Lecce, niente top, minigonne o pantaloncini in classe. La circolare della preside: «Rispetto per l'istituzione»

Sabato 21 Maggio 2022 di Roberta GRASSI

La moda la fa Tik tok. Tra “crop top”, pance scoperte, e monospalla. Pantaloncini di jeans molto molto corti, i ragazzi vanno in giro così. E fin qui nulla da obiettare. «Non a scuola, però» tuonano i docenti e i dirigenti alle prese con un tentativo strenuo di ricordare il valore dell’istituzione e l’importanza di frequentarla con un dress code consono. 
L’ultima delle iniziative, che segue molte altre assunte caso per caso anche in altri istituti, porta la firma della preside del liceo scientifico “Banzi” di Lecce, Antonella Manca che, per ricordare la necessità di osservare minime regole di “continenza”, ha scritto una comunicazione che ha inviato a studenti e docenti. E che coinvolge anche i genitori. 


La lettera

Oggetto: «Abbigliamento decoroso a scuola». Più nel dettaglio: «Si rammenta al personale della scuola - è scritto - agli studenti e ai genitori, che la scuola è un ambiente educativo, nonché un luogo istituzionale che merita adeguato rispetto e ciò implica che ciascuno lo frequenti con un abbigliamento sobrio e decoroso, consono all’ambiente scolastico». 
L’estate, arrivata all’improvviso, ha evidentemente fatto scoppiare il caso. Più degli anni precedenti, colpa della tendenza che assottiglia sempre di più i capi. Entrando in un negozio per teenager è difficile riuscire a trovare una t-shirt che giunga più giù dell’ombelico. Il resto è un trionfo di short, abitini e bretelline. 
Nulla da dire sul gusto e su ciò che è fashion, secondo la dirigente. Ma fuori dall’aula e dagli istituti scolastici: «Nell’ovvia considerazione - prosegue - che i concetti di decoro e sobrietà sono suscettibili di inevitabile varietà interpretativa e senza voler limitare la libertà individuale, invitiamo a non indossare, per motivi di decoro e rispetto dell’istituzione scolastica, abiti che evochino tenute estive o anche balneari, del tutto fuori posto in un contesto scolastico, come stabilito nel regolamento d’istituto». La nota è il frutto di condivisione con il corpo docente. E, viene sottolineato, non deriva da un atteggiamento “bacchettone”. 
«L’appello è rivolto a tutti, ragazzi e ragazze. Non è solo questione di magliettine, anche i bermuda sono inammissibili a scuola» spiega la preside. «Al di fuori dell’ambiente, in altri contesti, si può fare ciò che si vuole. Il discorso, a scuola, è diverso. Io per prima, non indosserei mai gli stessi abiti di una festa», prosegue. 

L'obiettivo

Nessun limite, insomma, quando si tratta di estro e creatività: capelli colorati, stile dark, punk. Piercing e simili. L’intento non è quello di porre un freno alla personalità o alla ricerca di una identità, tipica degli adolescenti, anche attraverso il modo di abbigliarsi: «Nessuno di noi si permetterebbe mai di esprimere valutazioni. Anzi, ritengo che ci siano espressioni della creatività che per quanto singolari, sono certamente apprezzabili» va avanti la preside. 
«Ritengo però - conclude - e i docenti condividono, che la scuola abbia un compito formativo e che anche il senso dell’opportunità nel contesto in cui ci si trova, sia un valore. I nostri ragazzi dovranno affrontare esami, colloqui, e poi anche recarsi sul luogo di lavoro. È solo una questione di rispetto istituzionale, niente di più». La scelta di inviare a tutti una nota è stata assunta per evitare personalizzazioni. Nessun dito puntato, solo un monito condiviso. E anche, come accade di solito in questi casi, un po’ discusso. 

Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 11:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA