Madonnaro ucciso, confessa il giovane fermato: "L'ho visto con i soldi". Salvemini: «La stazione non è terra di nessuno»

Giovedì 14 Ottobre 2021

Ha confessato l'omicidio di Leonardo Vitale il 24enne condotto ieri sera in Questura, a Lecce, perché incastrato dalle telecamere di videosorveglanza. Si tratta di Mamadou Lamin, migrante non regolare nato in Senegal, ritenuto responsabile dei delitti di rapina e di morte o lesioni in conseguenza di altro delitto. L'uomo è il responsabile dell'aggressione avvenuta la notte tra 4 e 5 ottobre in viale Oronzo Quarta (angolo via Don Bosco) ai danni dell'artista di strada, poi morto in ospedale alcuni giorni dopo.

Il giallo sulla fine dell'artista

Ha così trovato una soluzione il giallo di via Don Bosco, dopo la denuncia del figlio della vittima che ha voluto vederci chiaro denunciando la rapina subita dal padre, a cui erano stati portati via i colori e il cellulare. L'uomo aveva comunque in tasca quasi 500 euro in contanti. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, poi confermata dalla confessione del giovane, il 24enne voleva rapinare Vitale e lo ha seguito e poi aggredito per derubarlo.

Il ragazzo è stato individuato visionando le telecamere di videosorveglianza dell'area che dal centro storico conduce nei pressi della stazione ferroviaria. A incastrarlo il taglio di capelli e una felpa a bande chiare, indossata anche al momento dell'arresto. 

Mamadou Lamin aveva notato Vitale in un kebab e gli aveva visto riporre il ricavato della sua attività di artista all'interno del trolley dove teneva i colori. Il giovane aveva pensato di rubarglielo e lo aveva così seguito nel suo percorso fino a via Don Bosco. Le telecamere hanno ripreso i due in diversi puntI. Nel tentativo di rapina gli ha sferrato un pugno ma Vitale ha battuto rovinosamente il capo riportando la ferita fatale che dopo alcuni giorni lo ha ucciso in ospedale.

La rapina finita in tragedia

Dopo la denuncia sono scattate le indagini dei poliziotti della Squadra mobile che in breve hanno condotto fino al giovane, fermato ieri sera nei pressi della Camera di Commercio. Tra le lacrime ha confessato di non avere intenzione di uccidere e che quando si è accorto di quello che era accaduto è fuggito in preda al panico. Nella fufa, il ragazzo aveva portato con sé il trolley, in cui altre telecamere lo hanno visto rovistare alla ricerca di denaro  asportando anche il cellulare della vittima. Per lui è scattato il fermo per omicidio preterintenzionale.

Il sindaco di Lecce: stazione non è terra di nessuno, previsti investimenti

«Il responsabile della morte – in conseguenza di rapina – di Leonardo Vitale – dichiara il sindaco Carlo Salvemini – è stato fermato e si trova in carcere. Le indagini della Questura di Lecce lo hanno prontamente individuato e fermato, ottenendo la piena confessione. Ringrazio il questore e il personale della Polizia di Stato. Il veloce esito delle indagini non cancella minimamente il dolore per la perdita di un artista che è stato una presenza costante con il suo lavoro sulle strade del centro cittadino. Alla sua famiglia vanno le mie più sentite condoglianze. Il quartiere della stazione non è una terra di nessuno. Su quel quartiere sono previsti tanti investimenti che segnalano l’attenzione del Comune e delle istituzioni: le opere di ribaltamento degli accessi, il rifacimento del Piazzale e di Viale Oronzo Quarta, il cantiere dell’Hub di Innovazione sociale Officine Mezzogiorno, che si aprirà a breve proprio nell’ex officina ferroviaria, oltre al restyling a cura di RFI che ci consegnerà una nuova e più moderna stazione ferroviaria. Oltre a questi progetti, da marzo, in via Don Bosco, è stato attivato il centro di prossimità Casa Comune, su input della Fondazione Emmanuel e in stretta sinergia con enti locali e forze dell’ordine, per offrire servizi minimi come deposito bagagli, docce, ristoro, ai senza fissa dimora e a chi si trova in condizioni di emarginazione, isolamento o povertà. A questo proposito, resta a Lecce, come nelle altre città, il grande tema nazionale della presenza di migranti non regolari sprovvisti di diritti, assistenza, percorsi di integrazione. Invisibili. È una presenza che andrebbe gestita fornendo anche alle amministrazioni locali e alle realtà del Terzo settore strumenti adeguati al recupero e all’inclusione, che negli ultimi anni sono stati invece depotenziati. Non possiamo tollerare reati e violenze, che dobbiamo reprimere. Ma se vogliamo affrontare il tema in modo maturo ed efficace occorre anche attrezzarsi per prevenire il rischio che gli “invisibili”, se totalmente abbandonati a se stessi, non trovino davanti a sé altra strada se non la delinquenza per sopravvivere».

Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 11:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA