«Mille persone»: chiuso nuovamente il Maestrale

Sabato 1 Agosto 2020
Altri 25 giorni di chiusura per il lounge bar Maestrale sul molo dei santi Martiri di Otranto. Per sovraffollamento. Numeri simili alla discoteca Praja di Gallipoli: 1.300 sullo Jonio, 1.000 sull'Adriatico. Regolamenti diversi, tuttavia, per le due tipologie di locale. Una situazione non facile da comprendere, come se il covid-19 facesse distinzione fra discoteche e lounge bar. Una mazzata che rischia di mettere fine alla stagione estiva 2020 già partita in sordina per le ricadute disastrose della pandemia sul turismo, per il Maestrale.
Ieri mattina i poliziotti del Commissariato di Otranto hanno notificato il provvedimento di chiusura firmato mercoledì dal prefetto Maria Rosaria Trio. Ossia, ad appena 24 ore dalla riapertura, dopo i cinque giorni di stop imposti dal Commissariato di polizia.
La contestazione è la medesima: durante i controlli del 23 luglio una pattuglia ha constatato la presenza di circa 1.000 persone sul molo dei Martiri, attorno al locale. Locale che è autorizzato ad effettuare musica per una capienza di non più di 100 persone. Responsabile di questa situazione viene indicato il titolare: risponde di non avere adottato la vigilanza necessaria per fare applicare le disposizioni per contenere la diffusione del coronavirus riportate nel decreto del presidente del consiglio dei ministri dell'11 giugno e prorogate il 17 luglio.
Se sarà presentato un ricorso al Tar, se si cercherà una soluzione anche con l'amministrazione comunale, il titolare lo valuterà con l'avvocato difensore Andrea Sticchi Damiani. Resta l'evidenza della contraddizione: ciò che è consentito in discoteca è vietato nei locali notturni. Con sanzioni da fare chiudere la baracca.
«Indubbiamente il nostro è un caso scuola perché si tratta dell'unico provvedimento adottato in tutto il Salento per questa tipologia di locale», sostiene l'avvocato Andrea Sticchi Damiani. «Stiamo facendo le nostre valutazioni di legittimità e di sussistenza dei presupposti, ma è evidente la necessità di una concertazione istituzionale. Due i problemi: agli operatori viene chiesto di adottare provvedimenti per applicare le disposizioni di contenimento della pandemia anche su aree al di fuori delle rispettive concessioni. E poi occorre contemperare sia le esigenze sanitarie con i problemi occupazionali e quelli dell'impresa».
E.M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 2 Agosto, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA