No alla plastica, i lidi tirano dritto: «Sì al compostabile, non si cambia»

No alla plastica, i lidi tirano dritto: «Sì al compostabile, non si cambia»
Gli imprenditori del settore, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non esultano di fronte alla decisione del Tar Puglia Bari di sospendere l'ordinanza balneare 2019 nella parte in cui dispone che sulle aree demaniali marittime pugliesi, al fine di favorire la sostenibilità ambientale delle spiagge e preservare l'ambiente marino, è vietato l'utilizzo di contenitori per alimenti, piatti, bicchieri, posate, cannucce, mescolatori per bevande non realizzati in materiale compostabile, se monouso.

Del resto, a presentare ricorso contro la scelta politica di Regione Puglia di anticipare il plastic free sono state le federazioni di prodotti preconfezionati: Confida, Assobibe, Mineracqua, Italgrob e Spinel Café srl. Ricorso accolto a sezioni unite, con ordinanza firmata dai giudici amministrativi Giuseppina Adamo, Francesco Cocomile e Lorenzo Ieva. Al centro della questione, dunque, non le politiche del plastic free, ma soprattutto problematiche relative alla libera concorrenza e alle diverse competenze legislative di Stato e regioni.

«La direttiva europea hanno scritto i giudici - necessita di misure di recepimento (previste per luglio 2021) spettanti allo Stato, anche perché incide sulla tutela della concorrenza nella parte in cui la disciplina importa restrizioni al mercato dei prodotti monouso», e spiegano anche che «l'intervento regionale non può compromettere il punto di equilibrio tra esigenze contrapposte espressamente individuato dalla norma dello Stato, tanto meno in uno stadio in cui tale punto di equilibrio non è stato ancora trovato».

Gli imprenditori balneari scelgono la strada della coerenza e dalle associazioni di categoria l'invito a tutti è quello di proseguire sulla strada già intrapresa. Il primo comunicato congiunto arriva dai tre lidi storici di Porto Cesareo: Bacino Grande, Tabù e Le Dune annunciano che continueranno ad utilizzare il bio, con o senza obbligo normativo. «Porto Cesareo dice Gigi Marzano, del Bacino ha alle spalle una storia poco nobile quanto al rispetto dell'ambiente e del suo bene più prezioso. L'abusivismo edilizio ne ha caratterizzato per anni la pessima fama. Vogliamo invertire la rotta, dare finalmente un'immagine diversa. Per questo continueremo a offrire nel nostro lido, ai clienti, bicchieri in cartone e piatti in polpa di cellulosa. Per le consumazioni al bar, utilizziamo vetro e ceramica (che non si possono portare in spiaggia). È una scelta di coerenza e sensibilità prima ancora che un obbligo».

Sulla stessa lunghezza d'onda Giovanni Grandioso, titolare sia delle Dune che del Tabù: «Abbiamo totalmente eliminato l'utilizzo di ogni tipo di plastica all'interno dello stabilimento. E così proseguiremo. Restiamo coerenti al plauso che abbiamo fatto quando l'ordinanza balneare è entrata in vigore. Noi concessionari dobbiamo comprendere che il nostro lavoro si fonda sull'ambiente: vendiamo il contesto, prima ancora che il noleggio dell'ombrellone. E il contesto è il mare». Le associazioni di categoria scelgono una linea un po' più cauta ma che non si discosta molto dalla volontà di non abbandonare la strada intrapresa. Strada che i turisti hanno apprezzato.

«Come sindacato abbiamo ovviamente lasciato liberà alla coscienza di ciascuno dice Giuseppe Mancarella, di Cna Balneatori -. Abbiamo però anche accolto con piacere da parte dei nostri associati notizie confortanti. In molti non sfrutteranno questo stop giurisdizionale per risparmiare continuando a far circolare plastica sulle nostre spiagge. Certo sottolinea con sincerità qualcuno ne approfitterà per smaltire le scorte rimaste in magazzino dalla scorsa stagione. Tutto qui. I nuovi acquisti saranno concentrati sul biocompostabile. Del resto, una proroga più diluita nel tempo è tutto ciò che abbiamo sempre auspicato». In effetti, le critiche sollevate sin dalle prime battute sulla nuova ordinanza balneare regionale e nelle settimane successive hanno riguardato proprio le tempistiche. In gran parte, i concessionari ritrovatisi di fronte ad un divieto giunto a poche settimane dall'avvio della stagione balneare hanno lamentato di avere tantissimo materiale monouso in plastica che sarebbe rimasto inutilizzato. E poi, tra le questioni sollevate, la difficoltà di trovare prodotti da multinazionali che non potevano cambiare le linee di produzione per i soli stabilimenti pugliesi e l'aumento dei costi dei materiali che si aggira intorno al 30 per cento.

«L'UE ha fatto bene a pianificare il plastic free sottolinea Mauro Della Valle, di Federbalneari -. Ma chiarito questo, ritengo la questione una battaglia di civiltà e ho invitato i miei associati a non usare la plastica nonostante le decisioni del Tar. Siamo fiduciari dello Stato». «La scelta della Regione era indubbiamente di grande civiltà sottolinea Alfredo Prete, del Sib Lecce ma non si è tenuto conto di tempistiche e modalità di applicazione. Non si è consentito soprattutto alle aziende produttrici di modificare le proprie linee e di farlo nella quantità necessaria alle esigenze di tutti gli stabilimenti pugliesi ,che hanno di contro registrato un insostenibile aumento dei costi. L'invito è di proseguire su questa strada, comprendendo che qualcuno vorrà smaltire almeno le scorte».
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Giovedì 1 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento: 13:02