Mezzogiorno penalizzato dal federalismo: il furto di servizi e diritti e i numeri città per città

Lunedì 4 Novembre 2019 di Marco ESPOSITO
Il comune più danneggiato d'Italia dalle distorsioni del federalismo? Giugliano, in provincia di Napoli. E il secondo posto? Afragola, poco lontano. Terza in questa classifica poco onorevole, Reggio Calabria. Tutti con un furto di diritti sui servizi essenziali (quelli, in teoria, da garantire ovunque in Italia) di oltre 200 euro per abitante. E non va molto meglio in Puglia. A Taranto il furto di diritti è di 199 euro per residente. Ad Altamura il danno è di 180 euro; a Bari di 167; Andria 166; a Foggia 155. Va un po' meglio, tra i centri oltre i 60mila abitanti, a Barletta (132 euro) e soprattutto a Lecce (26 euro).

A fare i conti è la trasmissione Report (in onda stasera alle 21.20 su RaiTre) insieme a Openpolis, la fondazione specializzata nell'uso trasparente dei dati pubblici. L'inchiesta voluta da Sigfrido Ranucci e realizzata dopo un lavoro di quattro mesi da Manuele Bonaccorsi fa fare adesso un salto di qualità al dibattito sul federalismo grazie proprio alla collaborazione con Openpolis, al punto che Ranucci la presenterà in anteprima questa mattina alle 11:30 in una conferenza stampa presso la Camera dei deputati a Roma.

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Il conteggio di Openpolis (dal titolo «Il calcolo disuguale») consente di stimare comune per comune la differenza tra il dire e il fare, cioè tra quanto dice la Costituzione e la legge attuativa del federalismo (peraltro firmata da Roberto Calderoli) e quanto è stato fatto in questi anni nella concreta attuazione delle norme, troppe spesso forzata con astuzia per ridurre i fabbisogni e quindi i diritti nel Mezzogiorno, in modo da non doverli finanziare. I numeri, una volta truccati, sono diventati così imbarazzanti da essere nascosti: nel 2015 il presidente della Bicamerale federalismo, Giancarlo Giorgetti, propose di secretarli «come avviene in commissione antimafia». Lo si è fatto davvero? Chissà. Di sicuro Bonaccorsi, segugio di Report, li ha cercati ma non è riuscito a rintracciarli. Non risultano agli atti, qualcuno non ricorda, altri affermano che non furono mai consegnati.

Report e Openpolis li hanno ricostruiti. Il ragionamento di base parte dalla ricostruzione del corretto fabbisogno, comune per comune. Oggi il meccanismo utilizzato assegna un peso rilevante ai servizi storicamente offerti, cristallizzando in pratica il divario interno. Quindi se in Emilia Romagna i comuni pagano le vacanze estive agli studenti delle famiglie meno abbienti, quello diventa un diritto essenziale (da garantire con le tasse di tutti) in quel territorio mentre se in Calabria c'è a malapena la mensa scolastica ci si deve accontentare di quel che passa il convento. Una stortura che va avanti dal 2015 e che anzi è stata aggravata nel 2017 introducendo le variabili territoriali per i servizi sociali, come l'assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti.

Questo criterio però non ha nulla a che fare con quanto previsto in Costituzione e cioè con la garanzia di assicurare livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili in misura omogenea sul territorio nazionale.
Per superare la logica dei servizi storici, Openpolis ha accorpato i Comuni in quattro fasce in base alla popolazione. Il medione generale, infatti, non terrebbe conto della oggettiva differenza fra una città che offre servizi anche a persone che vivono nell'interland e centri minori. In tale schema Roma fa storia a sé e quindi conferma i suoi 949 euro procapite. Milano, Napoli, Bari e le altre sei città con almeno 250 mila residenti vengono accorpate e si vedono assegnare un «fabbisogno Lep» di 825 euro. La correzione non è di poco conto perché attualmente un cittadino di Milano è considerato meritevole di diritti per 888 euro mentre uno di Napoli per 795 e a Bari soltanto per 734.
I Comuni di fascia medio-grande (100-250mila euro) si vedono in base a questo criterio assegnare un fabbisogno per residente di 726 euro mentre per i centri con popolazione fra i 60mila e i 100mila il costo standard riconosciuto è di 634 euro.

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L'utilizzo delle medie dovrebbe evidenziare, per definizione, guadagni per alcuni e perdite per altri. Invece l'insieme dei Comuni riceve meno del dovuto e appena tra comuni (Como, Viareggio e Pisa) hanno un guadagno di almeno 10 euro. Come mai? Perché il federalismo comunale è, nel suo insieme, sottofinanziato. A fronte di 33,2 miliardi di euro di fabbisogni riconosciuti - infatti - la capacità fiscale standard è di 25,5 miliardi. Ne mancano quindi quasi 8 all'appello. Tale buco è compensato solo per metà, considerando i trasferimenti statali a vario titolo, fra i quali il principale è la compensazione per l'Imu e la Tasi prima casa. Ecco spiegato perché soffre anche Milano, alla quale mancano 100 milioni, per un totale di 73 euro a testa, da compensare con addizionali locali. E a Roma va peggio, con un saldo negativo di 330 milioni, vale a dire 115 euro procapite. Mentre a Napoli si sale a 159 milioni, pari a 165 euro per residente. Le difficoltà generali del sistema, insomma, le si sono scaricate sui Comuni più deboli. Ultimo aggiornamento: 12:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA