Maglie, omicidio per la piazza dello spaccio: confermata la condanna a 19 anni

Il luogo dell'omicidio
Il luogo dell'omicidio
3 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Aprile 2022, 16:34 - Ultimo aggiornamento: 17:04

Confermata in appello la condanna a 19 anni e quattro mesi di reclusione all’autore reo confesso dell’omicidio consumato a Maglie il giorno della Liberazione del 2019. Quell’omicidio che mise in luce un gruppo criminale facente riferimento al clan del boss di Scorrano Giuseppe Amato detto “Padreterno” e che avrebbe voluto prendere il monopolio dello spaccio in una piazza ambita come quella di Maglie.
In quel contesto viene collocato il colpo di pistola alla gola che ammazzò il 25enne Mattia Capocelli, del posto, nella notte fra il 24 ed il 25 aprile di tre anni fa a Maglie. La Corte d'Assise d'Appello di Lecce (presidente Vincenzo Scardia) ha ratificato la sentenza del 9 giugno del 2020  del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Lecce, Marcello Rizzo, che condannò Simone Paiano, 28 anni, di Maglie anche lui, accusato e reo confesso di omicidio volontario, nonché porto e detenzione di arma da sparo: 16 anni, cinque mesi e dieci giorni per l’omicidio, nonché due anni dieci mesi e venti giorni per l’arma, le pene inflitte allora con la riduzione di un terzo previsto dal rito abbreviato.

Il primo grado

La sentenza accolse e corresse in rialzo la richiesta del pubblico ministero della Procura di Lecce, Maria Consolata Moschettini. Il magistrato titolare dell’inchiesta condotta con i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Maglie, aveva suddiviso così il computo della pena: 14 anni ed 8 mesi per l’accusa di omicidio volontario aggravato dai motivi futili ed abietti, ossia la gestione dello spaccio di cocaina sulla piazza di Maglie che avrebbe posto Paiano in contrasto con Mattia Capocelli. Tornato libero il 17 aprile dopo avere scontato una condanna per spaccio, Paiano allora si sarebbe rifiutato di sottostare nella cupola del boss Amato per gestire in proprio la vendita della droga. Inoltre l’accusa aveva chiesto due anni e 60mila euro di multa, per il porto e la detenzione della pistola calibro 6.35 usata per il delitto.

I fiancheggiatori

La sentenza d'appello ha riguardato anche il gruppo che quella notte bloccò Andrea Paiano, per costringere il fratello Simone al confronto con Capocelli (per questo nel movente viene indicata anche la necessità di difendere un familiare). Ed ha previsto una leggera riduzione, la sentenza d'appello:da  un anno, cinque mesi e dieci giorni ad un anno e quattro mesi per le accuse di sequestro di persona e lesioni a Salvatore Maraschio, 28 anni, di Maglie; Marco Cananiello, 24 anni, di Maglie; ed Andrea Marsella, 30 anni, di Maglie. E  per Domenico Tunno, 34 anni, di Maglie, che risponde di favoreggiamento. Immutata la decisione di primo grado per Maraschio, Cananiello e Marsella sul risarcimento di diecimila euro a testa ad Andrea Paiano.

I risarcimenti

Come è stata confermata la condanna per Simone Paiano a risarcire con 300mila euro a testa la madre ed il padre della vittima e con 150mila il fratello. Un milione di euro di risarcimento danni era stati chiesti dall’avvocato Alberto Corvaglia per i genitori di Mattia Capocelli. Cinquecentomila euro per il fratello ed il nipote, la richiesta dell’avvocato Arcangelo Corvaglia. Parte civile anche Andrea Paiano: l’avvocato difensore Dimitri Conte in primo grado aveva invocato la conferma delle condanne chieste dal pubblico ministero per gli imputati accusati di averlo sequestrato, picchiato ed anche ferito alla testa a colpi di machete, come rilevò la perizia del medico legale Ermenegildo Colosimo. Ottantamila euro, la richiesta di risarcimento. A difendere gli imputati, gli avvocati Dimitri Conte, Amilcare Tana, Vincenzo e Mario Blandolino, Giuseppe Presicce, Simone Viva e Antonio Candido. Ad assistere la famiglia Capocelli, gli avvocati Arcangelo ed Alberto Corvaglia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA