Occupazioni, le carte in mano ai carabinieri

Occupazioni, le carte in mano ai carabinieri
di Paola ANCORA
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Venerdì 27 Settembre 2019, 07:39 - Ultimo aggiornamento: 09:15

L'elenco degli occupanti abusivi di alloggi popolari è nelle mani dei carabinieri. Sono i militari dell'Arma, infatti, a raccogliere dai Comuni in queste settimane i documenti relativi alle abitazioni di Edilizia residenziale pubblica occupati da chi non ha titolo per accedervi. La prefettura - i cui poteri e le cui responsabilità sono state potenziate con il Decreto sicurezza ha infatti ordinato un nuovo monitoraggio delle occupazioni, anche se i precedenti va detto sono rimasti in un cassetto. Non hanno dato la stura, come pure ci si aspettava, a sgomberi per restituire alla pubblica proprietà quel 30% di case occupate nel capoluogo e nel resto della provincia. E Il quadro di illegalità diffusa che abbiamo più volte raccontato è rimasto intatto: il Salento continua a vantare il non lusinghiero primato di provincia con il maggior numero di occupanti abusivi, nonostante proprio su un presunto mercato di case e voti sia imperniata una inchiesta della Procura, che ha mandato a processo politici, funzionari e amministratori pubblici.

Cresce l'esercito di abusivi: oltre 400 alloggi occupati

Le mani dei clan sulle case popolari e gli sgomberi mai arrivati

Il monitoraggio degli alloggi occupati, dunque, andrà avanti. Con quale obiettivo? Non è chiaro, infatti, se vi sia o meno una strategia condivisa fra prefetturae Procura, indispensabile per intervenire su un problema che riguarda la giustizia sociale, il rispetto della legalità, il sottobosco di interessi e bisogni sui quali scommettono i clan criminali.
In base al Decreto sicurezza, il prefetto presiede una cabina di regia e deve chiudere le pratiche relative alle occupazioni abusive in 90 giorni. I carabinieri hanno già chiesto ai Comuni di fornire documenti sull'Erp e, per esempio, a San Cesario hanno denunciato sei persone tre giorni fa. Il reato di occupazione abusiva, infatti, è perseguibile d'ufficio se l'alloggio in questione è di proprietà pubblica. Per evitare che quel reato si ripeta, però, alla denuncia dovrebbe seguire il sequestro preventivo dell'alloggio occupato, lo sgombero e la sua assegnazione al primo degli aventi diritto nelle graduatorie comunali. Ed è qui che la macchina si inceppa: ai monitoraggi e alle denunce non segue alcun sequestro né sgombero.

Perché? Eppure nella vicina Brindisi, in pochi mesi sono state denunciate 66 persone, sono stati eseguiti quattro arresti e disposti sequestri preventivi di immobili, con la successiva assegnazione a cittadini che da anni attendono di avere una casa. Dal 2017 a Brindisi, a dirigere la Procura c'è Antonio De Donno, già aggiunto a Lecce. Fu lui ad avviare l'inchiesta sulle case popolari nel capoluogo salentino e a evidenziare, in una intervista a Quotidiano, che a Lecce «esistono situazioni particolari, in cui non è possibile cacciare chi ha occupato un alloggio», specie quando fra gli occupanti si contano famiglie con bambini o anziani, anche perché «le colpe dei padri non devono ricadere sui figli», riferendosi alle famiglie ritenute appartenenti a qualche clan malavitoso.

Come a Brindisi, anche a Taranto, dopo le direttive di Salvini, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Donato Cafagna, e la cabina di regia istituita in questura hanno individuato gli alloggi di proprietà di Arca occupati arbitrariamente e hanno avviato gli sgomberi al rione Tamburi, con un imponente intervento delle forze dell'Ordine.
A Lecce, i Comitati si susseguono, ma gli sgomberi non sono ancora partiti e, in una missiva del dicembre scorso indirizzata ai sindaci, al questore, al comandante dei carabinieri e ad Arca Sud, il prefetto Maria Teresa Cucinotta ha chiarito che l'intervento «della Forza Pubblica va graduato ai casi di effettiva necessità», che i Comuni devono attivare «Polizia locale e Servizi sociali per verificare che nei casi segnalati per un possibile sgombero non ricorrano condizioni di fragilità sociale e disagio economico» e, infine, che solo «a seguito di più tentativi di accesso, debitamente relazionati (...), laddove emergano situazioni di particolare complessità sul piano dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica, potrà essere investita la Cabina di Regia e successivamente la Questura per le modalità operative». Con il risultato che le occupazioni, a tutti note da anni, continuano indisturbate.

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