«Noi locali controllati come malavitosi: basta»

Lunedì 1 Giugno 2020 di Massenzio SCHIAVANO
I locali della movida di Casarano, «stanchi dei controlli continui e assurdi», lanciano un appello alle istituzioni, alle forze dell'ordine e ai cittadini. I gestori di Ffound, Shakespeare Pub, Mood Cafè e Core Cafè, con una lettera resa pubblica sabato scorso, propongono un patto sociale con l'obiettivo di poter lavorare tranquillamente e nel rispetto delle regole. Lo fanno dopo l'ennesima serata in cui i carabinieri sono stati costretti a intervenire a causa degli assembramenti dei giovani nelle immediate vicinanze dei locali. L'iniziativa dei locali ha incontrato la solidarietà dell'Associazione Commercianti e Imprenditori di Casarano.
Si sentono abbandonati dalle istituzioni; registrano un presunto accanimento delle forze dell'ordine nei loro confronti; ritengono di essere considerati gli unici responsabili della pandemia.
I titolari della movida casaranese, formata da quattro locali del centro cittadino (situati nel raggio di 100 metri) che attirano dal venerdì alla domenica centinaia di giovani, firmano una dura lettera per esprimere amarezza, rabbia e disappunto per le situazioni che si sono create fuori dai locali dal 18 maggio (giorno della riapertura) ad oggi. Da registrare, intanto, che ieri, letto il post sulle pagine dei locali, il sindaco Gianni Stefano ha contattato alcuni gestori mettendosi a disposizione per trovare una soluzione.
«Dopo l'ennesima serata si legge nel documento - nella quale abbiamo cercato, faticosamente, di dare continuità alle nostre aziende, con i loro occupati, trascorsa anche a difenderci dai comportamenti delle forze dell'ordine, si rende necessario ripristinare la verità dei fatti e delle cose. Dopo 3 mesi abbiamo riaperto tra dubbi, incertezze normative ed economiche, e siamo finiti per diventare il capro espiatorio di controlli quasi simili a quelli fatti ai malavitosi, come se il solo fatto di aprire dopo le 20, fosse di per sé, già una colpa».
«Chiediamo e offriamo collaborazione continua la lettera dei gestori dei pub - alle istituzioni, alle forze dell'ordine e alla società civile. A nostre spese, con fatica e sacrificio, ci impegniamo a far rispettare le regole del distanziamento, negli spazi di nostra competenza, non potendo e non avendo l'autorità per fare altrettanto in quelli pubblici. Siamo stanchi. Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni. Oggetto di controlli assurdi, delle forze dell'ordine».
Queste le lamentele e le proteste. Quindi, i gestori entrano nel merito della questione: il controllo sull'uso dei dispositivi di protezione individuale e la distanza minima tra un cliente e l'altro.
«Senza la collaborazione dei nostri stessi clienti (per fortuna non tutti) sottolinea la lettera - che infischiandosene delle sanzioni alle quali siamo esposti, nonostante le continue raccomandazioni degli addetti, non rispettano le regole. Non si può andare avanti così. Abbiamo bisogno di lavorare, onestamente e nel rispetto delle regole. Proponiamo un patto con le istituzioni, per combattere tutti insieme questo maledetto virus. Non possiamo essere conclude la lettera dei gestori - i terminali di un sistema che cerca responsabili e non soluzioni».
Antonella Dorelli, uno dei gestori del Ffound, aggiunge che «non ci possono investire di un'autorità che non abbiamo e che non possiamo imporre. Le disposizioni all'interno del locale le facciamo rispettare, ma all'esterno non è possibile. Non ci possiamo ritenere responsabili di ciò che accade negli spazi pubblici, che può essere il marciapiedi di fronte al mio locale. Lì la situazione è ingestibile». La stessa gestore chiarisce che i carabinieri al Ffound «sono venuti già due volte; non hanno elevato sanzioni, ma hanno controllato i documenti, hanno scattato alcune fotografie e fatto una segnalazione alla prefettura».
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