Reparti nuovi e chiusi per mancanza di medici. La Asl: «Bandi anche per gli specializzandi o si ferma tutto»

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Maddalena MONGIò
«Vi siete specializzati? Ora tornate nel Salento». Il deciso invito è del direttore sanitario della Asl di Lecce, Roberto Carlà, che ha l'urgenza di aprire i reparti di Lungodegenza negli ospedali salentini ma anche di avere a disposizione medici per le aree chirurgiche. E che, invece, deve cercare gli specialisti con il lanternino, spesso con scarsa fortuna.

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Il risultato, per così dire, è paradossale: non ci sono medici per aprire i nuovi reparti di Gallipoli e Copertino. Tutto pronto: spazi e attrezzature, ma non c'è chi possa curare i pazienti. Il paradosso dei paradossi: servono medici, ma non ci sono. Un problema che, ovviamente, non riguarda solo l'Asl Lecce, ma investe tutto il Paese. La causa è presto chiarita: c'è un numero chiuso per accedere a Medicina e un ulteriore sbarramento per le scuole di specializzazione che non consente l'accesso a tutti i laureati. Il risultato sono i circa 10mila camici grigi (medici laureati, non specializzati, costretti al precariato) stimati dal sindacato dei medici Anaao-Assomed.

«Non riusciamo a reclutare specialisti - esordisce Carlà - perché non ce ne sono. Abbiamo avviato tutte le procedure previste per il reclutamento del personale medico, ma ci sono notevoli difficoltà per la grossa carenza di queste figure. In più molto spesso accade che questi specialisti siano reclutati nella regione in cui si specializzano o nelle Asl sede di specializzazione o università. Abbiamo difficoltà anche sugli incarichi a tempo determinato e quando qualcuno dà la disponibilità all'assunzione nella nostra Asl, l'azienda sanitaria di appartenenza non concede il nulla osta».

Un gatto che si morde la coda e la risposta passa, necessariamente, dai governi nazionali che fissano numeri e regole per laurea e specializzazione senza che i tanti dibattiti, allarmi, appelli sul tema in auge da molti anni abbiano fatto maturare una convinta scelta politica utile ad affrontare la questione semplicemente perché si tratta di investire più fondi per le borse di studio destinati alle scuole di specializzazione.

Carlà fa segnali di fumo per i medici salentini che si sono appena specializzati: «Chiediamo ai nostri concittadini di dare un contributo alla nostra terra e di mandare i loro curriculum. I bandi per la mobilità non trovano mai un numero adeguato di partecipanti, ma una disponibilità molto limitata con in più una tempistica lunga perché occorre aspettare il nulla osta dalla Asl di appartenenza che raramente è concesso. Dal punto di vista amministrativo comporta tempi lunghissimi che non possiamo contrarre perché quello è l'iter previsto. Abbiamo in cantiere molti concorsi da far partire, per il reclutamento dei dirigenti medici, ma siamo in attesa di capire se il decreto Milleproroghe darà la possibilità agli specializzandi del terzo e quarto anno di partecipare, per noi sarebbe una vera boccata d'ossigeno».

In particolare affanno sono i reparti di Lungodegenza, Geriatria, Medicina, Pneumologia. Per la Lungodegenza e Riabilitazione del Vito Fazzi di Lecce l'Asl è in dirittura d'arrivo. Sono stati reclutati tre medici, ma al momento ne sono arrivati solo due, più sei infermieri e in un prossimo futuro l'organico dovrebbe arricchirsi con esperti in riabilitazione. Lo stesso Carlà spiega: «In prima battuta attiveremo il reparto di Lungodegenza al Fazzi, in via straordinaria e in attesa dell'accreditamento, per far fronte al crescere del numero dei ricoveri che stiamo registrando per il picco influenzale che comporta l'extralocazione».

Non appena saranno disponibili tutti gli specialisti necessari partiranno la Lungodegenza di Gallipoli, Scorrano, Galatina e Casarano. Sempre in tema di potenziamento del personale è stato irrobustito l'organico del pronto soccorso del Fazzi con tre medici per i bianchi e rossi, oltre a sei infermieri che consentiranno di gestire al meglio l'area dell'osservazione breve. «Per quanto riguarda la carenza di specialisti c'è una vera emergenza conclude Carlà perché c'è una forte differenza tra la nostra esigenza e la disponibilità reale. Percorriamo tutte le strade possibili e per questo, nelle more del procedimento amministrativo che accompagna il reclutamento, stiamo addirittura facendo avvisi pubblici sperando che i neo specializzati vogliamo cogliere l'opportunità di lavorare nella nostra Asl». © RIPRODUZIONE RISERVATA