Morte della psicologa leccese: condanna per il collega con lei quella notte. «Non chiamò i soccorsi che avrebbero potuto salvarla»

L'uomo, con cui la giovane aveva una relazione, fuggì per non essere scoperto

Venerdì 22 Ottobre 2021

Arriva una condanna per l'assurda morte della psicologa leccese Virginia Quaranta, trovata priva di vita il 18 giugno del 2016 nel suo appartamento di viale Rossini, a Lecce. 

La 32enne originaria di Diso, in provincia di Lecce era infatti in compagnia di un collega, che una volta resosi conto che il cuore della donna aveva smesso di battere si dileguò senza chiamare i soccorsi. Per l'uomo, un 50enne del Basso Salento, P.R.M., si ipotizzò inizialmente l'ipotesi di omicidio ma una volta appurato tramite l'autopsia che la morte della giovane professionista avvenne nel sonno per una grave aritmia cardiaca per lui il reato si è trasformato in omissione di soccorso. 

La condanna a 1 anno e 4 mesi. L'aggravante: motivi abietti

Oggi è arrivata la condanna: i giudici hanno inasprito la pena invocata dalla pm Francesca Miglietta che per l'uomo chiedeva 9 mesi di reclusione, riconoscendo anche l'aggravante dei motivi abietti all'origine del mancato soccorso. L'uomo, con cui Virginia aveva una relazione, temeva infatti di essere scoperto a casa della collega e quindi non chiamò il 118, chiamata che secondo gli inquirenti forse avrebbe potuto salvarle la vita.

Ad accorgersi che qualcosa non andava furono i colleghi della psicologa: non vedendola arrivare e dopo varie telefonate a vuoto allertarono i soccorsi che fecero la tragica scoperta. Da alcuni indizi i sospetti si spostarono sull'uomo, che finì nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario. L'indagine successiva chiarì poi la tragica fatalità e il comportamento dell'uomo.

 

Ultimo aggiornamento: 21:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA