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Cardiopatico e grande obeso trasferito dal carcere di Lecce a Poggioreale. Insorge il garante dei detenuti

Cardiopatico e grande obeso trasferito dal carcere di Lecce a Poggioreale. Insorge il garante dei detenuti
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Venerdì 22 Luglio 2022, 16:42 - Ultimo aggiornamento: 23 Luglio, 13:18

Un uomo di 48 anni, grande obeso del peso di 250 chili, è stato trasferito dal carcere di Lecce al carcere di Poggioreale. La decisione ha scetenato la decisa reazione del garante dei detenuti campano, Samuele Ciambriello, che la definisce «inconcepibile».

Le rimostranze del garante dei detenuti

«Non capisco la logica di questo trasferimento - spiega - Già è per me inconcepibile che Francesco, un uomo di 48 anni, che pesa 250 chili, ha diverse fratture, è cardiopatico ed ha già avuto quattro infarti, stia ancora in carcere e non in detenzione domiciliare in una struttura sanitaria o ospedaliera. Ancor più inaccettabile è che adesso stia in un istituto di pena come Poggioreale».

La richiesta di "soluzioni diverse"

Il caso di Francesco si somma ad altri casi, primo tra tutti quello di Mario, l'uomo di 270 chili che da Poggioreale, proprio nei giorni scorsi, è stato mandato ai domiciliari. «Troppi ammalati, anziani, detenuti con disturbi psichiatrici che riempiono le nostre carceri. Per loro dovrebbero essere pensate soluzioni diverse, misure alternative, anche in ragione del fatto che nelle carceri campane mancano medici, sia generici che specialistici, infermieri, psichiatri e psicologi - sottolinea il garante -. Lo Stato non può rimanere inerme davanti a storie come quelle di Francesco, che merita di scontare la sua pena in maniera dignitosa e soprattutto avendo le necessarie cure e non lontano da casa, dai suoi familiari, sapendo, per esempio, che la Casa circondariale di Bari ha un reparto Sai ben attrezzato e già anche collegato con il locale ospedale e con la facoltà di Medicina dell'Università barese. Le strutture carcerarie, così come Poggioreale, non possono farsi carico di un caso clinico così delicato. Si corre un rischio troppo alto».

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