Madonnaro ucciso: una sola udienza poi arriverà la sentenza per l'omicida reoconfesso

Madonnaro ucciso: una sola udienza poi arriverà la sentenza per l'omicida reoconfesso
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Mercoledì 5 Ottobre 2022, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 08:30

Ha scelto la strada più breve per chiudere i conti con la giustizia, l'uomo accusato e reoconfesso dell'omicidio del madonnaro Leonardo Vitale, 69 anni, di Oria, ucciso la notte del 4 ottobre dell'anno scorso a Lecce. Mamadou Lamin, 23 anni, senegalese, sarà giudicato con il rito abbreviato il 25 gennaio dell'anno prossimo davanti al giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Lecce, Marcello Rizzo.

Omicidio preterintenzionale


Omicidio preterintenzionale e rapina aggravata, le ipotesi di reato contestate dall'inchiesta del pubblico ministero Giorgia Villa e dei poliziotti della Squadra mobile della questura di Lecce. Con le aggravanti dell'orario notturno, dell'età della vittima e di avere seguita per trovare il momento più opportuno per aggredirla. Preterintenzionale perché - come ha sostenuto l'imputato ed alla luce di quanto hanno mostrato i filmati degli impianti di videosorveglianza di via Don Bosco, nei pressi della stazione ferroviaria - Vitale fu aggredito per essere rapinato del trolley dove teneva un sacchetto con una 40ina di euro in spiccioli. Lamin lo uccise ma non era questa la sua intenzione.

Caso risolto grazie ai filmati delle telecamere


Furono quei filmati acquisiti dagli investigatori a risolvere un caso che un anno fa aveva scosso la città di Lecce che aveva accolto Vitale e i suoi disegni di madonne e santi nellevie pedonali. Fra via Trinchese e viale XXV Luglio, la sua location e proprio qui i primi filmati lo mostrarono seguito da un ragazzo con una felpa bicolore con bande più chiare sulle spalle, pantaloni scuri, sandali, in spalla uno zaino grigio con profili rosso-arancio e l'inconfondibile taglio di capelli stile mohicano.
Lamin lo seguiva dopo averlo notato in un Kebabb pagare la consumazione con il denaro preso da un sacchetto colmo di monetine e poi riposto nel trolley dove aveva i colori e tutto il necessario per le sue opere da strada. Le telecamere li ripresero ancora uno dietro l'altro lungo la strada che giunge alla stazione ferroviaria, viale Oronzo Quarta e poi ancora nell'ultima traversa a destra, in via Don Bosco con Lamn che fugge con il trolley di Vitale. Poco più avanti l'imputato rubò una bicicletta da un condominio e si allontanò.

La confessione


«No, non volevo fargli male, non volevo ucciderlo», la sua confessione. «Volevo solo i suoi soldi. Gli ho strappato di mano il trolley, è caduto ed ha battuto la testa». L'inchiesta ha accertato che quell'aggressione causò a Vitale una ferita lacerocontusa dietro la testa ed un vasto ematoma allo zigomo sinistro. In ospedale gli venne riscontrata anche una emorragia celebrale massiva che poi causò il decesso.
L'imputato è difeso dall'avvocato Alessandro Stomeo, la famiglia di Vitale si è affidata all'avvocato Cosimo Pesce.

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