Mellone e Minerva: dagli esordi alle cene con Emiliano. Gemelli diversi con destini incrociati

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Vincenzo MARUCCIO

C'è una foto che è meglio di qualsiasi riassunto: l’uno e l’altro nei corridoi di Palazzo dei Celestini. Sorridenti, abbracciati e in posa per i fotografi: casual look, niente cravatta e barba incolta. Anno 2018, 2 novembre: il giorno dell’elezione di Stefano Minerva da Gallipoli a presidente della Provincia e Pippi Mellone a Nardò decisivo per la vittoria. Il titolo della foto è quasi scontato: gemelli diversi.

 

Look casual e niente cravatta

 


La storia politica personale sembra dividerli, ma la cronaca li riavvicina ogni volta. E l’ultimo verdetto li accomuna: voti a valanga, sindaci confermati, il fil rouge del legame (non solo politico) con Michele Emiliano, “macchine da guerra” che si muovono trasversalmente se c’è da puntare su percentuali bulgare. Strade parallele che il calendario incrocia: cinque anni fa, stesso giorno al ballottaggio, la conquista della poltrona da sindaco; ora, stesso giorno ma già al primo turno, l’abbraccio plebiscitario con gli elettori di Gallipoli e Nardò.
Scherzi della storia, ma forse neanche tanto. Similitudini e diversità. Per le seconde bisogna tornare indietro nel tempo: Mellone a destra (ma a modo suo), Mineva a sinistra (percorso netto nelle strutture di partito).
Pochi anni di differenza: classe 1986 l’attuale sindaco di Gallipoli; classe 1984 il primo cittadino di Nardò. Le scuole superiori come palestra politica, l’università per affinare attitudini e ambizioni. Mellone prende il treno per studiare fuori e milita nelle rappresentanze studentesche guardando soprattutto a Pino Rauti. Minerva, dal Salento, segue la sua trafila: senatore Udu, segretario provinciale Giovani Democratici, responsabile nazionale del coordinamento Gd. Protestano in piazza quando c’è da protestare, cominciano a costruire la squadra pensando al governo. Lontani, ma è solo questione di tempo.

 

Esordi paralleli: Azione Giovani e Giovani Democratici

 


A Nardò Mellone prende il timone di Azione Giovani (il movimento giovanile di An) quando è già incappato nell’errore del braccio teso alla memoria di Sergio Ramelli ucciso dagli estremisti rossi: glielo ricorderanno sempre quel video diventato virale sul web. Rompe con il partito, fonda “Andare Oltre” e il civismo, per ora di destra, è già dietro l’angolo. Entra in Consiglio comunale quando si libera una casella dell’opposizione: la lista si chiama “Piazza pulita” (come la trasmissione tv) e pesca già consensi oltre i tradizionali steccati. Opposizione durissima fino al sorpasso al ballottaggio 2016 quando, a sorpresa, la spunta al fotofinish e indossa la fascia tricolore. «Abbiamo fatto la rivoluzione», commenta.
A soli 12 chilometri di distanza Minerva costruisce e tesse rapporti: il sindacato, le case popolari, i negozianti, il Gay Pride. Fino al 2016: coalizione di centrosinistra targata Pd (e tutti i big sul palco), ma già allargata quel che basta per prendersi il Comune di Gallipoli sul filo di lana.

 

L'accordo per la conquista della Provincia

 


Fin qui il passato prossimo (con accenni di passato remoto). Il resto è cronaca, ma in mezzo c’è tanto. Percorsi paralleli s’incrociano quando meno te l’aspetti. Quando Minerva corre per la presidenza della Provincia sono i voti “ponderati” dei melloniani a fare la differenza: il “ribelle” della destra dà la spinta decisiva al più politico dei sindaci Pd. Spregiudicatezza e confini tradizionali aboliti: i voti oltre i vecchi recinti se servono alla causa. Si assomigliano pure e c’è chi scherza: saranno gemelli? Non amano l’abito intero e, a dir la verità, neanche lo “spezzato”. Minerva sempre in camicia informale. Mellone neanche quella: felpe d’inverno (ma non salviniane) e polo d’estate e, se camicia deve essere, meglio che sia colorata e sgargiante. C’è da perdere qualche chilo e vanno dal dietologo come se si fossero messi d’accordo: bisogna stare in forma se la politica è stakanovismo. Stringono mani, stanno tra la gente, usano la parola “popolo” senza timore di abusarne. A Mellone danno del fascista, ma non gli importa: «Ho da lavorare, non ho tempo da perdere. Stiamo cambiando Nardò». A Minerva chiedono più decisionismo, ma tira dritto: «Gallipoli è una città complessa, un passo alla volta».

 

L'amicizia oltre la politica: la "triangolazione" con Emiliano

 

Quando Emiliano lascia Bari e nel weekend diventa salentino il cerchio si chiude: lui la cravatta qualche volta la porta, ma ne farebbe volentieri a meno. «Stefano, aspettami che andiamo a mangiare “Da Gustavo” a Galatone» che a tavola ci si ritrova bene a parlare di politica. «Pippi, ti raggiungo a Santa Caterina al Beija Flor» che  lo Jonio da scogliera uno se lo sogna al lido “Pane e Pomodoro” di Bari.
La triangolazione sconcerta, sconvolge e sorprende, ma è il segno dei tempi. Lo chiamano civismo quando il “fare” quotidiano diventa bussola amministrativa con associazioni e volontari a dar manforte. Qualche volta diventa anche altro: allargare il perimetro della coalizione arruolando gli ex avversari e andando a pescare nel campo altrui come rapida scorciatoia. Emiliano docet: geometrie variabili, dal Gargano a Leuca, nel nome dello sviluppo. Mellone applica la ricetta all’occorrenza: «una svolta civica per la città» dove scompaiono i simboli di partito e tutti possono ritrovarsi, anche chi da sinistra si allontana definitivamente. Minerva fa il suo partendo dal centrosinistra: un esercito di 12 liste (anche lui senza partiti) e «se tra chi si riconosce nel mio progetto ci sono elettori leghisti o di altri partiti di destra non è un problema». La squadra che si ritrova nella leadership: la “piramide” consente procedure e cantieri rapidi. Modello vincente e consensi a fiumi.

 

Nardò e Gallipoli: le cene prima della festa elettorale

 

Gli astri si ricongiungono la sera del comizio finale: Mellone chiude in piazza a Nardò e vola a Gallipoli dove Minerva è ancora sul palco con accanto il governatore e mezza Regione. Aspetta dietro le quinte giusto qualche minuto: al “Pescatore” - buon pesce e vista porto per tirare tardi - c’è una tavolata che li aspetta. Pippi, Stefano e Michele e qualche altro big: c’è già profumo di vittoria travolgente. Altri cinque anni di governo e, poi, dopo chissà. Messaggini e complimenti reciproci. «Michele viene nei prossimi giorni. Ci vediamo presto insieme».

Ultimo aggiornamento: 13:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA