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Nardò, furto di moduli per la candidatura a sindaco: Risi non ha diffamato Mellone

Nardò, furto di moduli per la candidatura a sindaco: Risi non ha diffamato Mellone
di Erasmo MARINAZZO
4 Minuti di Lettura
Sabato 18 Giugno 2022, 12:48 - Ultimo aggiornamento: 13:48

Complicità negli uffici comunali di Nardò nel furto dei moduli di accettazione delle candidature alle elezioni comunali del 2016. Se ne parla nella richiesta di archiviazione dell'inchiesta nata dalle denunce-querele incrociate fra l'attuale sindaco di Nardò, Pippi Mellone, il suo predecessore Marcello Risi e gli assessori della Giunta comunale in carica fino alle elezioni di settembre dell'anno scorso: Oronzo Capoti, Stefania Albano, Cosimo Natalizio, Gianpiero Lupo, Maria Grazia Sodero, Ettore Tollemeto e Giulia Puglia. Diffamazione per tutti gli indagati, l'ipotesi di reato ritenuta insussistente dal pubblico ministero della Procura di Lecce, Alberto Santacatterina, riguardo affermazioni e valutazioni sia di Risi che di Mellone e la sua ex squadra di governo.

L'inchiesta

L'ambito in cui si consumò lo scontro sfociato poi nelle querele, è quello dell'inchiesta chiusa nei giorni scorsi dallo stesso magistrato e che vede indagato Mellone per le ipotesi di reato di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ed anche diffamazione, per avere autenticate come vere - questa l'accusa - le firme per candidare quattro consiglieri alle elezioni del 2016. Procede intanto la terza inchiesta nata in questo contesto: il furto dei modelli originali di dichiarazione di accettazione della candidatura. Il pm Santacatterina ne parla nella richiesta di archiviazione delle diffamazioni poiché Risi era stato querelato per avere definito questa circostanza una gravissima attività di inquinamento delle prove.

Tracciando una breve ricostruzione storica dei fatti, il magistrato dispensa ironia: «Il 17 febbraio 2021 veniva disposto il sequestro presso il Comune di Nardò degli originali dei modelli. Provvedimento che la polizia giudiziaria notificava al segretario generale del Comune il 23 febbraio. Questi dichiarava contestualmente di non conoscere il luogo esatto ove erano archiviati. Curiosamente (e qui l'ironia, ndr) il 25 febbraio ..., responsabile dell'Ufficio elettorale, denunciava che il giorno precedente constatava che dall'armadio del suo ufficio erano scomparsi i fascicoli contenenti i moduli. Da soggetti ignoti, ma sicuramente in grado di accedere agli uffici comunali». Affermazioni nei limiti del diritto di critica politica, quelle di Risi, ha sostenuto il magistrato rammentando al sindaco Mellone che rappresenti l'ente e non i singoli dipendenti comunali, come sostenuto nella denuncia-querela per la dichiarazione nel Comune di Nardò tira una brutta aria di illegalità.

La richiesta di archiviazione, peraltro, entra nel merito di questa frase: «Laddove ipotizza l'esistenza di complicità interne agli uffici comunali per l'esecuzione del furto dei documenti, descrivono purtroppo una circostanza ovvia ed evidente, viste le circostanze nelle quali il delitto è avvenuto». Riguardo la Giunta comunale, era indagata per i contenuti della delibera del 5 maggio 2021 per dare mandato ad un avvocato per la inaudita gravità delle dichiarazioni dell'avvocato Marcello Risi. Espressioni confacenti una violenta contrapposizione politica e null'altro, secondo il pm. Al magistrato, inoltre, non è sfuggito che la delibera fosse tutta incentrata sulla offese che avrebbe ricevuto la persona del sindaco, piuttosto che l'intera giunta. «Singolare che il testo della delibera, proveniente ed imputabile ad un organo collegiale, in parte si esprima nella prima persona singolare, riferita alla persona del sindaco Mellone: ....utilizzando espressioni a dir poco offensive della mia persona, della mia carica di sindaco, della mia reputazione, nonché di tutela dei dipendenti dell'ente comunale da me rappresentato. Quasi che lo scopo della delibera fosse tutelare il sindaco più che l'ente da questi rappresentato».

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