Mauro Romano, chiesta l'archiviazione dell'inchiesta. La mamma del bambino: «Mio figlio scomparso senza verità. Ora ci rassegniamo al dolore»

Giovedì 29 Aprile 2021 di Attilio PALMA

«È ora di rassegnarsi». Quasi una tragedia nella tragedia. Il dramma della resa che si incunea nel dramma di una scomparsa. Bianca Colaianni, la mamma del piccolo Mauro Romano, sparito misteriosamente il 21 giugno 1977 all'età di 6 anni, commenta così, in maniera lapidaria, la notizia che la Procura di Lecce ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta che contestava a Vittorio Romanelli, ex barbiere di Racale, il sequestro del piccolo.

 

Le parole della mamma


«È giunto il momento di dire basta - aggiunge con la voce ferma, ma delusa - siamo stanchi, la salute viene a mancare. Abbiamo fatto di tutto per poter arrivare alla verità, ma ora dobbiamo rassegnarci. Non avevamo chiesto l'apertura di un'inchiesta nei confronti di Romanelli. Era la posizione di un'altra persona, che ci aveva chiesto dei soldi, quella sulla quale avevamo chiesto fosse fatta luce per arrivare a conoscere la sorte di mio figlio».
Una battaglia condotta per anni ma ora la donna e la sua famiglia hanno deciso di arrendersi davanti ad una sorta di muro che non riescono ad abbattere. Davanti ad una strada della quale non si scorge la fine. Semmai potranno, in fondo al loro cuore, rassegnarsi sul serio e dire addio per sempre a Mauro. «Abbiamo già comunicato - conclude la signora Bianca - al nostro avvocato di fermarsi in maniera definitiva. Basta così».
Il pubblico ministero Simona Rizzo ha ritenuto che gli elementi raccolti nell'inchiesta condotta dalla sua collega Stefania Mininni e i carabinieri del Nucleo investigativo non fossero sufficienti per sostenere questa accusa in giudizio. La decisione è arrivata dopo settimane di ipotesi e speranze che il piccolo fosse ancora vivo e fosse diventato uno sceicco negli Emirati Arabi.

 

La posizione del fratello


Il fratello di Mauro, Toni, assicura però che le ricerche non si fermeranno: «Sembrerà strano - dice l'uomo - ma siamo soddisfatti che sia stato archiviato. Non siamo noi che abbiamo riaperto il caso sui Romanelli, ma è stato il pm a decidere di ampliare le indagini rispetto a ciò che già si era arrivati nel 2012. Sia chiaro che le rivelazioni di Sergio, figlio di Vittorio Romanelli, sul rapimento di Mauro, non sono scritte su di una carta ma scolpite sulla pietra».
Poi, lo stesso fratello critica chi avrebbe dovuto fare luce sulla vicenda già all'epoca: «L'inefficienza e gli sbagli delle istituzioni si sono viste fin dal lontano 1977, e ripetute nel 2010 anche con le responsabilità della società dei testimoni di Geova che hanno espressamente indotto mia madre a non denunciare subito. Troppo tempo è passato e con le inesattezze dei testimoni, con molte bugie provate durante le indagini non si arrivava ad una condanna. Noi tutto questo lo sapevano come anche l'avvocato ha ribadito dall'inizio. E solo un piccolo capitolo - aggiunge lo stesso Toni - che si chiude perché noi non molleremo mai nel cercare Mauro».
La pista araba? Toni Romano si riserva «di fornire spiegazioni in seguito a chi vorrebbe farmi passare per un bugiardo: queste persone si sbagliano di grosso. Le intercettazioni hanno fallito non per incompetenza ma per altre ragioni». Infine, annuncia di voler scrivere un libro che si chiamerà "Le foglie parlano in autunno": «Ho già scritto 400 pagine e l'ho iniziato da 20 anni. Darà non solo vita al mio fratello Mauro ma anche rivelazioni di un mondo alla deriva, di cui qualcuno dovrà pur battersi per la giustizia ingiusta e collusa. Sarà la storia di Mauro, la mia e della mia famiglia».

Ultimo aggiornamento: 13:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA