reati».

Nella parte finale dell’ordinanza vengono espresse dal gip delle valutazioni attraverso delle «formule stereotipate che non appaiono essere ancorate tenuto conto che si fa riferimento a dichiarazioni sfavorevoli all’indagato che non emergono in nessun modo dal compendio investigativo “alla incolumità di potenziali vittime” e “alla prepotenza come modalità di relazione interpersonale”, valutazioni cautelari che sembrano attenere a processi di natura diversa (maltrattamenti in famiglia, atti persecutori) rispetto ai quali si procede. L’ordinanza non è suddivisa in paragrafi e il gip opera una riproduzione integrale degli esiti delle indagini e, in particolare, delle valutazioni degli indizi formulati dal pubblico ministero riportando la suddivisione dei singoli paragrafi contenuti nella richiesta».

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