Lenzuola pronte, niente medici Nei reparti inutilizzati 80 posti

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Maddalena MONGIÒ
I reparti sono attrezzati e pronti ad accogliere i pazienti, ma non ci sono i medici. Ottanta posti letto da destinare a Lungodegenza e Riabilitazione che risolverebbero molti dei problemi che oggi mettono in ginocchio gli ospedali salentini, in particolare nei momenti di iperafflusso come avviene in questi giorni con i pronto soccorsi, specie quello del Vito Fazzi di Lecce, alle prese con il picco influenzale. È il paradosso frutto delle scelte figlie della logica dei numeri che ha messo una stretta così forte da contrarre in maniera grave gli organici e l'accesso alle scuole di specializzazione. Il risultato è la macroscopica e vistosa carenza di specialisti. Così il Fazzi è in attesa dei 20 posti letto per la Lungodenza/Riabilitazione, collegata al reparto di Medicina, che probabilmente si riusciranno ad attivare dalla prossima settimana se i tre specialisti che hanno dato la disponibilità prenderanno effettivamente servizio. Con loro ci saranno anche sei infermieri. Ma rimane in alto mare la prospettiva per Lungodegenza/Riabilitazione a Galatina, Scorrano, Casarano, Gallipoli. La ricerca degli specialisti, per la Asl salentina ma il problema è nazionale è un autentico risiko con poche disponibilità date e nessun nulla osta concesso dalle Asl di appartenenza: chi ha gli specialisti se li tiene stretti. In totale, negli ospedali salentini, mancano all'appello 150 posti letto, 96 dei quali sono da attivare per la Lungodegenza. Si tratta di attivazioni previste nel Piano di riordino e mai attivate proprio per la difficoltà di reperire gli specialisti. La ricerca è pressante, ma il meccanismo è da gatto che si morde la coda. Prima di bandire i concorsi viene fatta la mobilità (procedura che consente il trasferimento di personale tra le Asl o dalle Aziende ospedaliere), partecipano in pochi, i rari specialisti disposti a venire nel Salento non ottengono il nulla osta, ma intanto passano i mesi. Una volta che la procedura di mobilità si conclude si passa al bando di concorso e qui è un'altra giostra. Dopo la pubblicazione del bando, chiusi i termini per la presentazione delle candidature, bisogna nominare le commissioni d'esame. La norma prevede che il sorteggio sia da un albo nazionale e le rinunce sono la norma non essendo di nessun interesse, per un professionista, spostarsi da lontano per un incarico da esaminatore. Quindi? Si procede di sorteggio in sorteggio aspettando che capiti un esaminatore di una regione confinante che possa accettare. Astrusità delle norme dettate dall'esigenza dichiarata di stroncare fenomeni di corruzione o alterazione del risultato privilegiando l'amico dell'amico, ma in questo modo si mettono in moto delle autentiche gabbie dalle quali è difficile uscire e che allungano i tempi si espletamento dei concorsi. Per questo la Asl ha dato impulso agli avvisi per incarichi a tempo determinato proprio per mettere una toppa, sino all'appello esplicito del direttore sanitario della Asl di Lecce, Roberto Carlà, rivolto ai neo specialisti: «Vi siete specializzati? Ora tornate nel Salento». Giorni impegnativi, dunque, con l'ormai conclamato picco influenzale che porta in ospedale tanti pazienti fragili per l'età e o la presenza di malattie croniche. Come ogni anno, nei periodi in cui cresce la domanda di ricovero (gennaio-febbraio per l'influenza, l'estate per i malesseri o incidenti collegati alla vita all'aria aperta) gli ospedali vanno in sofferenza. La novità di quest'anno è che l'attività legata ai ricoveri programmati non è stata stoppata, come è accaduto in passato. Rollo dopo un monitoraggio dei ricoveri negli ospedali ha constatato che la maggiore sofferenza si registra al Fazzi, mentre negli ospedali periferici (che pure viaggiano sul tutto pieno) c'è ancora spazio per accogliere. In più Carlà sta monitorando giorno per giorno la situazione degli ospedali di comunità di Nardò, Campi salentina, San Cesario per la riabilitazione cardiologica che hanno mediamente 4 posti letto a testa, giornalmente, per alleggerire la pressione negli ospedali per acuti.
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