Movida, da “salumerie” a ristoranti, per la sanatoria il tempo è scaduto: a Lecce riconvertite solo 40 attività

Movida, da “salumerie” a ristoranti, per la sanatoria il tempo è scaduto: a Lecce riconvertite solo 40 attività
di Stefania DE CESARE
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Domenica 25 Settembre 2022, 05:00

Da negozi di vicinato a esercizi pubblici, tempo scaduto: dallo scorso 16 settembre stop a cambi di destinazione d’uso (circa 40 le richieste presentate) e a nuove licenze per due anni. 
E non mancano i controlli alla movida a Lecce: oltre 30 verbali in estate per tavolini e arredi “fuorilegge”. È l’effetto del Documento strategico del Commercio. Il provvedimento, approvato in Consiglio comunale il 24 giugno ed entrato ufficialmente in vigore il 18 luglio, prevede una serie di regole con cui Palazzo Carafa punta a disciplinare tutte le tipologie di esercizi commerciali sul territorio cittadino. A partire dal centro storico. Dallo stop per due anni all’apertura di pub e ristoranti (e per il futuro solo licenze “autorizzate” per migliorare la qualità dell’offerta) alla “stretta” per le attività di commercio al dettaglio con regole chiare per il consumo sul posto e per gli arredi. 
Il documento ha messo un punto anche alla questione dei cambi di funzionali all’interno della categoria commerciale. Il Comune ha reso possibili le riconversioni con una delibera di variante normativa, approvata a gennaio 2021, che permetteva ai locali, con già una destinazione urbanistica commerciale, la possibilità di cambiare gli esercizi di vicinato in attività per la somministrazione in presenza di adeguamenti di carattere igienico sanitario e urbanistico. 
Ma con l’entrata in vigore del documento qualsiasi istanza di riconversione non può essere più presentata. Lo scorso 16 settembre sono scaduti i 60 giorni di tempo previsti dal documento strategico per richiedere la modifica della relativa licenza, per il cambio di destinazione d’uso del locale e per tutti gli adeguamenti strutturali e igienico-sanitari. 

I dati della sanatoria

E sono solo 40, come detto, gli esercizi che hanno fatto richiesta per svolgere l’attività di somministrazione senza il pericolo di multe e verbali. Poco più del 30%. Quaranta istanze presentate (anche se non tutti hanno ancora ottenuto il via libera) su 113 esercizi di vicinato esistenti. E quindi, calcolatrice alla mano, circa 70 locali (o poco più) hanno deciso di non adeguarsi, perché impossibilitati dal punto di vista strutturale o perché magari non era conveniente dal punto di vista imprenditoriale. 
E quindi, dopo anni di deregulation, adesso dovrebbero vedersi i primi frutti del provvedimento di “riordino” dei negozi di vicinato con un centro storico sempre food ma nel rispetto delle regole. Negli ultimi anni, infatti, non sono state poche le “salumerie” che hanno operato nell’irregolarità offrendo alla propria clientela servizi che non potevano offrire. Un caos che ha generato squilibri e malumori tra gli esercizi pubblici. 
In realtà, così come denunciano molti titolari di pub e ristoranti dell’area antica, anche questa estate c’è stato chi ha lavorato senza rispettare le leggi. Eppure i controlli ci sono stati. Parola della Polizia Locale: «L’attività di vigilanza c’è sempre – spiega il comandante della Polizia locale Donato Zacheo -. Non sono grandi numeri, soprattutto rispetto all’attività irregolare di somministrazione che è difficile da contestare. Abbiamo fatto tanti verbali per quanto riguarda l’occupazione del suolo pubblico. Circa 30 multe nel periodo estivo. A essere verbalizzati sono stati i locali che posizionavano tavoli, sedie o arredi oltre lo spazio consentito, o che non avevano tutte le autorizzazioni. In generale posso dire che c’è stata attenzione alle regole».

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