«Niente feste, soldi ai poveri», Ma le imprese di luminarie insorgono contro il vescovo

Giovedì 22 Aprile 2021 di Francesco DE PASCALIS

«Stop continuato per feste patronali, luminarie, fuochi pirotecnici e questue dei Comitati» e divampa la polemica. Da una parte l'Arcidiocesi di Otranto, che con una missiva spedita a parrocchie e confraternite, invita a «donare i proventi raccolti per le feste ai poveri»; dall'altra gli attori principali delle feste dei comuni del Salento e di Puglia.
A scatenare il dibattito, anche aspro nei toni e culminato in una lettera indirizzata alla Curia da Giuseppe De Cagna, amministratore della storica azienda di luminarie, è stato peraltro l'esito negativo di un incontro tra i responsabili della Chiesa ed il direttivo dell'associazione Luminaristi Pugliesi. Netta ed inamovibile la posizione della Diocesi: «Non è consentito - si legge in una nota - utilizzare fondi parrocchiali per luminarie, concerti bandistici, fuochi pirotecnici, anche se raccolti in passato per la realizzazione delle feste. Suggeriamo prudentemente di congelare le somme sui conti delle parrocchie e di prevedere l'utilizzo di una parte di esse per il sostegno delle famiglie povere».

La posizione del vescovo


Poi la spiegazione della decisione: «Una festa religiosa deve rispettare ed esprimere sempre la reale situazione di una comunità o di un particolare periodo. La situazione critica planetaria, che tocca anche il nostro Salento, non ci permette di prescindere perciò dalle disposizioni avute». Immediata la richiesta di chiarimenti dell'associazione Luminaristi Pugliesi, che ha chiesto un faccia a faccia ai responsabili della Chiesa di Otranto. «Abbiamo spiegato racconta il presidente e portavoce dell'associazione, Vito Maraschio - che le ditte di luminarie sono ferme dall'ottobre 2019, e che la maggior parte ha percepito ristori minimi. Abbiamo spiegato pure che gli operai sono fermi, che le stesse aziende sono in sofferenza, dovendo pagare senza lavorare affitti, tasse e investimenti fatti. Un discorso che vale per tutte le attività che ruotano attorno alle feste patronali, fiore all'occhiello e leva anche di flussi turistici». Da qui la richiesta dei Luminaristi: «La decisione non blocca solo le feste 2021, ma anche per tutto il 2022, in quanto i comitati non possono programmare. Abbiamo contestato che la nota è fatta in un momento sbagliato, con il Governo che pensa alla ripartenza delle attività all'aperto, considerate più sicure. Eppure per la Curia nulla cambia, tutto rimane fermo. Per loro resta valido il protocollo d'intesa tra Ministero dell'interno e Cei, che detta le linee guida ad oggi in vigore. E pazienza se il 26 aprile potrà cambiare qualcosa - conclude Maraschio - o se ai tanti poveri ci sommeremo anche noi, gli ambulanti, i fuochisti e tutti coloro che con le feste patronali ci lavorano». Severo anche il giudizio di Graziano Cennamo di Puglia Armonica: «Tutti si preparano per la ripartenza, ma le feste patronali non sono considerate dalla Chiesa. L'arcidiocesi di Otranto addirittura vieta la costituzione di comitati, infischiandosene che si rischia di far morire un settore economico e la tradizione culturale e religiosa».

Il settore insorge


A conclusione di una giornata convulsa è giunta la missiva delle Luminarie De Cagna: «Le parole della Curia danneggiano l'intera comunità Salentina scrive l'amministratore unico di Lcdc, Giuseppe De Cagna -. Se l'obiettivo è quello di fare il possibile per tornare alla vita normale, cioè a quello che facevamo prima della pandemia, quanto disposto, nei vari punti di quella lettera, sembra, invece, voler portare i cittadini alla privazione di tutto quello che può dare un senso, non solo alla quotidianità ma alla vita, che è fatta anche di fede e religione. Più che disposizioni, quelle da voi elencate sembrano essere imposizioni che non hanno poi trovato manco un barlume di confronto». Poi lo sfogo finale, che sa di totale delusione: «Chiedo davvero se a qualcuno interessa il futuro di quelle famiglie che vivono del lavoro legato alle feste patronali. Come faranno luminaristi, concertisti, pirotecnici, venditori ambulanti, albergatori, ma soprattutto mi chiedo se la decisione di congelare i fondi parrocchiali fa parte della vostra tanto conclamata carità cristiana, oppure quando scrivete a sostegno delle famiglie povere vi riferite proprio a chi ha perso il lavoro. Come quelle famiglie di cui sopra detto. Noi di Lcdc siamo passati da 36 a zero dipendenti con un calo del fatturato del 90%».
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Ultimo aggiornamento: 13:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA