Nardò, negato l'ok al centro di procreazione assistita: «Ma dalla Regione sì al centro ospitato nel palazzo dell'ex assessore»

Fecondazione in vitro
Fecondazione in vitro
di Roberta GRASSI
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Venerdì 1 Luglio 2022, 10:44 - Ultimo aggiornamento: 20:01

In un quadro generale di calo delle nascite e di difficoltà, raccontate spesso con disperazione, nel reperire strutture specializzate, un centro storico per la procreazione assistita di Nardò non ha ricevuto dalla Regione Puglia l'autorizzazione per ritornare a praticare le tecniche di procreazione medicalmente assistita di secondo livello, in grado cioé di offrire anche prestazioni più specifiche come la fecondazione in vitro. Ha avviato una battaglia legale che si trova ora sospesa dinanzi al Consiglio di Stato dopo che il Tar ha confermato il “no” della Regione. 

L'appello


Tecnomed, riconducibile al professore Lamberto Coppola, ha formulato appello per il tramite del suo avvocato Bartolo Ravenna, e ha anche inviato una nota al Presidente della Regione, Michele Emiliano, e al presidente della Provincia Stefano Minerva
Si tratta – è specificato -  di una struttura privata e non convenzionata con la Asl, che quindi non fornisce servizi in esenzione. Ma che, proprio per questo, non impatta sulla spesa pubblica. 
«A differenza del Lazio e delle Marche dove il gruppo Tecnomed ha contribuito alla realizzazione e attivazione di 2 centri privati di II Livello – è scritto -  con sbalorditiva ed entusiasmante celerità dell’iter autorizzativo, in Puglia il procedimento ha presentato, sin da subito, un anomalo blocco sino a quando, dopo ben 350 giorni e varie sollecitazioni, la Regione ha espresso parere negativo su una prima istanza causa “fabbisogno saturo”; poco dopo ha, però, comunicato che si era liberato il fabbisogno nell’ambito territoriale dell’Asl Le per effetto della combinazione di alcuni eventi». 

I legali: «Gravi anomalie»


«Il nuovo procedimento – prosegue -  ha presentato ulteriori anomalie, sia per la rapida e contestuale presentazione di analoga istanza da parte della società I Giardini di Asclepio per il Comune di Muro Leccese sia, a differenza del passato, per la solerzia nella sua gestione». 
Il centro di Coppola è stato escluso per motivi di territorialità e fabbisogno, con un provvedimento dirigenziale firmato da tre funzionari: l'ex capo della protezione civile Mario Lerario, Vogiatzis e Nicastro. Mentre I Giardini di Asclepio è stato ammesso per il Centro di II Livello in Muro Leccese. Fa notare Tecnomed nelle premesse del ricorso amministrativo, che «l'edificio in cui è stata autorizzata la struttura sanitaria di Muro Leccese, denominata Prodia, su istanza de I Giardini di Asclepio, è in proprietà della società To.Ma. srl il cui amministratore e socio di maggioranza è stato assessore regionale in carica proprio nel periodo in cui i procedimenti amministrativi sono stati istruiti dalla Regione Puglia, e che il tecnico progettista fiduciario de I Giardini di Asclepio è il nipote di detto assessore e figlio di altro ex assessore regionale».

I nomi


In particolare è poi specificato nel ricorso, i procedimenti «sono stati elaborati dall’architetto Federico Giuseppe Negro di Muro Leccese, figlio di Salvatore Negro, assessore regionale sino al novembre 2017». E la struttura dove Giardini di Asclepio ha ottenuto l’autorizzazione ad esercitare l’attività sanitaria dalla Regione Puglia «risulta in proprietà della società cui è amministratore unico e titolare del 55 per cento, il cognato del citato assessore Regionale Negro, ovvero Salvatore Ruggeri; questi, già parlamentare e senatore, è stato anch’egli assessore Regionale al Welfare con deleghe alle “Politiche di Benessere sociale e Pari Opportunità, Programmazione sociale ed integrazione socio-sanitaria. Un quadro inconsueto che supporta la richiesta di revisione del diniego motivata con un fabbisogno che è sotto gli occhi di tutti e che attenuerebbe quel turismo procreativo verso altri paesi d’italia o esteri attraverso un supporto tanto qualificato quanto storico».

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