Fuga dalla chiesa, anche ai salentini piace il rito civile: più 10% in pochi anni

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Maurizio TARANTINO
Un matrimonio
I salentini sono ancora per l’abito bianco e le nozze, ma se qualcosa sta cambiando nelle abitudini di chi è pronto a sposarsi. 
La tendenza certificata dall’Istat con il superamento, per la prima volta, dei matrimoni civili rispetto a quelli religiosi, sembra essere un trend inarrestabile in tutta la Penisola.
Anche a Lecce, sebbene i dati parlino ancora di percentuali sopra il 60%, la tendenza a sposarsi in chiesa sta progressivamente calando. La ricerca demografica dell’Istat, relativa al 2018, mostra come, nel confronto con gli ultimi 5 anni, la diminuzione dei matrimoni in chiesa, sia di quasi il 10% passando dal 73,7% del 2014, al 64,4% del 2018, con una progressiva diminuzione che ne fa il capoluogo di Regione con il decremento più alto. Lecce è secondo, nella classifica regionale, dietro solo a Brindisi che ha un punto in meno, cioè il 63,4% di fidanzati convolati a nozze attraverso il rito religioso. I numeri assoluti riferiti al 2018 mostrano come nel capoluogo salentino si siano tenuti 275 matrimoni nei luoghi di culto, contro i 146 celebrati civilmente a Palazzo Carafa.
Una “laicizzazione” dei matrimoni che avanza inesorabilmente anche all’interno della Provincia. La prevalenza di coppie che scelgono soltanto di scambiarsi le promesse solo davanti al sindaco, è ormai una realtà in borghi insospettabili come Acquarica del Capo, dove nel 2018, i matrimoni civili sono stati 7 contro i 2 di quelli religiosi. Stessi dati ad Arnesano, mentre a Botrugno i civili sono stati esattamente il doppio degli altri, 14 contro 7. Sono state 8 invece a Castrignano de’ Greci le nozze in Comune contro le 5 in “abito bianco”, molte meno che a Cutrofiano che ne ha celebrate 30 alla presenza del primo cittadino e “solo” 17 in chiesa. A Lequile, 23 i contratti civili contro 5 soltanto quelli religiosi, mentre a Leverano i numeri parlano di 11 “civili” contro 4 “religiosi”. Anche a Muro, prevalenza di nozze “laiche” con 18 casi contro i 15 avvenuti alla presenza del sacerdote. Due le curiosità, nella statistica Istat: a Giuggianello, il Comune più piccolo del Salento con 1210 abitanti, si sono celebrati 5 unioni davanti al sindaco, mentre soltanto 3 sono state quelle religiose. È Salice Salentino invece l’amministrazione che ha contato il maggior numero di matrimoni avvenuti solo davanti all’ufficiale di stato civile, cioè 46, contro i 18 all’interno della chiesa. 
I Comuni dove invece il numero delle scelte si equivale, sono tre, cioè Carpignano con 4, Tiggiano con 6 e Otranto, rinomata meta dei futuri sposi anche a causa della storica cattedrale, con 27. Nel 2018 poi nessun matrimonio è stato celebrato in due località salentine, cioè a Seclì e a Martignano. A livello nazionale, invece i dati, sono diversi. Nel 2018 sono stati celebrati in Italia 195.778 matrimoni, circa 4.500 in più rispetto all’anno precedente (+2,3%), ma prosegue la tendenza a sposarsi sempre più tardi. Attualmente gli sposi alle prime nozze hanno in media 33,7 anni e le spose 31,5 (rispettivamente 1,6 e 2,1 anni in più rispetto al 2008). Le seconde nozze, o successive, dopo una fase di crescita rilevata negli ultimi anni, dovuta anche all’introduzione del “divorzio breve”, rimangono stabili rispetto all’anno precedente (incidenza sul totale dei matrimoni raggiunge il 19,9%). Metà dei matrimoni (50,1%) si svolge con rito civile, con una differenza sostanziale su base geografica: al Nord la quota è del 63,9%, al Sud meno della metà (30,4%). Nel 17,3% delle nozze celebrate in Italia lo scorso anno almeno uno sposo è straniero. Poco più della metà dei matrimoni (50,1%) si svolgono con rito civile, con una differenza sostanziale su base geografica: al Nord la quota è del 63,9%, al Sud meno della metà (30,4%). Sempre l’Istat rileva poi che nel 17,3% delle nozze celebrate in Italia lo scorso anno almeno uno sposo è straniero. © RIPRODUZIONE RISERVATA