Nardò, rischia il processo Pippi Mellone: «Firme false per candidare i consiglieri», indagini chiuse

Pippi Mellone
Pippi Mellone
di Erasmo MARINAZZO
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Martedì 31 Maggio 2022, 16:46 - Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 14:24

Firme false per candidare quattro consiglieri alle elezioni comunali di Nardò del 2016, la Procura mette il sigillo alle indagini e sostiene che le certificò come autentiche Pippi Mellone, eletto sindaco allora e nuovamente a settembre dell’anno scorso. Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ed anche diffamazione, sono le ipotesi di reato di cui risponde il primo cittadino a conclusione dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero, Alberto Santacatterina, e dai finanzieri della sezione di polizia giudiziaria distaccata nella Procura di Lecce e diretta dal tenente colonnello Francesco Mazzotta. 

L'inchiesta dopo la denuncia - querela


Dunque, sono giunte a conclusione le indagini preliminari avviate dopo la denuncia-querela presentata in Procura dai candidati consiglieri Paolo Maccagnano (poi eletto), Giuseppe Zacà, Carlo Pranzo e Stefania Raganato quando nel 2016 sostennero l’elezione di Mellone a sindaco nelle liste “Riprendiamo Nardò” e “Grande Nardò”, ed in seguito diventati suoi oppositori. Ignari di tutto e messi in allarme solo - hanno sostenuto - dalla lettera anonima ricevuta ad ottobre del 2020 dai consiglieri comunali del Pd, Daniele Piccione e Lorenzo Siciliano, sulla presunta pratica adottata nelle ultime consultazioni, ossia apporre la firme sui moduli di accettazione delle candidature al posto di quella autentiche dei diretti interessati. Resta da chiarire nei successivi passaggi dell’iter giudiziario, perché i denuncianti non abbiamo rilevato sin da subito l’anomalia di essere candidati pur non avendo firmato di loro pugno l’accettazione. 

Le audizioni


Tutti sentiti negli uffici della Guardia di finanza, i denuncianti. E tutti d’accordo nel depositare le rispettive firme per consentire al consulente nominato dalla Procura, il grafologo Sergio Frontini, di compararle con quelle apposte sei anni fa sui moduli di sottoscrizione della dichiarazione di accettazione della candidatura alla carica di consigliere comunale. Funzione ricoperta allora da Mellone e per questo viene indicato come pubblico ufficiale nella contestazione di falso.
Quanto alla diffamazione, riguarda le affermazioni di Mellone pubblicate su quattro testate giornalistiche (due online), il 6 ed il 7 marzo dell’anno scorso, riferite - a questa conclusione è giunta l’accusa - a Maccagnano, Raganato e Zacà: «Provvederò a querelare questi quattro calunniatori» (testuale). Diffamazione perché questa stessa inchiesta ritiene fondata l’ipotesi che Mellone abbia certificato falsamente che le firme di quei consiglieri, anche di Pranzo, fossero state messe in sua presenza e fossero per questo autentiche. 

Ampia risonanza in campagna elettorale


Si è anche tinta di giallo questa vicenda che ha avuto un’ampia risonanza nella campagna elettorale di un anno fa: a febbraio dell’anno scorso scomparvero dal Comune alcuni faldoni contenenti i moduli di accettazione delle candidature. Senza che fossero forzate porte o armadi.
Difeso dall’avvocato Giuseppe Corleto, Mellone ha in questa fase la possibilità di fornire agli inquirenti una ricostruzione diversa dei fatti sia chiedendo di essere interrogato che presentando una memoria. Fino ad adesso è rimasto defilato dall’inchiesta, il sindaco di Nardò. Interpellato dal giornale su questa vicenda, ha declinato l’inviato a fornire chiarimenti. Resta inteso che al momento la scansione di tutta questa vicenda è solo quella della Procura e non è ancora passata dalla valutazione di un giudice terzo come potrà esserlo il giudice per l’udienza preliminare se il pubblico ministero dovesse chiedere il rinvio a giudizio. Innocente fino a sentenza definitiva, Mellone come qualsiasi altro indagato in questa fase del procedimento giudiziario.

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