Parla Mazzotta: «La mafia è altrove, farò ricorso: colpito perché davo fastidio»

Mercoledì 4 Dicembre 2019 di Andrea TAFURO
«Ambizioni di politica nazionale, interessi locali e il caso Bcc, hanno attivato la macchina del fango che mi ha tagliato le gambe. La mafia è altrove ed io in questi anni ho subito e sempre denunciato minacce e atti intimidatori. Con questo provvedimento si segna la morte della democrazia». A parlare è Giancarlo Mazzotta, raggiunto telefonicamente in viaggio a Medjugorje, celebre per le apparizioni della Madonna, a poche dal provvedimento di scioglimento dell'assise comunale di Carmiano, in provincia di Lecce, comune di cui è stato sindaco. Si è chiuso così un lungo iter burocratico, che ha portato alla fine anticipata del secondo mandato elettorale del primo cittadino del comune del nord Salento, scelto la prima volta nel 2010 e poi rieletto quattro anni fa con il 70% delle preferenze.

Da poche ore non è più sindaco di Carmiano. Cosa prova?
«Tanta rabbia per un provvedimento assurdo e ingiusto. Provo grande delusione, perché in questa vicenda sono io la vittima di gravi atti intimidatori. Sono amareggiato, ma resto una persona perbene e andrò avanti a testa alta».

Un'esperienza politica la sua, durata quasi 10 anni, in rapida ascesa, ma segnata anche da numerosi gravi fatti di cronaca.
«Un'esperienza kafkiana. Sono sempre stato una persona educata e rispettosa del prossimo. Prima di entrare in politica mi occupavo solo delle mie aziende turistiche e della mia famiglia. Poi la discesa in campo ha creato gelosie, sollevato interessi altrui e tutti i problemi che ne sono derivati».

Si spieghi meglio.
«Eletto sindaco nel 2010, da subito ho dovuto fare i conti con le vicende Palazzo dei Celestini e Lodo spazzatura da oltre 2 milioni di euro. Inoltre, qualche mese dopo, uno strano soggetto mi avvicinò per propormi l'acquisto per le mie attività imprenditoriali di un terreno vincolato sulla litoranea Nardò-Avetrana. Una proposta assurda e fuori legge che andai subito a denunciare ai carabinieri. Credevo che tutto fosse finito li, invece nell'agosto del 2011 sul cancello di casa mi è stata recapitata la testa di un maiale mozzato, con all'interno un bigliettino di minacce che recitava “Lascia stare i santi in paradiso, altrimenti tu e tuo figlio grande morirete”. Come posso essere trattato da carnefice davanti ad evidenze simili, in cui ho contrastato il metodo mafioso? Ho fiducia in chi ha condotto le indagini, ma vorrei finalmente delle risposte per accertare la verità e dimostrare che forse alcuni atti, erano strumentali a questo epilogo».

Al messaggio del maiale sono seguiti altri atti intimidatori, mentre la sua amministrazione cittadina, perdeva pezzi e cambiava volti.
«Altra situazione paradossale è l'impianto biogas che nel 2013 si voleva realizzare nel territorio di Carmiano. Io mi opposi e chiesi la fiducia sulla mia persona per bloccarne la costruzione. La mia scelta portò alla rottura con l'allora assessore, l'ex onorevole di An Achille Villani Miglietta. Contemporaneamente indossai la casacca politica di Ncd al fianco di Angelino Alfano, per intraprendere un nuovo progetto politico nazionale ad ampio respiro. Forse da quel periodo è iniziata la macchina del fango nei miei confronti».

Oltre alla politica che nel 2014 segna il suo passaggio in Forza Italia, un ulteriore step è rappresentato dalla vicenda Bcc con il rinnovo del Cda che videro suo fratello Dino eletto presidente. Cosa è accaduto?
«Fallito il progetto Ncd entrai nel partito di Berlusconi, con mio figlio Paride che dopo pochi mesi divenne coordinatore provinciale. Ma in quel periodo i consigli e i suggerimenti di lasciar perdere erano tanti, forse la nostra affermazione su più livelli stava disturbando e creando invidia».

Poi ritornano gli attentati.
«Tra banca e la quasi certa candidatura in Parlamento, gli interessi nazionali si mischiano con quelli locali e qualcuno ha deciso di alzare il tiro nei miei confronti. Prima una lettera di minacce e poi due bombe molotov lanciate nel cortile di casa. Ma sono tutti fatti che ho denunciato, sperando di ottenere giustizia».

Nonostante continui a professarsi innocente, nel marzo 2018 arriva il rinvio a giudizio per la vicenda Bcc.
«Il colpo per spezzarmi le gambe. L'ennesima polpetta avvelenata, come le storie sul pentito che non ho mai incontrato e non conosco, e il parente, solo per l'anagrafe, affiliato alla Scu. La verità verrà a galla: a giorni saremo in aula con prove certe e circostanziate, sperando che la giustizia faccia il suo corso».

Il resto è attualità con lo scioglimento del Consiglio comunale e il commissariamento per i prossimi 18 mesi.
«È un momento di lutto che vivo, ma vado fiero della mia onestà e del mio operato al servizio della comunità e nel rispetto della legge. I miei cittadini sono gente perbene e mi continuano a sostenere, i pochi che sparano fuochi pirotecnici per festeggiare dimostrano invece povertà umana. Ora è tempo di riflettere, attendiamo le motivazioni del provvedimento, poi faremo appello. La strada è irta, ma la mia coscienza di uomo chiede giustizia. L'amministrazione Mazzotta non è mafiosa».

Si chiude qui la sua carriera politica?
Era già finita, non mi sarei ricandidato. Anche mio figlio Paride lascerà il ruolo in Forza Italia. Si facciano avanti gli altri. Sono orgoglioso di quanto realizzato: ho dato tutto me stesso anteponendo il bene della comunità a quello personale». © RIPRODUZIONE RISERVATA