Belle e mortali, psicosi meduse nel Salento
«Difficile che arrivino fino a noi»

Martedì 22 Maggio 2018 di V.Bla.
Con i primi bagni già iniziati grazie a temperature al di sopra della media, torna puntuale anche l’allarme meduse. Secondo alcuni studi recenti, questi abitanti del mare sarebbero decuplicati negli ultimi dieci anni anche a causa dell’aumento delle temperature dovute all’inquinamento.
E le segnalazioni di avvistamenti di enormi colonie di meduse sono tante anche nel Salento, soprattutto da parte di pescatori, appassionati e sub che vivono il mare per 365 giorni l’anno. L’allerta è massima perché risale a cinque anni fa, in Sardegna, l’unica morte documentata a causa di una puntura di medusa. L’esemplare letale è quello della velenosissima Caravella portoghese (Physalia physalis) che è stata avvistata pochi giorni fa sui litorali iberici e nello specifico al largo di San Juan ad Alicante e delle Costa del Sole, sulla quale si affacciano le spiagge di Malaga, la stessa Almeria e quelle dove si riversano gli abitanti di Granada, Murcia.
La medusa, attraverso lo Stretto di Gibilterra, raggiungerà anche i litorali italiani, ma il biologo marino Ferdinando Boero, dell’Università del Salento, tranquillizza: «È molto difficile che questa colonia galleggiante, che i più associano a una medusa, arrivi fino alle coste pugliesi. Se arriva può essere una, ma è improbabile che ne arrivino tante e quindi non c’è allarme per il Salento».

L’allerta però resta alta perché in passato questa medusa ha raggiunto le coste italiane causando anche la morte di una donna. «Si tratta - spiega Boero - dell’unico caso in cui una medusa sia risultata letale. La Caravella entra da Gibilterra con la corrente e può effettivamente raggiungere le coste della Sardegna, della Liguria, della Toscana e della Sicilia. Potrebbe anche entrare nello Ionio, ma che riesca ad arrivare fino in Puglia è altamente improbabile».
La pericolosità della Caravella sta nei suoi lunghi tentacoli. «Ha tossine - spiega Angela Santucci, biologa marina presso l’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Lesina - che possono causare fortissimi dolori e anche l’arresto cardiaco nell’uomo».

Poche, ma utili “regole d’oro” suggerisce Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” in caso di contatto con le meduse: «Non strofinare bocca e occhi; non lavare con acqua dolce la parte colpita ma usare acqua di mare e disinfettare con bicarbonato; non usare acqua fredda o ghiaccio; non grattare la zona ustionata (si accelera la sostanza tossica); evitare impacchi con aceto o ammoniaca: è un “rimedio della nonna” del tutto inutile; anche l’uso di alcool è sconsigliato». E ancora: «Non rimuovere i frammenti dei tentacoli della medusa con pinzette, ma con le mani. Il rimedio migliore è un gel astringente al cloruro d’alluminio, utile anche per le punture di zanzara. Evitare pomate cortisoniche o antistaminiche». Ultimo aggiornamento: 19:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA