Lecce, vaccino anti-Covid a chi non ne ha il diritto? Indagini in corso

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Maddalena MANGIÒ

Riflettori accesi su chi ha dribblato la fila per farsi somministrare il vaccino anti Covid. In più c'è il giallo di un flacone da sei dosi che manca all'appello. È accaduto nel centro vaccinazioni del distretto socio sanitario di Lecce, ma pare che la direzione generale della Asl non sia stata messa ancora al corrente. Intanto chiede chiarimenti il nucleo di controllo dei vaccini anti Covid. Va detto che il controllo sulle dosi è strettissimo e ogni evento che porti alla distruzione o all'assenza di flaconi deve essere verbalizzato con le circostanze dell'avvenimento motivate puntualmente. Sono già partite le richieste di chiarimenti e si tratta ora di capire come si evolverà la situazione.
Per quanto riguarda il taglia coda, invece, anche la Asl di Lecce fa i conti con un fenomeno che a livello nazionale conta migliaia di persone che non rientrano né fra gli ospiti delle Rsa, né fra il personale sanitario e socio-sanitario, né fra gli over 80. Su 1.282.184 dosi somministrate (il 63 per cento utilizzate per vaccinare donne e il 37 per cento per gli uomini), il 60.6 per cento ha coperto gli operatori sanitari e socio sanitari, l'8.3 per cento gli ospiti delle Rsa, lo 0.8 per cento gli over 80 e il 30.3 per cento gli operatori non sanitari.
In sintesi 1 su 3 non rientra nelle categorie che hanno diritto alla priorità. Le varie indagini in corso a livello nazionale puntano a capire quante persone sono state vaccinate con corsia preferenziale senza aver diritto a una priorità e quante sono riconducibili a personale dipendente delle Asl, ma non in prima linea come può essere il caso dei cuochi o degli amministrativi.
Per quanto riguarda il fenomeno che si è verificato nella Asl di Lecce si tratterebbe della seconda fattispecie, ossia di personale amministrativo chiamato alla somministrazione in quanto non si erano presentati tutti i soggetti che dovevano essere vaccinati. In pratica sarebbe partita la chiamata a caso per non sprecare le dosi (una volta portato il vaccino a temperatura utile alla somministrazione non può essere conservato a lungo), una volta che i medici somministratori si sono ritrovati con meno fruitori del previsto. Questo in teoria, poi tutto è da verificare.
Intanto ai distretti socio sanitari della Asl di Lecce è pervenuta la richiesta di chiarimenti da parte del nucleo di controllo dei vaccini anti Covid. Il dettaglio richiesto riguarda il numero di persone vaccinate che non rientrano nelle categorie degli operatori sanitari e socio sanitari e la ragione della loro vaccinazione. In tempo di coperta corta (le dosi del vaccino anti Covid sono merce rara, stante le difficoltà di fornitura che sta incontrando la Pfizer, produttrice del vaccino anti Covid al momento somministrato in Italia) è caccia ai furbi visto che si tratta di una campagna vaccinale in cui si protegge la popolazione a partire dai più fragili e da chi è in prima linea.
Sino a ieri pomeriggio la Puglia ha somministrato il 73.3 per cento delle dosi consegnate: 68.448 vaccinati su 93.325 dosi consegnate. La differenza riguarda una scorta che le Asl mantengono per garantire la possibilità di somministrazione della seconda dose. Ma il fiato sospeso è tutto per la consegna dei vaccini che, se non dovessero rispettare le tabelle di marcia, rischieranno di mandare in tilt il piano vaccinale sull'immunizzazione della popolazione.
La doccia fredda è già arrivata perché la settimana prossima l'Italia avrà il 20 per cento in meno delle dosi programmate del vaccino della Pfizer. Lo stesso commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, ha confermato il taglio annunciato alle Regioni nonostante Pfizer abbia garantito all'Unione europea che dalla prossima settimana le consegne torneranno «al 100% delle dosi previste settimanalmente».
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Ultimo aggiornamento: 11:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA