Mamme divise sull'uso delle chat «Ma i prof si facciano rispettare»

Giovedì 28 Novembre 2019
Serena COSTA
C'è chi è d'accordo con i dirigenti scolastici, chi è rimasto stupito di una simile levata di scudi. Ma anche chi non vuole esprimersi «per timore di ritorsioni» da parte della scuola o, perfino, degli altri genitori.
I padri e le madri degli alunni delle scuole leccesi si sentono chiamati in causa dal j'accuse lanciato dai presidi di ogni ordine e grado. Ma c'è di più. Qualcuno dei genitori parla anche di una legittimazione all'uso di una possibile bomba tecnologica da parte degli stessi prof.
Francesca Delle Foglie, madre di un'alunna del liceo scientifico Banzi, ad esempio, ha preferito uscire dalla chat di classe della figlia già dal secondo anno di liceo: «Si giudicava troppo l'operato degli insegnanti, non rispettandolo, a mio parere. Ma è anche vero che, a volte, sono stati gli stessi docenti a creare questi gruppi whatsapp, per diffondere informazioni di servizio. Con il rischio, però, che i ragazzi si mettessero a tu per tu con il prof. È sicuramente successo in diverse occasioni che i genitori abbiano ingerito nelle attività didattiche, ma ciò è stato permesso anche dalla scuola che ha agevolato l'uso degli smartphone nelle comunicazioni ufficiali: in qualche modo, le madri si sono sentite autorizzate a intervenire e a dire la loro a tutti i costi. Il problema è alla base: la scuola deve ricominciare a fare la scuola, gli insegnanti devono farsi rispettare e alzare il tono della voce, quando necessario, perché i ragazzi stanno perdendo l'uso della buona educazione».
Una posizione condivisa anche da Layla Pati, mamma di uno studente del Banzi: «Purtroppo, a volte i genitori sono la rovina dei propri figli, perché li giustificano in ogni situazione: ora i compiti sono troppi, ora il prof non ha spiegato bene la lezione. Mio figlio non è certo un genio, ma non ha mai avuto di questi problemi: dunque, perché altri ragazzi trovano mille scuse per non fare il proprio dovere? In passato, mi sono dovuta dissociare personalmente con i prof rispetto a quanto scritto nelle chat perché ritenevo certe frasi frutto di ignoranza. Credo, invece, che ci si debba fidare dei docenti, che sono responsabili delle cose belle, quanto di quelle brutte. E anche i maestri devono tornare a farsi rispettare mettendo un freno alle voci di genitori e figli».
Una reazione esagerata, quella dei presidi, per Monia Pasqualini, rappresentante dei genitori al Primo circolo Cesare Battisti: «Sono stupita di questa reazione, perché noi genitori usiamo la chat per aggiornarci sui compiti dei nostri figli, sul lavoro svolto in classe e per organizzare le gite e le uscite da scuola. Nella classe che rappresento non sono mai stati utilizzati toni smodati, né ho saputo di situazioni gravi in altre classi. Certo che tra di noi si parla delle maestre, ma nessuno ha mai usato parole sconvenienti. Tra l'altro, bisogna prendere con le pinze ciò che dicono i bambini e la chat serve proprio per confrontarci tra noi genitori. La considero perciò uno strumento a nostro favore: anche quando ci sono piccoli screzi tra i nostri figli, capiamo chi ha iniziato e affrontiamo la situazione con più chiarezza».
Per Nadia Ricchiuto, rappresentante di classe della media Ascanio Grandi, questa lettera era nell'aria: «La scorsa settimana la dirigente ci ha riunito per parlare anche di questo raccontando di fatti pregressi in cui si è arrivati alla querela per diffamazione. Personalmente, sostengo totalmente l'iniziativa dei dirigenti scolastici: è giusto che abbiano la possibilità di dire cosa pensino e che si difendano». Argomenti delicati, ovviamente. E la stessa rappresentante di classe aggiunge: «Per esperienza diretta, ho assistito a fatti ingigantiti e a toni degenerati da parte di alcune madri, che non capiscono le regole della scuola. I gruppi whatsapp dovrebbero essere un mezzo di confronto, ma ci sono sempre alcuni genitori che vedono le cose a modo loro. Il mio consiglio da rappresentante è di andare sempre a parlare con le persone interessate, senza sollevare polveroni e di non diffondere in chat i problemi personali».
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