Pedinati attraverso la rete? Caccia al killer: in campo la squadra crimini violenti del Ros

Lunedì 28 Settembre 2020 di Erasmo MARINAZZO

Messaggi, contatti, chiamate, foto, condivisioni, follower, accessi ai siti e ai social. Sono già a disposizione della Procura i file estrapolati dagli smartphone, dai computer portatili e dai pc di lavoro della giovane coppia ammazzata a Lecce nella prima serata di lunedì scorso nella loro casa al secondo piano della palazzina di via Montello, al 2, dove erano andati a vivere proprio quel giorno dopo quattro anni di fidanzamento.

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L'urgenza dettata dall'efferatezza dell'omicidio di Daniele De Santis e di Eleonora Manta, 33 e 30 anni, ha fatto sì che Silverio Greco, il consulente informatico nominato dalla Procura, e fatto arrivare direttamente la sera stessa sul luogo della tragedia, facesse presto a consegnare agli inquirenti i rapporti e le comunicazioni che hanno caratterizzato la vita virtuale dei due ragazzi. Un vita intensa, come accade in questa fase di esplosione dei social.
In quelle comunicazioni, nei messaggi Whatsapp, nelle mail, sui social Facebook, Instagram ed altri ancora, si cerca qualche indizio sull'assassino: se ne occuperanno gli specialisti. Se ne occuperanno i carabinieri della sezione Crimini violenti del Ros di Roma specializzati nell'analisi dei file delle vittime, dei sospettati e degli indagati.
Le operazioni peritali inizieranno domani, dopo il conferimento avvenuto la scorsa settimana nell'ufficio sostituto procuratore Maria Consolata Moschettini, affiancata dal procuratore capo Leonardo Leone de Castris in questa indagine che contesta l'ipotesi di reato di duplice omicidio aggravato dalla premeditazione, dall'efferatezza e dai motivi futili.

 

Sangue in casa e mani ferite: la lotta di Eleonora e Daniele contro l'assassino

E dunque ad affiancare i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, venuti a capo della grandissima parte degli omicidi consumati nel Salento negli ultimi anni, e della Compagnia di Lecce, ci sarà la squadra del Ros di Roma dislocata sul territorio nazionale sui casi particolarmente complessi e violenti. Come accadde a maggio del 2012 per la strage al Movillo Falcone di Brindisi in cui morì a 16 anni Melissa Bassi e quattro altre studentesse rimasero ferite gravemente per la bomba piazzata dal copertinese Giovanni Vantaggiato.
Toccherà loro individuare eventualmente le tracce informatiche che potrebbe avere lasciato l'uomo che ha dimostrato di avere covato un rancore omicida dimostrato con le 60 coltellate inferte sui corpi di Eleonora e Daniele.
Qualcuno, ad esempio, che potrebbe avere seguito la vita di queste ragazzi attraverso le pubblicazioni sui social. Eleonora particolarmente attiva su questo fronte: il suo modo per rendere participi gli altri della felicità con cui stava vivendo la sua vita. Un'estensione del suo sorriso, della sua serenità, della capacità di farsi scivolare addosso i problemi e mantenere sempre un atteggiamento positivo. L'ultima pubblica è la storia postata su Instagram per raccontare una serata speciale, la prima serata nella casa che era stata la casa dei genitori di Daniele e che da quel 21 settembre sarebbe stata la loro casa: una storia costruita con le foto del quadro regalato dalla madre di Daniele ed appeso al muro, la pizza appena fatta, i pasticcini portati da Daniele.
Una storia pubblicata alle 20.49, alle 20.53 sono arrivate le prime telefonate al 113 della polizia ed al 112 dei carabinieri: l'assassino era lì dietro alla porta. Aveva fatto sopralluoghi, sapeva tutto di loro, sapeva di trovarli in casa. Li ha pedinati. Solo per strada? O anche attraverso la rete informatica? Era un suo follower? Lo diranno gli specialisti in crimini violenti.
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Ultimo aggiornamento: 16:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA