In 500 senza vaccino, ma le porte delle scuole restano aperte (per ora)

In 500 senza vaccino, ma le porte delle scuole restano aperte (per ora)
Le porte delle scuole dell’infanzia non sono state chiuse ai bambini salentini non vaccinati. Sono 500 i non vaccinati salentini nella fascia d’età compresa tra 0 e 16 anni (in Puglia sono 5mila e a livello nazionale 30mila, ma il ministero della Salute non ha ancora pubblicato i dati ufficiali), tra questi gli incolpevoli che saranno vaccinati in una data successiva al 10 marzo per esigenze organizzative della Asl di Lecce; chi non può essere vaccinato per ragioni di salute e a chiudere i figli degli irriducibili che non vogliono sentir parlare di vaccini. 
La campagna ha comunque funzionato: sull’esavalente la copertura era già alta (94 per cento) e ora tocca il 95 per cento al pari di quella del morbillo che ha avuto un balzo di 15 punti percentuali passando dall’80 al 95 per cento di copertura, soglia in cui si raggiunge la cosiddetta immunità di gregge. Intanto la Regione proprio in questi giorni sta testando il sistema informatico che permetterà di incrociare i dati ricevuti dalle scuole con l’anagrafe vaccinale.
Tutto qui lo scenario dopo l’archiviazione del fatidico 10 marzo, termine ultimo fissato dalla legge sulla vaccinazione obbligatoria numero 117 del 31 luglio 2017 con una linea morbida inattesa, visto che la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha sempre mantenuto il massimo rigore sul rispetto della norma che prevede, per i piccoli da zero a sei anni, il divieto di frequenza in assenza delle vaccinazioni obbligatorie. Lo ha fatto anche di recente, con una nota dello scorso 3 febbraio indirizzata al presidente dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Antonio De Caro, per rispondere al quesito posto, ossia la possibilità di concludere l’anno scolastico in corso per i bimbi che il 10 marzo fossero risultati non vaccinati. La ministra ha precisato che ai bambini non vaccinati e privi di appuntamento della Asl per la somministrazione dei 10 vaccini obbligatori «dopo il 10 marzo sarà precluso l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia».
 
Per ora non è accaduto nulla e il direttore dell’Ufficio di Igiene pubblica della Asl Area Nord, Alberto Fedele, sottolinea: «Ci sono ancora casi di genitori che si ostinano a non voler vaccinare i loro figli, ma sono una sparuta minoranza. La legge parla chiaro, ma se consegneranno la documentazione nel giro di un paio di giorni andrà ugualmente bene. Poi spetta ai dirigenti scolastici agire secondo quanto prevede la legge. In ogni caso è importante che si sia raggiunta l’immunità di gregge sia per l’esavalente che per il morbillo dove eravamo solo all’80 per cento. In questi giorni la Regione sta testando il sistema informatico e dal 12 marzo le scuole dovranno inviare la documentazione per l’incrocio dei dati. C’è stato il tentativo di intimidire i dirigenti scolastici proprio sull’invio dei dati alla Regione invocando la legge sulla privacy, ma è un falso problema».
Segnalano calma piatta anche i sindacati della scuola da Arturo Gaetani della Uil scuola a Gianna Guido Cisl scuola, a Maria Rosaria Valentino dello Snals che sintetizza: «Non registriamo problemi. I nostri interlocutori non sono le famiglie e quindi non possiamo conoscere eventuali disagi, ma i dirigenti non ci segnalano nulla. Per i bambini non vaccinati credo che ci sarà un monitoraggio e alla fine se ne farà carico la Regione. Non abbiamo rilevato l’intenzione dei dirigenti ad applicare rigidamente la norma stante tutte le polemiche. Stanno aspettando anche il cambio di governo per eventuali sanatorie».
Per chi manca all’appello si parla di flessibilità nell’accogliere la documentazione anche tra domani e dopodomani, ma – a quanto pare – non manca l’attesa su quelle che potranno essere le mosse sul tema da parte di un governo a trazione pentastellata o leghista. Inutile dire che le dichiarazioni sull’obbligo vaccinale, fatte in campagna elettorale da Salvini e Di Maio, hanno allargato il cuore di chi non vuol vaccinare i propri figli visto che i due aspiranti premier hanno parlato della necessità di consigliare e non obbligare. In questo scenario incerto, non nuovo nel panorama italiano, meglio aspettare gli sviluppi. Questa la filosofia che si sta facendo strada. Il punto fermo? Le scuole non hanno alzato un muro. Almeno per ora.
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Domenica 11 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:42