Lidl, maxi rischiesta di risarcimento al Comune: «Vogliono da tre a nove milioni di euro»

Lidl, maxi rischiesta di risarcimento al Comune: «Vogliono da tre a nove milioni di euro»
di Stefania DE CESARE
5 Minuti di Lettura
Martedì 12 Aprile 2022, 22:41 - Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 21:39

Il rischio c’è ed è concreto. Un maxi risarcimento da un minimo di 3 milioni a un massimo di 9 milioni di euro. Una «minaccia finanziaria che pende sulla nostra testa». È così che il sindaco Carlo Salvemini ha definito la vicenda intorno al caso Lidl che vede protagonisti il Comune di Lecce e il colosso tedesco della grande distribuzione organizzata, proprietario del discount di viale della Libertà, chiuso dal 2019 a causa di autorizzazioni edilizie non in regola. 

La commissione

La questione è stata affrontata ieri in commissione congiunta Attività produttive e Urbanistica, a cui ha preso parte il primo cittadino che ha aggiornato i consiglieri sui risvolti di una storia ormai nota. La vicenda ha inizio con il ricorso presentato dalla società Discoverde, a capo di una serie di supermercati, contro la decisione del Comune (anno 2015, giunta bis di Paolo Perrone) di vendere i suoli alla società tedesca: l’allora dirigente del settore Gino Maniglio firmò un parere di compatibilità tra gli strumenti urbanistici vigenti e la destinazione commerciale che, però, non ha retto alla verifica in sede di giustizia amministrativa. A seguito di alcune sentenze (la prima nel 2019), l’amministrazione Salvemini ha dovuto prima annullare in autotutela il titolo edilizio della Lidl e, in un secondo momento, dando seguito alla pronuncia del Consiglio di Stato, notificare alla stessa società una ordinanza di demolizione dell’immobile del quartiere Stadio. 

Lecce, dopo Lidl a rischio chiusura altri sei market

Il nodo


Ed è da qui che si apre il capitolo più doloroso per il Comune che potrebbe essere costretto a risarcire la società tedesca, che ha sempre dichiarato di aver proceduto sulla base di una autorizzazione comunale. «Lo scenario plausibile è il seguente – ha spiegato il primo cittadino -: il giudice civile con ogni probabilità determinerà la risoluzione automatica del contratto di compravendita del terreno, per effetto del quale dovrebbe essere restituito al Comune ma che innescherebbe la rifondazione dell’importo all’epoca versato dalla società per acquisire il terreno. Parliamo di circa 3 milioni di euro, ai quali si aggiungono il valore del manufatto per come realizzato, e il lucro cessante, ovvero le perdite economiche che Lidl sostiene di aver subito per effetto del provvedimento di sospensione dell’attività. In sede civile le richieste ammontano a un tetto massimo di 9 milioni di euro». 
Cifre da capogiro, difficili da sostenere soprattutto per Palazzo Carafa alle prese con problemi di bilancio. In questi anni l’amministrazione Salvemini ha dialogato più volte con Lidl (che nel frattempo ha presentato 6 ricorsi per l’annullamento dei titoli edilizi di 6 supermarket della città, realizzati su terreni destinati alla fruizione pubblica) per sciogliere i nodi senza però individuare un’alternativa. 

Le parole del sindaco

«Due settimane fa – ha spiegato il sindaco – la Lidl ha proposto al Comune la cessione del terreno e del manufatto, chiedendo in compensazione la disponibilità di un’area di pari estensione per avviare una nuova attività. Abbiamo verificato la percorribilità della proposta, avendo come obiettivo quello di disinnescare la minaccia finanziaria che pende sulla nostra testa, ma non abbiamo terreni di 10mila metri quadrati con destinazione commerciale in area urbana». 
Ma c’è un’altra strada che il Comune potrebbe valutare ovvero procedere con «una variante puntuale sull’area, con le motivazioni dell’interesse pubblico, che però ci pone in una condizione di soppesare le conseguenze rispetto alla ricorrente. Agiremo con prudenza».
La partita, infatti, si gioca a tre con Lidl, Comune e Discoverde che, in caso di adozione della variante, potrebbe avanzare pretese risarcitorie. Le parole del sindaco hanno messo in allarme i consiglieri. «Mi auguro che finisca bene perché non è mia intenzione soprassedere sulle responsabilità» ha sottolineato la presidente di commissione Urbanistica Paola Povero in riferimento al parere del dirigente Maniglio. 
Durante la seduta il consigliere di opposizione Gianpaolo Scorrano ha suggerito di procedere con l’acquisizione di nuove aree per poi adottare una variante: «Voglio chiudere l’operazione a costo zero – ha concluso il sindaco -. Il mio obiettivo è evitare di investire denaro pubblico».

© RIPRODUZIONE RISERVATA