Pnrr, la sfida dell'Ateneo salentino: otto progetti a caccia di 206 milioni di euro

Giovedì 13 Gennaio 2022

Sono 206 i milioni di euro a disposizione dell’Università del Salento per la nascita di “Ecosistemi di innovazione”. Sono infatti otto i progetti dell’Ateneo salentino che hanno superato la prima fase del bando da 350 milioni con i fondi Pnrr messo a disposizione dal Ministero per il Sud e la Coesione territoriale e che adesso aspettano di essere ammessi alla procedura negoziale in scadenza il prossimo 25 febbraio in cui  dovrà essere descritto, assieme alla documentazione richiesta, il dettaglio completo dell’intervento per il quale si chiede il finanziamento. 

 


Si tratta del numero più cospicuo in Puglia, per un totale di 40 proposte, di cui altre otto del Politecnico di Bari, in veste di capofila, e solo cinque dell’Università di Bari. I progetti (per un totale di 206.630.977 euro) puntano a creare ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno, cioè luoghi di contaminazione e collaborazione tra università, centri di ricerca, settore privato, società civile e istituzioni rivolti allo sviluppo di idee e soluzioni innovative. 

I progetti

E l’UniSalento ha voluto spaziare nelle aree di eccellenza: tre i finanziamenti per il Salento Health Belt, il primo per il Center for advanced bioimaging (33 milioni di euro), il secondo per il centro traslazionale per la medicina di precisione in ambito cardiologico e neurologico (19 milioni e 263.250 euro) e il terzo per il centro di traslazione clinica sperimentale ed avanzata (28 milioni e 869 euro). Saranno 12 milioni che saranno utilizzati per l’Oeno Vation 34 milioni per la Re.S.A.Li.O., cioè il Remote Sensing Active Uason Office oltre 15 milioni di euro per il centro di ricerche per la pesca e l’acquacultura di Acquatina e circa 14 milioni per l’hub dei talenti, cioè l’acronimo di “T.essile AL.imentare E.cosistema N.uove T.ecnologie I.mpresa”.

La fetta più grossa

Il finanziamento più consistente, 50 milioni di euro arriverà per l’euro-mediterranean center for the development of sustainable cultural heritage systems. Il bando, come detto, è finanziato dal Fondo complementare al Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza con 350 milioni di euro (suddivisi in 70 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026), interamente riservati a contesti urbani marginalizzati delle regioni meridionali. La particolarità di questo investimento, infatti, risiede proprio nel voler promuovere progetti che tengano insieme il valore innovativo e la riqualificazione e rifunzionalizzazione dei siti nei quali saranno realizzati.

I siti

Ex aree industriali, edifici storici, fabbricati senza una specifica funzione potranno trasformarsi in luoghi di ricerca e sperimentazione dove impresa, università e amministrazioni lavorano insieme. In questo modo, sarà possibile ottenere per il territorio benefici sia economici che sociali (attrazione e contrasto alla migrazione di capitale umano altamente qualificato, coinvolgimento dei giovani, formazione dei lavoratori residenti nell’area, promozione delle pari opportunità di genere e generazionali, nonché l’inclusione professionale delle persone con disabilità). La durata massima dei progetti non può superare i 36 mesi e l’ammontare dell’investimento può variare tra i 10 milioni e i 90 milioni di euro, che potranno essere coperti anche totalmente dal finanziamento statale. I costi ammissibili riguardano: fabbricati e terreni che ospiteranno il progetto, comprese le spese di recupero, ristrutturazione, riqualificazione e ampliamento degli immobili (ma non la manutenzione ordinaria); macchinari, strumenti e attrezzature, con i collegati diritti di brevetto, licenze o altre forme di proprietà intellettuale. Nella seconda fase dovrà essere coerente con l’idea progettuale giudicata idonea in precedenza: durante lo svolgimento della procedura negoziata, anche su richiesta della Commissione di valutazione, sarà comunque possibile rettificare in diminuzione il costo complessivo del progetto, con specifiche motivazioni.

 

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